Sdraiami di Berarda Del Vecchio e Sollucchero di Monte Valentino

Il romanzo della Del Vecchio con un liquore a base di visciole. Sdraiami e Sollucchero per allietare e divertire, con un pizzico di ...

Il romanzo della Del Vecchio con un liquore a base di visciole. Sdraiami e Sollucchero per allietare e divertire, con un pizzico di riflessione

Nell’era in cui si promuovono amori in chat, si declinano inviti ed interessi reali e concreti a favore del video e dello scenario “improbabile”, se non inquietante, dello sconosciuto via etere, ci tuffiamo in una consapevole, ma quanto mai divertente, lettura, in una realtà a tratti imbarazzante.

Sono tempi questi in cui siamo sommersi dall’offerta variegata di lezioni a tema unico: il sesso. Consapevoli che la tematica è ostica al linguaggio e più piacevole nell’azione, a volte può rappresentare uno spunto se non di riflessione ideologica o accademica, di “presa di coscienza”.

Sdraiami. Così titola il libro di Berarda del Vecchio. Poco più di 140 pagine che rappresentano un grido di dolore per il maschio che non c’è più. Per contrappeso, ragazze e donne che si sentono femministe, indipendenti ed adulte ma che vorrebbero anche che, ogni tanto, l’iniziativa partisse da lui.

Undici profili di uomini tipo, in situazioni tipo, con atteggiamenti tipo. Purtroppo realtà di una qualsiasi donna. E così si tratteggia il fidanzato commercialista, quello no limit, lo scrittore, il politico e molti altri. Ironico, divertente e arguto, così lo definirei, nelle prime pagine espone lo “sdraiami pensiero”, che definisce l’uomo tipo “che sia bono, dolce e con le palle”, un uomo – dice l’autrice – che diventa adorabile quando sa metterti le mani addosso senza che tu glielo suggerisca, che sa riconoscere il giusto momento per interagire, per invitarti ad una cena, per chiederti il numero di cellulare. Che ad un certo punto della serata sappia cosa fare.

Un uomo in grado ancora di stupire la propria donna. Negli anni di Sex and the City è davvero dura lotta per le spettatrici de Il Tempo delle Mele in cui coraggio, romanticismo ed amore tinteggiavano gli sfondi. Oggi sono urla di dolore.

Il denominatore comune resta quindi l’inadeguatezza, l’imperativo assoluto, la condanna. Soprattutto sembra che gli uomini abbiano smarrito completamente la grammatica dell’amore, che non sappiano più corteggiare una donna. Siamo passati dalla pubblicità degli anni ottanta di un noto profumo maschile il cui slogan proclamava “per l’uomo che non deve chiedere mai” ad una realtà del ventesimo secolo in cui “l’uomo non deve chiedere mai perché non ha nulla da chiedere”.

Un libro certamente antimaschilista ma anche e soprattutto divertente. Forse la Beauvoir potrebbe inorridire nel verificare che queste sono le nuove lotte e i nuovi allarmi della donna oggi, ma in fondo il femminino, anche quando travalica negli eccessi, è sempre unito e compatto e questo almeno è da riconoscere.

Nota felice, l’happy ending finale. Nessun disfattismo e la piacevolezza del gioco dei ruoli in cui, temo, molti maschi onesti si riconosceranno. In vista dei primi week end primaverili è un libro da ombrellone, così lo si potrebbe definire, visto l’anticipo può essere un buon corroborante per una grigliata mista, se la controparte è almeno carina.

A che vino abbinare questo libro? Un liquore in realtà, il Sollucchero di Monte Valentino

Liquore aromatizzato alle visciole, una varietà di piccole ciliegie. La base è quella di un vino rosso di Orvieto, prodotto da un uvaggio di Sangiovese, Montepulciano, Ciliegliolo e Canaiolo.

Alla vista si presenta di un bel rosso rubino intenso con riflessi violacei. Al naso è molto intenso, persistente, ma al tempo stesso fine. Subito evidenti le note fruttate, con uno spiccato sentore di visciola. Ben percepibili anche mora, ribes, prugna, confettura di frutta a bacca rossa e fragole. La fragola che nell’interpretazione dei sogni rappresenta aspetti immaturi del carattere quando la si mangia e incontri sentimentali se la si raccoglie.

Quindi un prodotto che nella persistenza gustativa porti con sé il ricordo di questi sapori. Non un vino elaborato o pregiato, ma un liquore che sa d’ilarità, di colore, di allegria, senz’altra pretesa che allietare il palato, divertendo.

Clarita Kalimocio
Show comments

Share your thought