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  • Articoli marcati con tag ‘fabrizio de andré’

    In Ricordo di Fernanda Pivano

    giovedì, 20 agosto 2009

    Il 18 agosto, ad un mese dai suoi 91 anni, si è spenta Fernanda Pivano. Giornalista, scrittrice, traduttrice prolifica, Nanda ha sempre lottato per la pace

    Cesare Pavese le insegnò il significato di parole come Antifascismo e Resistenza, la repulsione per le guerre e la lotta per la pace e la libertà di espressione. Fernanda Pivano imparò la lezione e sfidò la censura con le sue traduzioni di Addio alle Armi, il libro di Hemingway proibito dal regine, e dell’Antologia di Spoon River, la raccolta di componimenti poetici dal sapore Beat di E.L.Masters, proprio negli anni della Guerra in Vietnam.

    Sposata per anni con l’architetto avanguardista Ettore Sottsass, frequentò gli ambienti e i protagonisti della Beat Generation come Jack Kerouak e Allen Ginsberg, che la influenzarono nelle idee e nello stile, imprimendole un continuo e prolungato movimento interiore verso la difesa della libertà.

    Vorremmo davvero conoscerla meglio, godere ancora del suo sorriso. Non ci resta quindi far altro che leggere le sue parole o le parole di altri trasmesse a noi dalla sua sensibilità. Vogliamo infine ricoldarla abbracciata a un altro grande difensore della Pace e della Libertà, un poeta del ‘900 che ha tradotto in musica alcuni passaggi dell’Antologia di Spoon River conosciuta proprio attraverso la traduzione di Fernanda, Fabrizio De André.


    Abbinamento Vino Musica ad Argenta

    mercoledì, 22 aprile 2009

    Questa sera presso il Caffè Cristal ad Argenta, provinvia di Ferrara, 4 vini saranno abbinati a 4 canzoni. Abbinare vino e musica è esperimento interessante

    Curiosa e interessante l’iniziativa promossa da Marcella e Alessio, titolari del Caffè Cristal di Argenta. Abbinare vino e musica risulta essere è un connubio certamente fortunato e noi stessi di enotecaletteraria abbiamo più volte considerato la musica una forma d’arte in grado di accompagnare naturalmente la degustazione di certi vini.

    I vini presentati durante la serata sono:

    Prosecco extra dry, Azienda Agricola Colli Asolani di Enrico Bedin
    Rugiada del mattino, DOC Colli Tortonesi Bianco 2007, Azienda Agricola Cascina i Carpini
    Sette Zolle, DOC Colli Tortonesi Barbera 2007, Azienda Agricola Cascina i Carpini
    Ailanto 2007, Passito di Malvasia di Candia aromatica dell’Azienda Mariotti

    Ad accompagnarli dal vivo lo String’intrio.

    Scusandoci per aver pubblicato questa notizia piuttosto tardi, oltre tempo massimo per essere presenti, proponiamo una riflessione generale sui nuovi abbinamenti del vino. Crediamo infatti che ormai l’alimento che nasce dalla vite sia in grado di farsi portatore di suggestioni capaci di andare oltre il semplice abbinamento con il cibo.

    Siamo oltremodo convinti che si possa accostare la degustazione di un vino con la lettura del libro adatto e favorevoli ad ogni nuova iniziativa che vede il vino protagonista insieme ad altre forme d’arte. Nel caso specifico della musica, inoltre, ci piacerebbe dedicare in futuro una sezione del blog al vino nelle canzoni dei nostri cantautori, cosa che peraltro abbiamo già fatto con il rimpianto Fabrizio de André.

    Memoria delle Mie Puttane Tristi di Gabriel Garcia Márquez

    lunedì, 23 marzo 2009

    Memoria delle Mie Puttane Tristi è uno dei romanzi più intensi di Garcia Márquez. Un urlo prolungato d’amore lanciato dalla gola di un novantenne

    Per chi ama Garcia Márquez è un libro da leggere, senza dubbio, con L’Amore ai Tempi del Colera, un libro che è vera poesia.
    La morale sembra tra le più banali e poco spendibile nell’era di facebook e dell’amore in chat.

    “solo lasciandosi andare all’amore si è decisamente migliori con se stessi e con gli altri,
    solo l’amore fa sentire veramente vivi.”

    In realtà, queste 140 pagine da divorare in pochissimo tempo, mostrano la tristezza di un uomo che non ha mai amato una donna ma che ha fatto del sesso un’abitudine, il vuoto che ha riempito la sua vita . E la consapevolezza che arriva prepotentemente, quando ormai le pagine della sua vita sono state quasi tutte scritte, è una morale che, seppur banale, regola ancora una volta l’esistenza.

    “L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte d’amore folle con un’adolescente vergine.”

