Isabel Allende 1942

Non è facile scrivere di Isabel Allende, una delle maggiori autrici latine contemporanee, nei cui romanzi non si respira solo una narrativa empatica e vissuta, ma il racconto della gente.

Impossibile stilare un elenco sterile di date, luoghi e esperienze di vita. La sua famiglia, gli angoli abitati nel suo cuore da emozioni custodite e coltivate, trovano tra le righe dei suoi libri il giusto spazio e l’opportuna collocazione.

In romanzi come La casa degli spiriti, Eva Luna, Eva Luna racconta, l’ironica e divertente commozione che traspare, rimanda a vissuti lontani che accomunano il lettore nello spessore emozionale della sua narrativa.

In questo senso il capolavoro e l’espressione massima la troviamo in Paula, diario della lunga malattia della figlia, che a soli 28 anni si ammala di Porfiria e viene trascinata in un coma irreversibile. Un incantante e commovente tentativo di entrare in contatto con la parte più intima di Paula, in un incalzante susseguirsi di accadimenti che creano una autobiografia che sa essere sofferta, triste ma anche testimonianza di immensa gioia di vivere ed espressione dell’amore che solo una madre può provare.

Isabelita è un’autrice attenta e una buona ascoltatrice con l’innata capacità di rendere interessanti le storie, purché ben raccontate, proprio perchè consapevole che elaborare significa ridiscutere anche se stessi, approfondire e sentire il proprio contenitore emotivo per rendere infinito ciò che per i più è banale quotidianità.

a cura di Clarita Kalimocio

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