Franciacorta, un caso nazionale
venerdì, 26 giugno 2009Luci e ombre di un Vino che è anche un Metodo e anche un Territorio. Ma quanto è Tradizione e quanto Marketing? Una piccola provocazione per vini d’eccellenza

La qualità dei vini Franciacorta, prodotti in Franciacorta, è innegabile. Una qualità diffusa e sapientemente indirizzata dal Consorzio di Tutela, che ha saputo far crescere un prodotto e il suo territorio come poche volte si è riusciti a fare.
Dicendo Franciacorta non diciamo bollicine, non diciamo spumante, non diciamo talento, non diciamo nemmeno metodo classico, ma solo ed esclusivamente Franciacorta. Affermazione desiderata, cercata con coraggio e caparbietà, finalmente raggiunta a livello normativo ormai da qualche tempo.
Il 2008 è stata un’annata positiva per il Franciacorta. un’annata che ha visto anche l’aggiornamento del disciplinare di produzione, con regole più severe in termini di tempo minimo di affinamento sui lieviti e di rese in vigna. Il risultato è il disciplinare di produzione di un metodo classico più severo e restrittivo al mondo, più dello Champagne e del Cava, i maggiori concorrenti sul mercato mondiale delle bollicine d’eccellenza.
In tutto questo lavoro lodevole, volontà da premiare e giustamente riconosciuta, c’è sola una piccola nota stonata, nata da una sensazione che più che altro è una domanda che sorge spontanea.














