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  • Articoli marcati con tag ‘nebbiolo’

    Nebbiolo Prima 2010

    mercoledì, 24 febbraio 2010

    IN ALBA 2010 è di scena il re delle Langhe, l’appuntamento annuale voluto dall’Albeisa si rinnova. 16 – 20 maggio 2010 Palazzo Mostre e Congressi – Alba (CN)

    Dietro le quinte dell’Albeisa c’è un grande fermento per rendere unico l’esordio di Nebbiolo Prima, evento che raccoglie il testimone di Alba Wine Exhibition. Dopo 14 anni, l’associazione ha deciso, infatti, di rinnovare il format.

    Non cambierà però la filosofia che ha sempre caratterizzato l’appuntamento: offrire agli specialisti del vino una panoramica completa dei volti del Nebbiolo nel suo territorio di elezione in un contesto altamente professionale. Protagonisti saranno la relazione tra i vini e gli infiniti tasselli del mosaico che compongono la Langa e il Roero, interpretati dalle aziende, spesso “passioni di famiglia” che mantengono una dimensione a misura d’uomo.

    (continua…)

    Torraccia del Piantavigna in Nuova Zelanda

    sabato, 5 dicembre 2009

    La Nuova Zelanda? È vicina… a Ghemme! Torraccia del Piantavigna esporta un nuovo stile piemontese nella terra dei Maori

    La Nuova Zelanda beve sempre più italiano: a contribuire a questa crescita è anche Torraccia del Piantavigna, azienda di Ghemme (NO), che nel paese sta esportando, certo, i vini simbolo del territorio, primi fra tutti il Gattinara DOCG e il Ghemme DOCG, ma anche un vino moderno come il Barlàn, il Nebbiolo mascherato, rosato ottenuto da uve Nebbiolo al 100%.

    (continua…)

    Piccole Grandi Doc Piemontesi

    giovedì, 21 maggio 2009

    Una degustazione di vini del nord Piemonte all’insegna del Nebbiolo. Un grande vitigno nazionale nella sua espressione più affascinante

    Il Nebbiolo, probabilmente il più grande vitigno da invecchiamento che abbiamo in Italia, è padrone assoluto delle piccole Doc del nord Piemonte. La regione conosciuta nel mondo per Barolo, Barbaresco, Langhe e Roero riesce a donare un’espressione totalmente differente al vitigno Nebbiolo.

    Stiamo parlando del Territorio che comprende le Doc Gattinara, Ghemme, Boca, Bramaterra, Lessona, Sizzano, Fara e Carema. Una fascia collinare che attraversa le province di Biella, Novara e Vercelli e che comprende una zona vitata di poco più di 300 ettari.

    Per renderci conto delle dimensioni produttive possiamo cominciare col dire che il Nebbiolo rappresenta solo il 4% della produzione vinicola piemontese e che il 40-45% di questa produzione è dedicata al Barolo. Se confrontata alla zona sud del Piemonte e ai numeri di Langhe e Roero, la produzione di Nebbiolo nel nord della regione diventa davvero minima.

    Il territorio dei piccoli grandi vini del nord è caratterizzato da terreni a tendenza acida, che alternano rocce dure a un porfido facilmente sgretolabile. Terreni ricchi di sostanza minerali che trasmettono all’uva, e quindi al vino, una maggiore acidità e mineralità rispetto ai Nebbiolo prodotti al sud.

    Qui il Nebbiolo è quasi padrone assoluto e divide il terreno con poche altre uve usate per bilanciare, in differenti modi, le caratteristiche del vitigno predominante. Le percentuali di altre uve permesse dalla Doc comprendono generalmente Croatina, Vespolina e Uva Rara.
    Curiosa l‘antica coltivazione a Maggiorino, con 3 piante centrali che, crescendo insieme, si aprivano a raggera sorrette da pali. Questo metodo ormai è scomparso per ovvi motivi legati alla complessità e alla resa, ma val la pena ricordarlo in quanto sembra essere il frutto della mente dell’architetto Alessandro Antonelli, lo stesso della Mole Antonelliana.

    Tra i vini degustati abbiamo particolarmente apprezzato il Boca Doc dell’Azienda Le Piane, prodotto con sapienza da uno svizzero trapiantato in Piemonte.

    Suo marito sbuffò alquanto, ma poi si rassegnò a infilare i guanti. «Trota, oggi, curato», diss’egli mentre l’umile sposa glieli abbottonava. «Tartufi bianchi, francolini e vin di Ghemme.»

    Fogazzaro - Piccolo Mondo Antico


    La vendemmia 2008

    mercoledì, 21 gennaio 2009

    C’è chi la definisce capricciosa e chi promettente. Chi la confronta con quella del 2007 e chi la giudica positiva ma con riserva. Cerchiamo di far luce

    L’impressione generale è che la vendemmia 2008 sia stata caratterizzata da un buon andamento complessivo e da un incremento quantitativo rispetto all’anno precedente, il 2007 tanto elogiato dai tecnici e dagli enologi. Parliamo di circa 3 milioni di ettolitri in più, dato notevole, che però non pareggia il conto con la media produttiva degli anni precedenti.

    Quantità e qualità sappiamo però che sono due paramentri distinti e, a volte, persino opposti (se per esempio parliamo di rese). La maggiore capacità di gestire il lavoro in vigna e l’attenzione dei produttori verso la cura dell’intera filiera, contribuiscono però ad diminuire questa differenza, garantendo in certi casi un ottimo rapporto tra la quantità delle uve e la qualità del vino.

    A guidare l’incremento produttivo, in questa vendemmia, sono le regioni del sud Italia. Il centro-nord sembra aver subito una flessione, in particolare la Lombardia, la Valle D’Aosta e la Liguria, mentre la Sicilia presenta con orgoglio un +35% di uve raccolte. In generale la situazione non è però omogenea e i picchi di ipotetica eccellenza si registrano a macchia in tutta la penisola.

    Per entrare nello specifico, alcuni esperti si sbilanciano a prevedere Dolcetti e Barbere di buon livello e addirittura evoluzioni eccellenti per quanto riguarda i Nebbioli da Barolo e da Barbaresco, Nebbiolo d’Alba e Roero. Ottime anche le basi spumante.

    Ecco che l’andamento climatico bizzarro (il vero decisore del risultato finale) e il duro lavoro di chi coltiva e vinifica con passione, hanno diseganto un quadro eterogeneo e diversificato, tutto da scoprire alla ricerca delle sorprese che sicuramente nasconde.

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