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    L’Erbaluce di Caluso verso la Docg

    lunedì, 13 aprile 2009

    Il vino bianco piemontese dal nome evocativo e poetico si avvia a ottenere la Docg per le versioni fermo, spumante e passito

    Il territorio di produzione dell’Erbaluce di Caluso si estende tra la provincia di Torino e quella di Vercelli. Il nome del vitigno, di origini forse campane, sembra derivare dall’appellativo datogli in tempi antichi dai romani, Alba Lux, luce dell’alba. Gli acini dell’erbaluce assumono infatti una tonalità ambrata tendente al rame se esposti ai raggi del sole. Caluso, comune tra Torino e Ivrea, rivendica le origini della produzione dell’Erbaluce che, nel 1967, è il primo vino bianco piemontese ad ottenere la Doc.

    Siamo nel territorio chiamato Canavese. La zona di produzione non è molto ampia e infatti i numeri parlano chiaro. Circa 1.300.000 bottiglie prodotte per poco più di 110 ettari vitati a Erbaluce.
    Quest’uva “arrossita” dal sole da vita a tre tipologie di vini: l’Erbaluce secco, l’Erbaluce spumante e l’Erbaluce passito. Tutti prodotti che esprimono, seppur in maniera differente, le caratteristiche delle uve. Profumi lievi ed eleganti accompagnati da una buona acidità e freschezza che li rendono piacevoli in tutte le tipologie.

    Queste tre tipologie di Erbaluce si stanno avviando ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Questo riconoscimento dovrebbe in parte aiutare il consorzio di tutela e i produttori in primis a far conoscere con più facilità l’Erbaluce di Caluso, un bianco piemontese importante che soffre molto la competizione con i più rinomati Roero, Gavi e Langhe.

    La vendemmia 2008

    mercoledì, 21 gennaio 2009

    C’è chi la definisce capricciosa e chi promettente. Chi la confronta con quella del 2007 e chi la giudica positiva ma con riserva. Cerchiamo di far luce

    L’impressione generale è che la vendemmia 2008 sia stata caratterizzata da un buon andamento complessivo e da un incremento quantitativo rispetto all’anno precedente, il 2007 tanto elogiato dai tecnici e dagli enologi. Parliamo di circa 3 milioni di ettolitri in più, dato notevole, che però non pareggia il conto con la media produttiva degli anni precedenti.

    Quantità e qualità sappiamo però che sono due paramentri distinti e, a volte, persino opposti (se per esempio parliamo di rese). La maggiore capacità di gestire il lavoro in vigna e l’attenzione dei produttori verso la cura dell’intera filiera, contribuiscono però ad diminuire questa differenza, garantendo in certi casi un ottimo rapporto tra la quantità delle uve e la qualità del vino.

    A guidare l’incremento produttivo, in questa vendemmia, sono le regioni del sud Italia. Il centro-nord sembra aver subito una flessione, in particolare la Lombardia, la Valle D’Aosta e la Liguria, mentre la Sicilia presenta con orgoglio un +35% di uve raccolte. In generale la situazione non è però omogenea e i picchi di ipotetica eccellenza si registrano a macchia in tutta la penisola.

    Per entrare nello specifico, alcuni esperti si sbilanciano a prevedere Dolcetti e Barbere di buon livello e addirittura evoluzioni eccellenti per quanto riguarda i Nebbioli da Barolo e da Barbaresco, Nebbiolo d’Alba e Roero. Ottime anche le basi spumante.

    Ecco che l’andamento climatico bizzarro (il vero decisore del risultato finale) e il duro lavoro di chi coltiva e vinifica con passione, hanno diseganto un quadro eterogeneo e diversificato, tutto da scoprire alla ricerca delle sorprese che sicuramente nasconde.

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