Tutto per Amore di Catherine Dunne

Catherine Dunne ci insegna che quando una donna di carattere prende una decisione importante, nulla può farle cambiare idea o sbarrare la sua ...

Catherine Dunne ci insegna che quando una donna di carattere prende una decisione importante, nulla può farle cambiare idea o sbarrare la sua strada

Un romanzo molto piacevole che si lascia leggere con immedesimazione e un certo pathos, una scrittura semplice ma efficace, capace di creare un bel senso di intimità tra il lettore e i personaggi ben delineati. Con Tutto per Amore, solita furba traduzione italiana dell’originale Missing Julia, la scrittrice irlandese Catherine Dunne ci racconta una storia di donne e amore, con una protagonista simbolo di una femminilità ammirevole e determinata, splendente perché libera e davvero immaginabile perché autentica.

Julia è una donna con un passato decisamente articolato e un recentissimo trascorso che vuole lasciarsi alle spalle, mentre il suo presente è rappresentato da un cammino che ha deciso di intraprendere lontano da quella che è la sua vita “normale”, lasciando l’Irlanda per un altrove che spera possa aiutare lei e le persone che fanno parte dei suoi affetti a proteggersi da un segreto ingombrante e a ritrovare una dimensione protetta e con una reale prospettiva futura. Dottoressa dalla spiccata empatia verso i propri pazienti, Julia viene presentata a noi lettori già vedova e con una figlia difficile e distante, che ritrova dopo anni una felicità ferma e concreta insieme a William, uomo sensibile e scrittore di talento che non desidera altro che dimostrarle tutto il suo amore.

Per un episodio che scopriremo proseguendo nella lettura, un giorno Julia scompare, abbandonando tutto e tutti e lasciando solo un piccolo indizio per William, segno del fatto che, almeno da lui, vuole essere ritrovata. Ecco che inizia il viaggio di William per riprendersi Julia, inizialmente inconsapevole delle dinamiche che l’hanno spinta a fuggire, ma sempre convinto che vi sia una qualche spiegazione capace di comprendere un futuro che li veda ancora insieme.

Catherine Dunne, soprattutto attraverso Julia, sottolinea la grande differenza che passa tra dolori “ordinari” e dolori “straordinari” che la vita può riservare ad ognuno di noi. Tutti abbiamo sofferto per la perdita di una persona cara, per una sconfitta personale, per una o cento delusioni d’amore, per il lento rilassamento di un’amicizia un tempo salda. Non a tutti però è dato, fortunatamente, di incontrare in una vita quei dolori che sconfinano dalla natura minima dell’esistenza e che possono portarci di fronte ad un vero e proprio abisso, pericoloso perché ignoro, buio e apparentemente senza fondo.

Il grande poeta e scrittore di Praga, Rainer Maria Rilke, a tal proposito direbbe che “sappiamo poco, ma che dobbiamo attenerci al difficile è una certezza che non ci deve abbandonare” e che “è questo in fondo l’unico coraggio che si richieda a noi: essere coraggiosi verso quanto di più strano, prodigioso e inesplicabile ci possa accadere”.

Julia, con forza, coscienza e determinazione affronta la sfida che la vita le ha presentato, passando dalla propria unica umanità, perfettamente consapevole dei rischi ai quali va incontro, come della bontà delle proprie scelte.

Non posso però non avvertire alcune note stonate nella narrazione di Catherine Dunne, una sottile tendenza all’estremizzazione di certe situazioni e di alcuni aspetti legati all’animo dei personaggi, spesso forse troppo perfetti, troppo intelligenti, troppo sensibili, pericolosamente vicini al confine che separa la realtà, con in suoi colori sfumati e a volte confusi, dalla fiaba ben tratteggiata e dagli abbaglianti colori pastello.

Marco Andreani