Philip K. Dick 1928 – 1982

Dick

La sua data di nascita e quella della morte si specchiano opposte, in quello che può sembrare un beffardo scherzo del destino.

Le leggende su Philip K. Dick e sulle corrispondenze e stranezze che accompagnano la sua carriera di scrittore di fantascienza, si sprecano, ma riflettono l’immagine di un uomo e di un artista che ha saputo vedere oltre, con il suo sguardo preveggente e mai freddo.

In questo è il segno opposto della fantascienza proposta da Asimov, con i suoi robot umani, le navi spaziali lucenti, gli alieni provvisti di anima.
Dick l’anima la mastica, la fuma, è un Bukowski del futuro, ci mostra quello che rischiamo di diventare, quello che non vorremmo mai vedere.

Per Fernanda Pivano Dick è “il più grande scrittore di fantascienza“, forse l’unico che ne ha compreso l’essenza, che ha capito che il tempo non conta, ogni tempo può essere fantascientifico, il presente come il passato.

Lo dimostrano romanzi come La svastica sul sole o lo stesso Blade Runner, ambientato in un futuro alle porte e ormai già superato per certi versi.

Il cinema ha vampirizzato Dick, ha preso a piene mani dai suoi temi, dalle sue ossessioni, dalle sue anticipazioni, forse non comprendendo a pieno la sua grandezza o comunque riducendola alle regole dello spettacolo e dell’effetto speciale.

Dick è molto di più. E’ un uomo che ha sbirciato in una piccola piega del tempo, una crepa in un muro che gli ha permesso di vedere qualcosa che noi umani non abbiamo ancora visto. Per nostra fortuna è capitato a una persona con talento narrativo. Tramite la sua scrittura oggi noi possiamo ancora vedere quello che il suo sguardo ha abbracciato.

Per comprendere la filosofia di Dick potete cominciare dai romanzi, come da un piccolo libro speciale: Se questo mondo vi sembra spietato, dovreste vedere cosa sono gli altri, manifesto spiritual-fantascientifico di un autore talmente ossessionato dai doppi da arrivare a credere di essere solo il sogno di sua sorella.

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