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    Frammenti di un Discorso Amoroso di Roland Barthes

    lunedì, 30 marzo 2009

    Roland Barthes raccoglie e organizza in quest’opera Frammenti di un Discorso Amoroso per ridare la giusta dimensione a un sentimento “spezzato” dal linguaggio

    Roland Barthes è stato un grande semiologo, sociologo, saggista, scrittore, eccetera eccetera. In Frammenti di un Discorso Amoroso decide di trattare l’argomento principe della letteratura mondiale, l’Amore. Ma come? Da dove partire e dove arrivare? Cosa dire di nuovo e cosa lasciare al lettore?

    Frammenti ecco cosa. Frammenti di un discorso, pezzi di letteratura, linguaggi e scrittori diversi che hanno intinto la penna nel rosso inchiostro della passione, del sentimento, dello struggimento d’Amore.

    Roland Barthes muove la sua opera dalla considerazione che il discorso amoroso ha perso negli anni la sua vera identità, vestendo una solitudine estrema che non gli appartiene. Parlato da molti, non è più posseduto da nessuno e, per questo motivo, è spezzato dall’uomo e dal suo linguaggio spesso inadeguato, insufficiente a spiegarne l’essenza, la forma.

    Il discorso d’amore risulta quindi svilito, denigrato, sottovalutato, e non gli resta altro che la forte e decisa volontà di riaffermarsi, di riemergere tra le parole per presentarsi come “fatto”.

    Il libro di Barthes non è certo facile, non è leggero, non è immediatamente comprensibile nella forma e nella struttura, è piuttosto portatore di un “senso ottuso”, quel “sentimento” teorizzato da Barthes per il cimena, che va oltre le classificazioni, che sfugge alle categorie e alle regole, che attraversa i sensi e si impone alla mente, ma allo stesso tempo gli sfugge. Come l’Amore.

    Mi sono fatto bello, per andare bello da un bello”.
    Io devo rassomigliare a chi amo. Io postulo (ed è questo ciò che mi delizia)
    una conformità di essenza fra l’altro e me. Immagine, imitazione:
    faccio il maggior numero possibile di cose come l’altro.
    Io voglio essere l’altro, voglio che lui sia me, come se fossimo uniti,
    rinchiusi nel medesimo sacco di pelle, giacché il vestito non è altro
    che il liscio involucro di quella materia coalescente
    di cui il mio Immaginario amoroso è fatto.

    Socrate, Simposio

    La camera chiara di Roland Barthes

    lunedì, 20 ottobre 2008

    Un viaggio nella luce impressa! La fotografia come mezzo d’espressione artistica e come documento storico. L’occhio acuto di un grande semiologo moderno

    La camera chiaraRoland Barthes (ndr: è francese e si legge “bàrt”, non spagnolo “bartés”), scrive questo saggio pochi mesi prima di morire.

    La camera chiara possiede la forma del saggio, ma con tutta la forza e l’intensità del romanzo. Barthes infatti si immerge in riflessioni, digressioni, note e impressioni sul mezzo fotografico dalle origini all’era moderna, con l’occhio curioso e penetrante dell’uomo e del semiologo.

    120 pagine accompagnate da splendide immagini in bianco e nero, per sviluppare insieme all’autore uno sguardo “altro” nei confronti di quello che abbiamo di fronte. Una visione più lucida, trasversale, obliqua, oserei dire conoscitiva.

    Per chi ama approfondire uno degli strumenti di comunicazione più potenti del secolo scorso e di quello attuale una lettura quasi obbligata, non legata alla fredda teoria, ma alla passione di un critico illuminato e illuminante.

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