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  • Articoli marcati con tag ‘Chardonnay’

    Ricciobianco 2004 Chardonnay Igt Toscana

    lunedì, 20 luglio 2009

    Un bianco a base di Chardonnay che unisce la dolcezza del miele al corpo e alla struttura di un rosso. Il Ricciobianco 2004 Igt Toscana è un vino da conoscere

    L’Azienda Agricola Lanciola di Impruneta, in provincia di Firenze, produce questo splendido Chardonnay capace di profumi e di sapori sorprendenti. Al naso spicca subito la nota decisa di miele e quella di frutta matura, senza coprire una leggera sensazione floreale. Già alla vista si capisce che non siamo di fronte a un vino bianco da sottovalutare, bensì ad un deciso e strutturato Chardonnay che sa il fatto suo.

    Girandolo nel bicchiere si muove lento, grasso, facendo pregustare quello che troveremo in bocca. All’assaggio è dolce all’ingresso e pieno e rotondo fino alla deglutizione. Tenendolo un po’ in bocca se ne apprezza la morbidezza e la freschezza. Neanche a dirlo in retrogusto è piacevolissimo e la persistenza notevolmente lunga.

    Per la prima volta, forse, azzardiamo l’abbinamento con il cibo, dato che si tratta indubbiamente di un vino da bere a tavola, e non da solo, per poterlo apprezzare al meglio. Ad essere sinceri vi diremo con cosa l’abbiamo gustato noi: impepata di cozze e tagliolini cozze e vongole. La prima con molto pepe, i secondi con abbondante aglio, alla faccia degli amanti schizzinosi, e un pizzico(tto) di peperoncino. Il risultato? Esaltante.

    Un consiglio finale è quello di aprire la bottiglia qualche ora prima di servirlo, per permettere al vino, un 2004, di ossigenarsi a sufficienza ed esprimersi così al meglio. Per concludere noi, nell’enoteca ristorante GustaVino di Firenze, l’abbiamo pagato 20,00 euro.


    Rampaneto Cavalleri 2007

    giovedì, 9 luglio 2009

    L’Azienda Agricola Cavalleri di Franciacorta produce il Curtefranca Doc Bianco Rampaneto. Uno dei bianchi più interessanti in un territorio di bollicine

    La Franciacorta non è certo terra dove i vini fermi riescono a esprimersi al meglio. Almeno in rapporto alle altre regioni della nostra penisola. In un panorama quasi totalmente dedicato alla produzione di Franciacorta Docg qualche vino fermo riesce ancora a farsi notare per carettere e determinazione. Uno di questi è indubbiamente il Rampaneto 2007 dell’Azienda Agricola Cavalleri. Un Curtefranca Doc Bianco prodotte con uve provenienti dal vigneto di Rampaneto e Rampaneto di Sotto, nel comune di Erbusco in provincia di Brescia.

    Come curiosità Curtefranca è la nuova denominazione dei vini fermi prodotti in Franciacorta dopo che il disciplinare di produzione ha vietato l’uso del nome Terre di Franciacorta, che ancora per molto si leggerà sulle etichette di bottiglie delle precedenti annate. Questo perché Curtefranca, oltre ad essere il nome di un comune nel cuore di questo territorio, rispecchia maggiormente l’origine del nome Franciacorta, ovvero risalente alle Corti Franche, così chiamate perchè dispensate dai dazzi in quanto fertili e produttive a livello agricolo e vitivinicolo sin dal Medioevo.

    Per tornare al nostro Rampaneto ecco che ci troviamo di fronte a un ottimo vino bianco, che nulla ha da invidiare ad altri più famosi colleghi nazionali. Forse anche perché frutto del più antico vigneto dell’Azienda Cavalleri, impiantato nel 1975. Il vitigno è lo Chardonnay, che qui si esprime a pieno, con una struttura decisamente importante e note agrumate che sconfinano nel miele e nella frutta secca. Un vino da pasto, da pesce importante, da degustare con attenzione.
    Abbiamo assaggiato anche altre annate come il 2003, ma dobbiamo dire che l’evoluzione ha donato al vino una certa pesantezza, a scapito di un’acidità e di una freschezza perfettamente intatte nel 2007.

    San Colombano Doc, il vino di Milano

    giovedì, 12 marzo 2009

    Sul Colle di San Colombano in provincia di Milano una delle più piccole zone di produzione Doc d’Italia. A tutela il Consorzio Volontario Vino Doc “San Colombano”

    Esiste un vino di Milano? Ebbene si, a San Colombano, tra la pianura Lodigiana e la bassa Pavese, a circa 40 km dal capoluogo lombardo.

