G. K. Chesterton

Abbiamo deciso di riesumare uno scrittore tristemente e ingiustamente dimenticato. Molti si chiederanno chi è, alcuni lo ricorderanno in rapporto ad una famosa serie televisiva italiana degli anni ’70, con protagonista Renato Rascel, altri ancora, quelli che hanno avuto il piacere di leggere le sue pagine, recupereranno nella loro memoria il sapore della sua inconfondibile penna, sagace e leggera al tempo stesso.

Chesterton è il papà di Padre Brown, il protagonista di molti racconti gialli che, con la sua affabile intraprendenza, sapeva risolvere misteri apparentemente irrisolvibili. La grande forza della scrittura di Chesterton risiede nella sua delicatezza, nella capacità di entrare nel mistero in punta di piedi. Niente di nuovo, direte voi. Agatha Christie, Conan Doyle, facevano lo stesso. Non proprio in realtà. I loro personaggi erano più esplicitamente consapevoli, di sé stessi e delle proprie capacità, mentre Padre Brown è sempre apparentemente inconsapevole.

L’apparenza è forse uno dei punti cardine della narrativa di Chesterton. Quello che sembra ma non è, quello che appare a nascondere qualcosa d’altro, ciò che solo si intuisce e sembra sfuggire, forse il solo indizio da seguire veramente.

I racconti di Padre Brown nascondono genio e intuizioni rare. Alcuni più di altri sono perle di acume letterario e narrativo, pronti a stupire ma non con il banale e scontato colpo di scena, ma con un tessuto che si infittisce e, mentre veniamo portati in una direzione, un altro percorso coerente e parallelo si snoda accanto a noi senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Ecco perché i racconti di Chesterton andrebbero letti sempre due volte. Una prima volta per lasciarsi trascinare, per intuire, una seconda per riflettere, per arrivare a comprendere a pieno.

Gilbert Keith Chesterton nacque a Londra nel 1874, morì nel 1936 e non scrisse solo racconti su Padre Brown, ma anche alcuni romanzi. Vogliamo comunque ricordarlo attraverso la sua narrativa breve, quei racconti nei quali è contenuta buona parte dell’umanità, la più vile e bassa accanto alla più alta e preziosa. proprio come a voler avvicinare paradiso e inferno e a ricordarci che

“I delitti non sono affatto
le sole opere d’arte
che provengono
da un’officina infernale…”

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