    Inizia così il romanzo del premio Nobel colombiano. Il protagonista, un anziano giornalista eccentrico che decide, in un momento della sua vita in cui i più si considerano già morti, di vivere ciò che in un’intera esistenza non si è mai permesso: l’amore.

    E qui, accanto al piacere di contemplare il corpo della fanciulla senza l’impellenza del desiderio e gli intralci del pudore, trova l’essenza del sentimento più nobile. Un libro certo triste per la condizione femminile, per lo struggimento e la consapevolezza dell’uomo, ma anche un romanzo di grande emozione narrativa.

    “Via del Campo c’è una puttana gli occhi grandi color di foglia
    se di amarla ti vien la voglia basta prenderla per la mano.”

    Scriveva De André, che il problema della prostituzione non se lo è mai posto, facendo del soggetto, tema ricorrente per i suoi testi e le sue canzoni e quasi omaggiandolo con ardito onore.

    Eppure anche nel libro di Márquez, seppur in un quadro così scabroso da risultare davvero sconcertante, ad affiorare è una sensazione indefinita fino ad allora, fino ai novant’anni, qualcosa di simile all’amore per come se ne parla.

    È un libro di mani, di corpo, di testa. È un libro di occhi, stanchi ma attenti, ancora curiosi, ancora in cerca. Procedendo di passo in passo, le intuizioni dello scrittore diventano un “compendio” esistenziale, quasi un invito non tanto a riflettere, quanto più semplicemente a osservare, a lasciarsi vivere. Perché, come per l’amore, non è da tutti nemmeno comprendere una vita.

    Un breve intenso passaggio che racchiude la pienezza del romanzo.

    “C’era una stella sola e limpida nel cielo colore di rose, un battello lanciò un addio sconsolato e sentii
    in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.”

    Clarita Kalimocio

    Volammo davvero – Un dialogo ininterrotto

    sabato, 10 gennaio 2009

    Un omaggio a Faber voluto dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus. Tredici capitoli raccontano De André da Grasso a Tabucchi, da Piovani a Vecchioni

    Quando la morte mi chiederà
    di restituirle la libertà
    forse una lacrima, forse una sola
    sulla mia tomba si spenderà.
    Forse un sorriso forse uno solo
    dal mio ricordo germoglierà.

    Il testamento, 1963

    Era il momento in cui nascevano i cantautori… [...] Alle volte si era addirittura in troppi: Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Gino Paoli, Lauzi, Andreasi, Bindi e successivamente anche Venditti e De Gregori [...].
    E non poteva mancare il nostro Fabrizio De André. Non si esibiva mai in pubblico, e tanto meno nei teatri. Suonava e cantava solo per noi, in quei momenti di euforia. Dovevamo scaldarlo. Cominciava Gaber con una sua turitera, poi Jannacci [...] Poi finalmente si convinceva Fabrizio a prendersi una chitarra fra le tante che circolavano nel salone.
    Tutti in silenzio, e lui, abbassando il capo verso lo strumento, cominciava a indicare il ritmo ed ecco che uscivano la melodia e le parole. Dopo la prima strofa sollevava il capo e scuotendolo, perliberarsi dai capelli che gli coprivano la fronte, levava il tono. Ascoltavamo stupiti e commossi ogni ballata che ci proponeva. Da noi, in quel baillame, nessuno applaudiva normalmente. Con Fabrizio scoppiava sempre un frastuono. Ma era un errore perché, timido com’era, appoggiava la chitarra sul tavolo e usciva sul balcone o se ne andava in un’altra stanza”
    .

    Estratto dalla Postfazione di Dario Fo

    Fabrizio De André e il bianco di Portofino

    martedì, 6 gennaio 2009

    In Creuza de ma Faber parla del vino bianco di Portofino. Giochiamo insieme a scoprire che vino è, quali sono le sue caratteristiche, i suoi profumi

    E a ’ste panse veue cose che daià
    cose da beive, cose da mangiä
    frittûa de pigneu giancu de Purtufin
    çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
    lasagne da fiddià ai quattru tucchi
    paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi.

    Creuza de ma, 1984

    Riportiamo subito le principali denominazioni dei vini bianchi presenti nella regione Linguria.

    Cinque terre
    Cinque terre sciacchetrà/dolce/liquoroso
    Colline di levanto bianco
    Colli di luni bianco
    Colli di luni vermentino
    Golfo del Tigullio bianco/frizzante
    Golfo del Tigullio moscato
    Golfo del Tigullio bianchetta genovese/frizzante
    Golfo del Tigullio moscato passito
    Golfo del Tigullio vermentino/frizzante
    Golfo del Tigullio passito

    Riviera di ponente vermentino
    Riviera di ponente pigato

    Tra queste la zona di Portofino corrisponde alla produzione del Golfo del Tigullio che, per i vini bianchi, è frutto della lavorazione di uve Vermentino e Bianchetta Genovese.

