Yukio Mishima 1925-1970

Un moderno tradizionalista, un difensore della tradizione proiettato verso l’immortalità. Ossessionato dalla morte e amante della storia e delle origini del proprio paese Mishima fu uno dei primi scrittori giapponesi amati all’estero, mentre spesso fu criticato in patria.

Figura complessa e animo inquieto, fine narratore e lucido drammaturgo, attraversò la vita a testa alta e concluse la sua esperienza terrena in modo eclatante e shockante.
All’età di 45 anni, in diretta televisiva, durante un’occupazione simbolica e pacifista del Ministero della Difesa eseguì il sepuuku, la morte rituale dei samurai, squarciandosi l’addome con un pugnale eseguendo un movimento da sinistra verso destra e infine verso l’alto.

Lascio un biglietto prima di morire: “La vita umana è breve ma io vorrei vivere sempre“, rendendo la sua scelta ancora più misteriosa, incomprensibile, volutamente contraddittoria.

La sua scrittura ha la leggerezza della piuma unita alla pesantezza e allo spessore della tradizione e delle radici di un popolo che racconta una storia fatta di rituali, onore, emozioni ovattate, fiabe e passionalità represse, rispetto, paura e attrazione nei confronti della morte, desiderio di comprensione e tenacia.

Per iniziare a comprendere Mishima suggeriamo Confessioni di una maschera, il ritratto commovente di un giovane, della sua lotta per comprendere la vita, del suo percorso nei sensi e nei sentimenti.

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