Storia Triste ma Franca accaduta andando per Cantine Aperte

Oggi voglio raccontare una semplice storia, forse un po' banale, forse un po' retorica ma comunque vera, accaduta qualche giorno fa a me e ad alcuni miei ...

Oggi voglio raccontare una semplice storia, forse un po’ banale, forse un po’ retorica ma comunque vera, accaduta qualche giorno fa a me e ad alcuni miei amici in giro per cantine durante una domenica di fine estate

Dopo una breve riflessione ho deciso di mantenere nell’anonimato i due protagonisti principali di questa vicenda, le due aziende vitivinicole che abbiamo visitato e che collocherò in maniera generica nel nord Italia. Ad ogni modo, prima di proseguire, è il caso di specificare ulteriormente che ogni riferimento a fatti o cose realmente esistenti NON è puramente casuale.

Partiamo in quattro nel primo pomeriggio, intorno alle 14:30, per visitare un paio di aziende in occasione di un evento di due giorni che vede la possibilità di prenotare tour con degustazione in una serie di cantine consorziate (chi conosce la mia zona non farà fatica ad identificare precisamente l’evento al quale mi riferisco e la sua esatta collocazione geografica).

Le cantine, ahimè, le scegliamo casualmente, in base ad un percorso pomeridiano che non ci faccia perdere troppo tempo nello spostamento da un’azienda all’altra. Quello che so per certo è che la prima cantina è di piccole dimensioni, per lo più a conduzione familiare, mentre la seconda è sicuramente un nome più noto sul territorio, con capacità produttive decisamente superiori alla prima.

Arriviamo alla prima cantina con un leggero anticipo e veniamo accolti con cordialità e simpatia. Dopo poco tempo veniamo introdotti alla visita guidata accompagnati dal tecnico di cantina che ci illustra in maniera completa e piacevole tutto il processo produttivo, gli ambienti e i macchinari presenti in azienda. Stiamo parlando di oltre 30 minuti di visita con tanto di domande alla fine e breve dibattito, una cosa non da tutti i giorni quindi.

Alla fine del tour ci aspetta la degustazione dei prodotti con ricco buffet compreso nel prezzo di 6,00 euro in tutto. Il vino degustato si rivela un prodotto ben fatto ed estremamente piacevole, non eccellente magari ma sempre un buon vino e alla fine usciamo soddisfatti.

Premetto solo a questo punto che io e i miei amici siamo quasi tutti assaggiatori di vino ONAV, non ubriaconi (ok escludiamo qualche weekend selvaggio :-). Nella prima azienda abbiamo quindi assaggiato qualcosa come tre bicchieri di vino nell’arco di oltre 30 minuti, mangiando e chiacchierando come si fa solitamente tra buoni amici.

Partiamo dunque per la seconda azienda in programma che sappiamo già costare qualcosa di più, 8,00 euro. La cosa non stupisce, la struttura è stata da poco rinnovata, il nome è più importante e conosciuto, l’approccio decisamente più orientato al marketing.

Nulla da dire all’arrivo, la cantina è davvero bella, eleganti gli spazi, gli arredi di design e confortevoli, l’atmosfera chic. Iniziamo la nostra visita dopo aver pagato e capiamo sin da subito che, sul fronte accoglienza, siamo purtroppo su un altro livello rispetto alla prima cantina. Ad accompagnarci è infatti una persona che ha imparato a memoria una storiella da raccontare, senza competenze o conoscenze specifiche del mondo del vino, qualcuno a cui fare poche domande insomma. La durata della visita è a dir poco imbarazzante, forse dieci minuti stiracchiati e veniamo rimbalzati senza troppi complimenti nell’ambiente dove si degusta il vino.

Ci viene servito un primo vino che troviamo buono ma ci aspettavamo forse di più e, dopo non molto, ci riavviciniamo nuovamente al banco incuriositi dalla vista di una bottiglia diversa dalla prima. Il secondo vino è più interessante e lo accompagnamo volentieri agli stuzzichini offerti per l’occasione, nulla però in confronto a quelli della prima e, apparentemente, più modesta azienda.

Decidiamo, dopo un breve dibattito, di degustare di nuovo il secondo vino e ci avviciniamo al banco dove un mio amico, che per primo tende il bicchiere, si sente rispondere dalla persona dello staff qualcosa del tipo: “dopo questo però basta!”

Ecco il gelo improvviso, io sento il burbero monito e rimango momentaneamente basito, il mio amico quasi non reagisce e torna da noi con un’espressione sul viso che non lascia spazio alle interpretazioni.

È domenica e noi siamo relativamente giovani, o almeno così vogliamo sentirci ancora per un po’. Non portiamo abiti eleganti, niente cravatta, più che altro jeans e magliette. Io ho un borsello sgualcito e l’unica cosa che mi sono appuntato è la spilla dell’associazione ONAV, che probabilmente, nel contesto generale del mio abbigliamento, nessuno nota.

Siamo persone allegre e ridiamo, scherziamo, chiacchieriamo, ci muoviamo e gesticoliamo. Credo infatti che il vino sia anche questo: allegria, convivialità, chiacchiera e confronto, oltre che silenzio, meditazione e cultura. Il vino è vivo e in quanto tale va preso e valorizzato. Altre persone più impettite, moderate, eleganti nei loro abiti domenicali, sembrano però più autorizzate di noi, nel contesto di questa seconda azienda, a ricevere un quanto ed anche un quinto bicchiere di vino.

Ecco, mi sono dilungato troppo ed ora sento forte la tentazione di tirare le fila di questo racconto con una sorta di appassionata e arguta arringa finale, ma riflettendoci bene non credo ve ne sia davvero bisogno, il tutto si commenta tristemente da solo.

Chiudo con i vivi complimenti a chi, con meno mezzi e sorretto da fama minore, conosce e rispetta le buone regole dell’accoglienza e abbandona i piccoli pregiudizi per regalare a tutti, indiscriminatamente, un buon servizio ed un ricordo ancora migliore. Anche in base a queste esperienze si orienta la scelta di noi consumatori nell’acquisto di un vino, a dimostrazione che la qualità sa andare ben oltre il contenuto del bicchiere, e che le vie del vino sono davvero infinite.

Marco Andreani
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