    Ecco un primo identikit di quel generico bianco di Portofino che Fabrizio De André cita in Creuza de ma.

    Mauro Pagani e io volevamo fare qualcosa che incantasse gli altri a partire da musiche che avevano incantato noi. Per chi vuole lasciarsi incantare Creuza è a disposizione.

    Fabrizio De André

    Creuza de ma inventa infatti un linguaggio musicale e una lingua nuovi, con un genovese influenzato dagli idiomi arabo, turco e ligure. Un linguaggio sognante prima di tutto, fatto per unire le genti che popolano il Mediterraneo.
    Tutto il disco è accompagnato dai suoni inediti di strumenti antichi e della tradizione, come il bouzouki, la gaida macedone, l’oboe turco, lo zerb, la viola a plettro, etc. Tutto per dar vita e definire la lingua del mare, fatta di “aromi, il sapore di un pasticcio in agrodolce di gatto (lepre di tegola), il bianco di Portofino; il volto color seppia, indelebile, di chi è rimasto a casa. Ossa, anima e cuore stesi a terra ad asciugare” (F. De André).

    Ecco come ci immaginiamo il bianco di Portofino che Faber ha assaggiato, in un fiasco semplice, accompagnato da una conversazione con genti diverse, magari su una veranda di fronte al mare, con il profumo delle onde e il rumore del sale.
    Ma se avete altre idee fatecele assolutamente sapere!

    Fabrizio De André – Un Destino Ridicolo

    domenica, 4 gennaio 2009

    Tra sette giorni, domenica 11 gennaio, saranno passati 10 anni dalla morte di Fabrizio De André. Dedichiamo questa settimana a Faber, tra libri, vini e poesia

    Partiremo sempre dai versi di Fabrizio, da quelle parole che hanno sempre un significato nuovo, profondo e mai scontato, per rendere omaggio all’autore, al cantante, allo scrittore, all’uomo.

    Dove fiorisce il rosmarino c’è una fontana scura
    dove cammina il mio destino c’è un filo di paura
    qual è la direzione nessuno me lo imparò
    qual è il mio vero nome ancora non lo so.

    Canto del servo pastore, 1981

    Diamo inizio a questo viaggio nel mondo di parole, musica e sapori disegnato da Faber, presentando il romanzo scritto a quattro mani con Alessandro Gennari Un destino ridicolo, pubblicato nel 1997.

    Fabrizio conobbe Alessandro nel 1976, durante un concerto al Caravel, una balera nel mantovano. Gennari era tra gli spettatori e aiutò Fabrizio a difendersi dagli attacchi del pubblico che lo invitavano solo a cantare mentre lui voleva colloquiare.

    Vent’anni dopo Gennari vinse il Premio Bagutta con il suo primo romanzo e non mancò di spedirne una copia a Fabrizio. Da qui nacque un’amicizia fatta di interessi comuni, empatia e temi da condividere e sviluppare, e prese forma l’idea di raccogliere le diverse esperienze di personaggi che entrambi conoscevano, in un romanzo.

    Un destino ridicolo racconta la storia di tre uomini che si incontrano a Genova e si sviluppa in modo veloce e istintivo, trasmettendo il senso di disagio per la civiltà provato comunemente da Fabrizio e da Alessandro. In questo contesto i personaggi prendono vita e si muovono liberi, come le parole delle canzoni di Faber, desiderosi di esserci e di essere ricordati.

    Credo che uno scrittore abbia due o tre cose da dire durante la sua vita e quello che dovrebbe fare è cercare di esprimerle nel modo migliore possibile, perchè arrivino direttamente al cuore della gente.

    Fabrizio De André

    Una goccia di splendore – Fabrizio De André

    domenica, 23 novembre 2008

    Un volume della Rizzoli ripercorre la vita di Faber, dall’infanzia alle riflessioni che precedono la sua scomparsa. Un viaggio in un mondo di musica e immagini

    una goccia di splendoreGuido Harari cura l’edizione di questo splendido archivio di pensieri e immagini che ricostruisce una figura fondamentale per la musica e la poesia contemporanea.

    Fabrizio De André è protagonista con le sue canzoni e la sua filosofia di vita, quella che lo ha sempre avvicinato agli emarginati, ai poveri, alle puttane con gli occhi color di foglia.

    Per chi già conosce De André e per chi vuole imparare a conoscerlo è un’opera quasi fondamentale, capace di arrivare alle radici di un personaggio che personaggio non voleva essere, ma che inevitabilmente era destinato a diventarlo.

    Il prezzo di 45,00 euro non è dei più economici per un libro, ma provate a entrare in una qualsiasi libreria e a sfogliarlo, capirete il valore di quello che avete tra le mani e, forse come me, non potrete far altro che acquistarlo.

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