Rosé Francesi da Invecchiamento

Durante l’ultima serata di specializzazione ONAV a Brescia, dal titolo provocatorio Rosé Francesi da Invecchiamento, ho avuto il piacere di assaggiare ...

Durante l’ultima serata di specializzazione ONAV a Brescia, dal titolo provocatorio Rosé Francesi da Invecchiamento, ho avuto il piacere di assaggiare alcuni vini molto interessanti, di cui uno davvero sorprendente

Il sempre bravo Angelo Peretti ci ha guidati alla scoperta di alcuni vini rosati della Provenza e della Côtes du Rhône, rosati molto lontani da quelli che siamo abituati a degustare nel nostro paese, vini complessi, strutturati, capaci di reggere il tempo, concepiti per durare, magari non esattamente per invecchiare, ma certo per sfidare anni in grado di affinarli e renderli più interessanti, in un panorama mondiale che premia spesso altre idee di rosé, progettati per un consumo quasi immediato.

I vini proposti provengono da tre piccole regioni della Francia, Bandol (Provenza), Tavel (Côtes du Rhône) e Palette (Provenza), quest’ultima una delle più piccole denominazioni vinicole al mondo, con soli 42 ettari vitati. C’è da specificare che la Francia copre ben il 26% della produzione mondiale di vini rosati, seguita da Spagna, Italia, Argentina e Cile. Nello specifico, la Provenza è la zona n assoluto più nota e rinomata per la produzione di rosé.

Elenco di seguito i vini in degustazione, per concentrarmi in chiusura su quello che più di tutti mi ha colpito, lo splendido Domaine Tempier:

  • Bandol Aoc 2011 Domaine Tempier
  • Bandol Aoc 2011 Chateau De Pibaron
  • Palette Aoc 2011 Henri Bonnaud
  • Tavel Aoc 2011 Guigal
  • “La Dame Rousse” Tavel Aoc 2010 Domaine de la Mordoreè
  • “Rosamara” Valtenesi Chiaretto Doc 2011 Costaripa

Come avrete notato c’è un intruso tricolore, l’ultimo, il Chiaretto di Costaripa, azienda di Moniga del Garda (provincia di Brescia), accostato agli altri vini per paragone e affinità, considerata anche la grande passione del produttore italiano per i rosati francesi.

Tornando a noi, come vi dicevo, sono rimasto ammaliato dal primo vino, assoluto godimento per naso e bocca, sintesi di equilibrio e armonia decisamente fuori del comune. Al di là di quelle che possono essere caratteristiche olfattive o gustative più o meno evidenti, ben poche cose, essenziali, vi sono da dire su questo vino e una riguarda certamente l’eleganza che riesce a esprimere senza rinunciare a una presenza fatta di consistenza e lunghezza.

Un vino ricco insomma, persistente, delicatamente deciso, sapido e fresco, quindi estremamente piacevole, ma anche corposo, capace di fissarsi nella memoria.

Questi vini sono stati l’ennesima conferma della perizia dei nostri cugini francesi, gente che, mannaggia a loro, il vino lo sa fare davvero, soprattutto perché prima lo sa pensare e poi lo sa curare e seguire con le dovute attenzioni. Noi da loro abbiamo ancora molto da imparare.

Marco Andreani