Tributo alle Donne

Marzo è il mese della primavera, simbolo della fertilità, da sempre incarnato nell'essenza ...

Marzo è il mese della primavera, simbolo della fertilità, da sempre incarnato nell’essenza femminina. In particolare l’8 marzo era originariamente un giorno di lotta, contro le vessazioni che le donne avevano dovuto subire, una cerimonia di libertà affinché un passato non troppo lontano venisse protetto dalla quasi inesorabile abitudine, nello scambio tra memoria ed oblio.

Negli anni questa data ha perso i suoi connotati originali per collocarsi quale simbolo commerciale e meramente politico. Pertanto, abbandonata ogni logica che vuole fissare in un giorno la celebrazione dell’essere, perché non celebrare un mese ricco di luce con una carrellata di “immagini in rosa“, le stesse che nei secoli hanno segnato, o segnano tuttora, la presenza e l’essenza dell’essere donna?

Nelle arti in generale, nella letteratura e nella poesia queste immagini trovano la loro espressione più raffinata. Il tentativo è quello di giocare, al solito e con ironia, quasi fossimo in una galleria d’arte di quelle che nascono e sopravvivono a Montmartre, il cui ingresso a volte è accompagnato da una sensazione di incredula fragilità poi, una volta coraggiosamente varcata la soglia, ci appaiono nella loro massima luce e forma.

Così come le donne..

Entrando in una delle tante “stanze al femminile“, una speciale, ci accoglie un ingresso verde e rigoglioso. Piante grasse di una tonalità intensa e, qui e là, qualche esotico fiore d’arancio. Lì accanto un ritratto, uno scritto… “Ed Eros mi ha sconvolto la mente come un vento che si abbatte sul monte contro le querce“. Saffo è senza dubbio un mito senza tempo per gli amanti di poesia ed amore. Vissuta intorno al 650 a.c. nell’isola di Lesbo, in una ristretta cerchia di un tiasio, una sorta di sodalizio femminile in cui le fanciulle di famiglie nobili si formavano e venivano introdotte alle arti del canto e della danza.
Ci accompagna una voce limpida ed intensa, versi che incantano per la naturalezza espressiva di vibrazioni e tormenti.

Lasciato il fascino del mondo greco e posato un ultimo sguardo fuggente alla rigogliosa vegetazione d’ingresso, qualche passo innanzi ci permette l’ingresso in una sala immensa, luminosa, con un decoro particolareggiato che rimanda agli stucchi veneziani. Qui il tempio di saggezza e cultura, mentre gli occhi vengono rapiti da profili tra i più variegati.
Un dolce profumo d’incenso inebria la mente e gli occhi colgono il ritratto tra i ritratti. Lou Andreas Salomé, un’esistenza che ha saputo sintetizzare un’epoca, esperienze che sanno coagulare intorno a sé percorsi tra la vita e la letteratura, la poesia e l’arte. Nata nel 1861 a San Pietroburgo è stata compagna e musa dei più grandi filosofi, letterati e poeti del tempo: Nietchze, Rilke, Freud, Hauptmann. Esistenza che ha saputo anticipare I tempi, Andreas ha vissuto una vita libera e coraggiosa, molto lontana dai vincoli sociali. Di una bellezza raffinata e fatale, accanto alla sua immagine evocativi versi appuntati sul muro, quasi un monito:

“Certo, così un amico ama l’amico
come io amo te vita misteriosa
sia che in Te io abbia esultato, pianto,
sia che Tu mi abbia dato felicità, o dolore
Io t’amo con tutte le tue afflizioni
e se tu mi devi sopraffare
mi strapperò dal tuo braccio
come ci si strappa dal petto di un amico
Con tutte le mie forze ti stringo a me!
Lascia che le tue fiamme mi assalgano,
lascia che nelle vampe della lotta io
possa sondare il baratro del tuo mistero
Essere, pensare per millenni!
Prendimi fra le tue braccia
non hai più altra felicità da darmi –
bene – Hai ancora la Tua pena”

Indomabile, instancabile, una donna con la vocazione all’amore, all’eros in tutte le sue forme, dalla santità dell’angelismo fraterno e cristiano fino al più pagano e voluttuoso piacere dei sensi.

Soffermandosi al centro della Galleria delle Donne, seppur da poco varcata la soglia, ci si chiede la logica espositiva. Abbiamo di fronte “buco” spazio-temporale di 2400 anni, si scorgono altri ritratti mescolati, incoerenti poi, pensandoci, si comprende che questo è il solo modo per celebrare la femminilità, l’essenza delle donne. Libere da congetture e canoni, a disposizione di chi vuol cogliere la pienezza del loro no-sense e del loro essere senza tempo.

E con un approccio più leggero e ludico continua il nostro viaggio.

Ci appare un profilo più elegante ed austero di cultura umanista. Veronica Gambara nasce a Pralboino del 1485, riceve un’ottima educazione e studia teologia, filosofia, greco e latino. Le rime di Veronica furono apprezzate dai letterati del tempo e lei per prima mise a frutto la libertà del suo intelletto.
L’immagine che la ritrae stona con le sue vicine Saffo e Salomé, ma la grazia del tutto sottende al femminino e, se per un attimo si abbandonano le accademiche scansioni e collocazioni, ci si accorge che alcuni dei tratti non hanno tempo, perchè appartengono all’essenza delle donne.

Questa volta nessuna scritta sul muro (qui il gallerista ha posto un’attenzione speciale alla madama) ma versi ordinati ed incorniciati in una doratissima (e all’oggi un pò kitch!) cornice, con una grafia aggraziata e meticolosamente allineati.

“Occhi lucenti e belli,
com’esser può che in un medesmo istante
nascan da voi nove sì forme e tante?
Lieti, mesti, superbi, umili, alteri
vi mostrate in un punto, onde di speme
e di timor m’empiete,
e tanti effetti dolci, acerbi e fieri
nel core arso per voi vengono insieme
ad ognor che volete.
Or, poi che voi mia vita e morte sète,
occhi felici, occhi beati e cari,
siate sempre sereni, allegri e chiari”.

Mi accorgo che è inevitabile soffermarsi ad occhi chiusi a pensare, evocando il periodo storico, immaginando i rumori, i colori del luogo e gli odori del tempo, tentando di intuire la morbidezza dei tessuti che vestivano queste donne, i loro pensieri, i loro desideri, ma il tempo scorre veloce in questo posto incantato.

Impossibile racchiudere in poche righe l’universo femminino nei secoli dei secoli. La speranza quindi è che non ci sia quell’amen che chiude, ma che si possa rubare qualche prossimo mese di questo blog per visitare questa Galleria un po’ speciale, appartenente al virtuale ma che, senza dubbio, ha vissuto il reale in tutta la sua pienezza.

a cura di Clarita Kalimocio


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