Sali, c’è un Vino da Assaggiare

Suona il telefono, è Giovanni Arcari, mi dice che devo salire da lui, c’è un vino da assaggiare, assolutamente da assaggiare. Ho poco tempo, a breve devo ...

Suona il telefono, è Giovanni Arcari, mi dice che devo salire da lui, c’è un vino da assaggiare, assolutamente da assaggiare. Ho poco tempo, a breve devo uscire a cena, ma lo stesso corro a vedere di cosa si tratta… ovvio

A bottiglia coperta e senza aggiungere altro mi versa un bianco fermo dal colore giallo dorato non troppo carico ma vivo, brillante. Non mi svela nulla su uve, territorio o produttore e non si tratta di uno sterile gioco per indovinare chissà cosa, semplicemente devo esprimere un primo parere senza sapere cosa ho nel bicchiere, con un approccio nudo e crudo al vino, primo passo verso quella comprensione guidata dalla curiosità.

Al naso a bicchiere fermo il vino è chiuso, ridotto. Ha bisogno di tempo e ossigeno e noi non dobbiamo avere fretta, che il vino è tempo lo abbiamo ben presente. Lo assaggio subito in ogni caso, per curiosità e per vedere se e come cambia aspettando pazientemente un’evoluzione che mi aspetto. In bocca è armonico, si muove bene, grazie anche a una struttura acidica davvero notevole, una bella grassezza, una persistenza fuori dal comune. Solo una piccola nota in bocca mi lascia un attimo perplesso, ma vengo subito ammonito da Giovanni: “Fermo, quello che senti non è tappo!”

Ok, non è tappo! Muovo il vino nel bicchiere, lo ossigeno, do il tempo al tempo di svolgere il suo lavoro e, dopo poco, quella sensazione si affievolisce fino a scomparire del tutto.

Il vino si mostra adesso per quello che è, un gran bel vino, a cui non manca nulla. Estremamente piacevole, elegante. Ma ancora un dato mi manca, che vino è e, soprattutto, di che anno è? Scopro finalmente che si tratta di un vino da tavola di una storica e rinomata cantina friulana, Livon. Quando vengo infine a sapere che si tratta di un 1988 ho la conferma che quello che mi trovo nel bicchiere non è solo un gran bel vino ma un vino fuori dall’ordinario, sorprendentemente vivo, elegante, presente a se stesso e a noi che lo beviamo con gusto, mai stanchi.

Entrare ora nel merito del come e del perché il vino si è conservato negli anni in questa invidiabile maniera, a parte un accenno alla qualità indiscussa del tappo utilizzato, sarebbe argomento complesso e delicato. Mi limito perciò a chiudere ringraziando Giovanni per aver condiviso con me questa bottiglia, ripromettendomi di ripagarlo in barrette di cioccolata al latte catapultate alla sua finestra ogni volta che gli prendono botte di dolcezza chimica.

Marco Andreani
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  1. Condividere questo vino con te è stata la scelta giusta! E adesso lanciami un ritter! :-)

  2. Caro Marco,

    grazie davvero a te e a Giovanni per questa splendida testimonianza.
    Oltre a essermi goduto il racconto sviluppato in modo impareggiabile, mi riempie di soddisfazione sapere che un nostro vino bianco è stato capace di regalarvi emozioni dopo ben 24 anni di invecchiamento.

    Valneo Livon

  3. [Author]

    Grazie a te Valneo per essere intervenuto, il vino era davvero straordinario

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