    Si tratta di una zona di produzione molto piccola. Circa 111 gli ettari che compongono la Denominazione di Origine Controllata, in realtà molto di meno quelli realmente destinati al San Colombano Doc. Circa 70 i produttori, un buon numero in rapporto alla superficie, cosa che ci fa subito intuire la dimensione media di queste aziende, molte a conduzione famigliare.

    Questa piccola e poco conosciuta realtà regala sorprese davvero inaspettate e vini di spessore e di corpo non indifferenti, vini di carattere, indubbiamente da scoprire.
    Croatina, Barbera e Uva Rara i vitigni che compongono l’uvaggio del San Colombano Rosso; Chardonnay e Pinot Nero quelli destinati alla produzione del San Colombano Bianco.

    Il Rosso di San Colombano è un vino corposo, strutturato, con buona predisposizione all’invecchiamento. Un vino spesso non filtrato per scelta precisa del produttore, che mantiene il carattere di prodotto della terra, frutto di un lavoro davvero faticoso e di un mercato che non facilita le piccole realtà come questa.

    Il nome deriva dal frate irlandese del VI secolo che si dice abbia diffuso la coltivazione della vite in questo territorio, mentre la Doc arriva nel 1984. Da allora il Consorzio Volontario Vino Doc “San Colombano” difende, tutela e promuove ogni giorno questo piccolo ed unico vino di Milano.

    Erec e Enide di Montalbán e Trento Perlé Rosé Cantine Ferrari

    martedì, 3 marzo 2009

    Erec e Enide, la Gioia della Corte di Manuel Vásquez Montalbán e un Rosé Brut Talento Metodo Classico delle Cantine Ferrari. Impegno politico ed eleganza

    “Il premio Carlomagno si desta. Ha fatto parte, suppongo, dei miei sogni
    e ora eccolo qui, a portata di mano.”

    Inizia così lo struggente e bellissimo romanzo di Montalbán, che si cimenta qui in uno dei suoi temi preferiti: l’opposizione tra vita e cultura.

    Una commovente storia parrallela ed intensa, da una parte in Galizia l’emerito prof. Matasanz, specialista in letteratura medievale, tiene, in occasione del ritiro del premio tanto ambito, una lezione su Erec e Enide, prima novella del ciclo di Re Artù di Chrétien de Troyes.
    Dall’altra parte del mondo il figliastro Pedro e la sua compagna Myriam, volontari in un paese del Centroamerica, stanno sperimentando le medesime peripezie di Erec e Enide, disapprovati dal vecchio Matasanz.

    Il professore, infatti, non riesce a riconoscere nei due giovani l’attualizzazione dei personaggi mitici, da lui tanto amati, riuscendo a vivere solo attraverso la parola scritta. Sullo sfondo la moglie Madrona, personaggio positivo della Barcellona bene, si prepara alle feste natalizie con il desiderio di radunare tutta la famiglia.

    I parallelismi non sono forse ben riusciti, ma la storia dei due giovani è lo specchio fedele dell’America Latina dove militari, paramilitari e latifondisti dettano legge.
    Pagine che gelano a livello politico, parallelamente la storia tra Julio e Madrona si impone a livello umano.
    Persino Carvalho non avrebbe bruciato queste pagine arricchite di descrizioni e luoghi nuovi, New York, l’attentato alle Torri Gemelle, le liti guatemalteche.

    La scrittura è scostante, “saltellante” da un personaggio all’altro, ma in questa danza di parole muovono psicologie, stati d’animo, sguardi, passioni e soprattutto una riflessione sul significato ultimo dell’esistenza, un inno all’amore che va vissuto e riconquistato quotidianamente e al dolore che, quasi quale componente intrinseca, appartiene allo stesso.

    Quale vino abbinare? Trento Perlé Rosé, Brut Talento Metodo Classico 2003 Cantine Ferrari

    Un brut rosé, senza alcun dubbio bollicine, quale possibile tributo al personaggio aristocratico di Madrona, in primis, e alla titolarità del professore protagonista del romanzo.

    Il Trento Perlé Rosé Ferrari 2003 è prodotto dai vitigni Pinot Nero e Chardonnay, da vigneti situati nelle colline nei dintorni di Trento. Ha il colore dei petali di rosa, un rosa antico e delicato, che ricorda il melograno. Il bouquet è fiorito con note di lamponi, mirtilli rossi e ciliegie, intenso ma anche fine ed armonico. In bocca si presenta elegante e vellutato, con buona struttura e persistenza.

    I colori e le memorie alle quali rimanda sono i colori dell’impegno e della lotta politica e della passione e il melograno, nel linguaggio dei fiori per il suo colore accceso, esprime amore ardente. Parallelamente un’altra valenza attribuita al frutto e alla pianta è quella di giustizia ed equilibrio.

    Clarita Kalimocio
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