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    Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

    sabato, 30 maggio 2009

    Romanzo sopravvalutato o capolavoro di genere? Ray Bradbury con Fahrenheit 451 lascia un messaggio senza tempo e ci ricorda l’importanza della Memoria

    Esiste ancora la fantascienza? In una contemporaneità oltre il Postmoderno, dove i generi non solo sono stati mescolati, ma addirittura decostruiti, possiamo ancora pensare che esista il romanzo di fantascienza? Domande retoriche, sterili, forse senza risposta, senza nemmeno il bisogno di una risposta. Eppure domande che sorgono riprendendo in mano dopo anni il romanzo di Ray Bradbury Fahrenheit 451. Un libro certamente di cui si è discusso molto. Un “caso letterario” che ha disegnato un’epoca nel nome di un futuro specchiato nel suo passato più buio.

    Tornando un momento alla Fantascienza come genere letterario sono principalmente tre gli scrittori che, in un modo o nell’altro, hanno segnato l’immaginario collettivo legato a questo genere, forse anche perché il cinema ha preso sovente spunto da loro, aggiungendo immagini reali a quelle che avevamo solo immaginato leggendo le loro pagine. Sto parlando di Asimov, Dick e Bradbury. Di questi, a mio opinabile giudizio, solo uno concepiva una fantascienza proiettata quasi esclusivamente al futuro, mentre gli altri due voltavano più spesso il loro sguardo al passato, e su di esso ricostruivano i loro futuri.

    Questi due scrittori sono Dick e Bradbury, il primo ancor più del secondo reale visionario e anticipatore, forse proprio perché narratore di un tempo che ritorna, sempre e comunque. In questo panorama Bradbury si presenta con il suo particolare sapore, quel “gusto” inconfondibile che potremmo definire il “gusto della memoria”. Ecco cos’è per me oggi Fahrenheit 451, un libro sulla memoria.

    Il futuro di Bradbury non è un futuro temporalmente percepito come “in avanti”, ma piuttosto un tempo sempre presente, futuro anche per questo. Fahrenheit 451 ci ammonisce sugli errori del passato e sui pericoli del domani. Ci ricorda l’importanza della memoria, non solo scritta, ma anche orale, corale. La memoria di Bradbury è la Cultura con la C maiuscola, quella che non è sinonimo di erudizione, bensì di consapevolezza.

    Leggere oggi Fahrenheit 451 è come immergersi nella storia e, al tempo stesso, immaginare i pericoli che ogni appiattimento culturale porta con sé. Un romanzo al di sopra, o al di sotto come preferite, dei generi. Un libro da conservare e da ricordare.


    Philip K. Dick – Blade Runner

    domenica, 17 agosto 2008

    Los Angeles 2020. In questo tempo il visionario scrittore americano ambienta uno dei suoi capolavori. Un libro senza compromessi, libero come l’immaginazione.

    Blade Runner

    Il titolo originale è Do Androids Dream of Electric Sheep?

    Esce nel 1968 e anticipa tutti i tempi, influenza il cinema e la sua visione della Fantascienza.
    Dipinge un mondo cupo e difficile e si presenta molto più originale e visionario della celebre trasposizione cinematografica.

    Pochi giorni fa ero a Los Angeles

    Non so come sarà nel 2020, ma è di certo una città dal fascino ammalato. L’impressione generale è di abbandono e di forte squilibrio tra ricchezza e povertà, ordine e disordine, legalità e criminalità.

    Forse proprio queste contraddizioni, queste ambiguità hanno ispirato la scrittura di Philip Dick, affascinato dal doppio, dalla violenza, da una preveggenza dettata dalla sua grande capacità di analisi e di anticipazione dei tempi.

    In definitiva il film è un grande film, ma è una cosa altra rispetto al romanzo.
    Forse proprio perchè l’unicità del libro è troppo difficile da riprodurre visivamente e alla quale, nonostante i tempi, non siamo ancora preparati.

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