Shorts di Wystan Hugh Auden e Martina Vecchie Vigne Togni Rebaioli

Un nuovo abbinamento libro vino che unisce la poesia di Auden, fatta di istantanee e ironia, alla delicatezza di un vino rosato dal carattere ...

Un nuovo abbinamento libro vino che unisce la poesia di Auden, fatta di istantanee e ironia, alla delicatezza di un vino rosato dal carattere schietto

Non scrivo molto di poesia perché di poesia è difficile scrivere. Non da un punto di vista meramente pratico, ma da quello contenutistico e, diciamolo sottovoce, di “recensione”, se così la vogliamo chiamare. In ogni caso sento che dovrò farlo sempre più spesso, cercando, come al solito, di esprimere un parere più emozionale e sensibilmente personale che non strettamente critico. Anche perché di opere di critica poetica, più o meno impolverate, sono piene le biblioteche.

Partiamo quindi da due domande fondamentali:

Consiglierei la lettura di Shorts di Auden? La risposta è, ovviamente, sì!

Con che vino accompagnerei la lettura di quest’opera? Questa risposta la svelerò solo fra poco, ora partiamo dalla poesia su carta.

Per collocare rapidamente questo poeta, obiettivamente non molto noto, posso dire che nacque a York nel 1907 e morì a Vienna nel 1973. Per tutto il resto c’è Wikipedia.

Nell’arco della sua lunga carriera letteraria Auden produsse numerose opere poetiche, nelle quali inserì, in sezioni sempre separate, quelli che lui stesso definì Shorts, brevi composizioni al limite dell’aforisma, all’interno delle quali racchiudeva il wit, una verità lapidaria, fulminea, chiusa in se stessa, una percezione pura, in bilico tra il gioco e la pungente ironia.

Questa raccolta unisce in un unico volume Shorts apparsi in periodi differenti e in opere diverse, per sezioni che si sviluppano tra il 1965 e il 1973, anno della morte del poeta.

Tutto questo concorre a creare una certa disarmonia nell’opera, un gioco di disequilibri che a volte spiazza, spesso sorprende. Dopo tutto gli Shorts sono caratterizzati, più che da argomenti comuni o un filo conduttore, da una poetica chiara e molto personale, piccoli riflessi dell’opera più ampia che Auden ha portato avanti nell’arco della sua vita.

Certo è che la società e l’uomo sono al centro di queste piccole e fulminee invettive. Ciò che indigna Auden è espresso con forza e chiarezza, come ciò che lo circonda lasciandolo perplesso o sconcertato.

A volta capita di trovarsi di fronte a vere e proprie istantanee di vita, affermazioni apparentemente fuori da un contesto che può però essere ricostruito aggiungendo ciò che appartiene a ciascuno di noi e che possiamo e vogliamo mettere a disposizione di questi versi spezzati.

Passando ora al vino potrei banalmente azzardare un abbinamento con l’uvaggio più creativo di questa terra, a simboleggiare l’eterogeneità delle composizioni di Auden. Ma non mi piace vincere facile, e per questo propongo un vino degustato qualche giorno fa che mi ha incuriosito per la sua natura sperimentale, originale e tradizionale al tempo stesso.

Sto parlando di una Schiava coltivata in Valle Camonica da una piccola ma virtuosa azienda vitivinicola, Togni Rebaioli. Il vino si chiama Martina, Vecchie Vigne, ed è un rosato da uva Schiava, coltivato allevando le vigne con il sistema a tendone, tipico della Valcamonica.

Le viti hanno un’età media di circa 25 anni e trasmettono nel bicchiere tutta la loro storia, nel rispetto di un vitigno che fa di delicatezza e eleganza i suoi punti di forza. Non aspettatevi quindi grandi profumi o strutture imponenti, quello che troverete è molto più sottile e schietto, forse non facile e poco commerciale, certamente rispettoso della terra e dell’uomo che la coltiva.

Proprio a questo vino ho pensato riprendendo in mano il libro di Auden. I suoi Short sono così, apparentemente slegati, in realtà uniti da un’identità comune e rispettata. Delicati sempre, anche quando affondano colpi diretti e raggiungono i propri scopi spiazzando il lettore.

Marco Andreani
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  1. grazie!

  2. [Author]

    grazie a voi… :)

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