Sulla Retorica, Mastica e Sputa

Discorso piuttosto serio, ma spero non pesante, sulla Retorica e sul suo impoverimento oggi, sul perché masticare e sputare è sempre più ...

Discorso piuttosto serio, ma spero non pesante, sulla Retorica e sul suo impoverimento oggi, sul perché masticare e sputare è sempre più importante

Scrivo questo articolo, decisamente differente dai soliti, mosso da una riflessione in seguito a uno specifico fatto avvenuto ieri sera. Mi riferisco a un discorso tenuto da un famoso cantante italiano in occasione di un noto festival musicale (giusto per non fare nomi :-). Questo singolo episodio è, in verità, la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso di un ragionamento molto più ampio e generalizzato, quello di come e quanto si sia impoverita la Retorica oggi.

La Retorica è l’arte del dire, quella disciplina che insegna a saper parlare allo scopo di persuadere il pubblico che ascolta, per convincerlo che le proprie opinioni sono giuste e condivisibili. La retorica quindi nasce e si sviluppa in rapporto ai propri ascoltatori.

Una parte fondamentale della retorica è rappresentata dalla Captatio Benevolentiae, quella parte iniziale del discorso che cerca appunto di catturare sin da subito la benevolenza della platea, in modo da predisporla immediatamente ad accogliere e condividere al meglio gli argomenti presenti nel resto della discussione.

Quotidianamente noi tutti utilizziamo, per lo più inconsciamente, l’arte retorica nell’esposizione dei nostri punti di vista, quando parliamo di qualcosa che reputiamo giusto, quando insomma vogliamo convincere qualcuno che le nostre idee sono quelle corrette. La retorica si ciba di applausi, cenni di approvazione e placida attenzione da parte di chi ci ascolta. Questo meccanismo può far percepire una persona come influente e autorevole, ma non sempre in senso positivo, dipende dagli argomenti e, soprattutto, dai punti di vista (grandissima invenzione senza tempo).

La retorica inoltre è un mezzo, non un fine. Necessita pertanto di concretezza e sostanza nella pratica e nei fatti. Da sola può fare ben poco e se, nonostante la povertà degli argomenti, riesce comunque a fare qualcosa, allora produce verosimilmente danni in chi ascolta fermandosi alla forma e non entrando nel merito del contenuto.

Tutto ciò premesso mi chiedo da tempo che fine abbia fatto oggi un’arte così antica, come e da chi venga utilizzata. Ecco che il discorso ascoltato ieri sera si presenta come un esempio di come la retorica si sia impoverita e, nonostante questo impoverimento, abbia ancora un certo appeal. Ho ascoltato con estrema attenzione parole già sentite molte altre volte, in forme differenti, e mi sono accorto che, in molti discorsi dei giorni nostri:

  • gli argomenti sono generici, inconsistenti, non originali e, furbescamente, assolutamente condivisibili nella loro universalità (ad esempio, sul fatto che il mondo è anche brutto e cattivo siamo tutti d’accordo)
  • la Captatio Benevolentiae non è più una parte del discorso, bensì tutto, esaurendosi in se stessa; una serie di affermazione di facile presa per ottenere la benevolenza degli ascoltatori
  • non vi è il minimo approfondimento anche di uno solo dei temi toccati
  • spesso non vi è nemmeno un filo comune che colleghi alcuni passaggi, se non quello, sempre per restare nell’esempio, che il mondo sa essere anche brutto e cattivo

Tutto questo, a mio avviso, fa male alla lingua italiana, abbassa il livello del Discorso e svilisce l’importanza intrinseca di singoli argomenti dotati di una loro indiscutibile dignità, ridotti a meri accenni senza sviluppo, suoni per ottenere applausi (per nostra fortuna a volte poco convinti). Questo male è generalizzato all’interno dei media attuali, dalla televisione alla radio sino al mondo web, e questo perché oggi è molto più facile mostrarsi e farsi notare, apparire anche con pochi argomenti a sostegno.

Una volta la retorica apparteneva a pochi in grado di padroneggiare quest’arte, mentre oggi chi la utilizza è spesso tutto tranne che un artista, più frequentemente una persona con uno strumento linguistico che non sa utilizzare pur intuendone le potenzialità.

Per nostra fortuna, come detto in principio, la Retorica si sviluppa in relazione a chi l’ascolta. Il vero potere, nel lungo termine, lo abbiamo noi, non chi sta su un palcoscenico a produrre monologhi.

Fabrizio De André cantava che nella vita è necessario masticare e sputare, inghiottire tutte le informazioni ed elaborarle, farle proprie prima che sia troppo tardi, in modo da costruirci una nostra individuale e solida coscienza delle cose e del mondo.

Il concetto è molto ampio e complesso e non vorrei sembrare troppo polemico, mi piacerebbe solo che il Discorso, spesso impoverito da un uso inconsapevole e disgraziato, possa tornare agli splendori di un tempo, quando dietro alle parole vi erano anche idee consistenti, rivolte a platee attente e critiche.

Per tornare a noi, in chiusura posso dire che le parole stanno all’uva come il discorso al vino. Vanno usate con cura, attenzione e rispetto perché possano creare qualcosa di davvero importante e condivisibile da parte di un ampio pubblico. In caso contrario il risultato finale non sarà mai all’altezza della materia prima e le persone distoglieranno i loro sguardi e le loro orecchie da un certo prodotto per indirizzarle giustamente altrove.

E ora scusate, dopo questo sfogo devo andare a masticare e sputare :-)

Marco Andreani