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    Volammo davvero – Un dialogo ininterrotto

    sabato, 10 gennaio 2009

    Un omaggio a Faber voluto dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus. Tredici capitoli raccontano De André da Grasso a Tabucchi, da Piovani a Vecchioni

    Quando la morte mi chiederà
    di restituirle la libertà
    forse una lacrima, forse una sola
    sulla mia tomba si spenderà.
    Forse un sorriso forse uno solo
    dal mio ricordo germoglierà.

    Il testamento, 1963

    Era il momento in cui nascevano i cantautori… [...] Alle volte si era addirittura in troppi: Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Gino Paoli, Lauzi, Andreasi, Bindi e successivamente anche Venditti e De Gregori [...].
    E non poteva mancare il nostro Fabrizio De André. Non si esibiva mai in pubblico, e tanto meno nei teatri. Suonava e cantava solo per noi, in quei momenti di euforia. Dovevamo scaldarlo. Cominciava Gaber con una sua turitera, poi Jannacci [...] Poi finalmente si convinceva Fabrizio a prendersi una chitarra fra le tante che circolavano nel salone.
    Tutti in silenzio, e lui, abbassando il capo verso lo strumento, cominciava a indicare il ritmo ed ecco che uscivano la melodia e le parole. Dopo la prima strofa sollevava il capo e scuotendolo, perliberarsi dai capelli che gli coprivano la fronte, levava il tono. Ascoltavamo stupiti e commossi ogni ballata che ci proponeva. Da noi, in quel baillame, nessuno applaudiva normalmente. Con Fabrizio scoppiava sempre un frastuono. Ma era un errore perché, timido com’era, appoggiava la chitarra sul tavolo e usciva sul balcone o se ne andava in un’altra stanza”
    .

    Estratto dalla Postfazione di Dario Fo

    Fabrizio De André e il bianco di Portofino

    martedì, 6 gennaio 2009

    In Creuza de ma Faber parla del vino bianco di Portofino. Giochiamo insieme a scoprire che vino è, quali sono le sue caratteristiche, i suoi profumi

    E a ’ste panse veue cose che daià
    cose da beive, cose da mangiä
    frittûa de pigneu giancu de Purtufin
    çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
    lasagne da fiddià ai quattru tucchi
    paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi.

    Creuza de ma, 1984

    Riportiamo subito le principali denominazioni dei vini bianchi presenti nella regione Linguria.

    Cinque terre
    Cinque terre sciacchetrà/dolce/liquoroso
    Colline di levanto bianco
    Colli di luni bianco
    Colli di luni vermentino
    Golfo del Tigullio bianco/frizzante
    Golfo del Tigullio moscato
    Golfo del Tigullio bianchetta genovese/frizzante
    Golfo del Tigullio moscato passito
    Golfo del Tigullio vermentino/frizzante
    Golfo del Tigullio passito

    Riviera di ponente vermentino
    Riviera di ponente pigato

    Tra queste la zona di Portofino corrisponde alla produzione del Golfo del Tigullio che, per i vini bianchi, è frutto della lavorazione di uve Vermentino e Bianchetta Genovese.

    Ecco un primo identikit di quel generico bianco di Portofino che Fabrizio De André cita in Creuza de ma.

    Mauro Pagani e io volevamo fare qualcosa che incantasse gli altri a partire da musiche che avevano incantato noi. Per chi vuole lasciarsi incantare Creuza è a disposizione.

    Fabrizio De André

    Creuza de ma inventa infatti un linguaggio musicale e una lingua nuovi, con un genovese influenzato dagli idiomi arabo, turco e ligure. Un linguaggio sognante prima di tutto, fatto per unire le genti che popolano il Mediterraneo.
    Tutto il disco è accompagnato dai suoni inediti di strumenti antichi e della tradizione, come il bouzouki, la gaida macedone, l’oboe turco, lo zerb, la viola a plettro, etc. Tutto per dar vita e definire la lingua del mare, fatta di “aromi, il sapore di un pasticcio in agrodolce di gatto (lepre di tegola), il bianco di Portofino; il volto color seppia, indelebile, di chi è rimasto a casa. Ossa, anima e cuore stesi a terra ad asciugare” (F. De André).

    Ecco come ci immaginiamo il bianco di Portofino che Faber ha assaggiato, in un fiasco semplice, accompagnato da una conversazione con genti diverse, magari su una veranda di fronte al mare, con il profumo delle onde e il rumore del sale.
    Ma se avete altre idee fatecele assolutamente sapere!

    Fabrizio De André – Un Destino Ridicolo

    domenica, 4 gennaio 2009

    Tra sette giorni, domenica 11 gennaio, saranno passati 10 anni dalla morte di Fabrizio De André. Dedichiamo questa settimana a Faber, tra libri, vini e poesia

    Partiremo sempre dai versi di Fabrizio, da quelle parole che hanno sempre un significato nuovo, profondo e mai scontato, per rendere omaggio all’autore, al cantante, allo scrittore, all’uomo.

    Dove fiorisce il rosmarino c’è una fontana scura
    dove cammina il mio destino c’è un filo di paura
    qual è la direzione nessuno me lo imparò
    qual è il mio vero nome ancora non lo so.

    Canto del servo pastore, 1981

    Diamo inizio a questo viaggio nel mondo di parole, musica e sapori disegnato da Faber, presentando il romanzo scritto a quattro mani con Alessandro Gennari Un destino ridicolo, pubblicato nel 1997.

    Fabrizio conobbe Alessandro nel 1976, durante un concerto al Caravel, una balera nel mantovano. Gennari era tra gli spettatori e aiutò Fabrizio a difendersi dagli attacchi del pubblico che lo invitavano solo a cantare mentre lui voleva colloquiare.

    Vent’anni dopo Gennari vinse il Premio Bagutta con il suo primo romanzo e non mancò di spedirne una copia a Fabrizio. Da qui nacque un’amicizia fatta di interessi comuni, empatia e temi da condividere e sviluppare, e prese forma l’idea di raccogliere le diverse esperienze di personaggi che entrambi conoscevano, in un romanzo.

    Un destino ridicolo racconta la storia di tre uomini che si incontrano a Genova e si sviluppa in modo veloce e istintivo, trasmettendo il senso di disagio per la civiltà provato comunemente da Fabrizio e da Alessandro. In questo contesto i personaggi prendono vita e si muovono liberi, come le parole delle canzoni di Faber, desiderosi di esserci e di essere ricordati.

    Credo che uno scrittore abbia due o tre cose da dire durante la sua vita e quello che dovrebbe fare è cercare di esprimerle nel modo migliore possibile, perchè arrivino direttamente al cuore della gente.

    Fabrizio De André
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