Presagio di Mezza Estate

Eccoci puntuali al secondo appuntamento con i 4 racconti vinosi. Stavolta ci aspetta una storia introspettiva, fatta di sogni, aspirazioni e ...

Eccoci puntuali al secondo appuntamento con i 4 racconti vinosi. Stavolta ci aspetta una storia introspettiva, fatta di sogni, aspirazioni e destino

Ne era sicuro, anche se non sapeva bene a cosa attribuire quel presagio così netto che lo coglieva ogni qualvolta si soffermava anche solo per un attimo a fantasticare sul suo futuro: era certo che le cose sarebbero cambiate per lui, e in modo clamoroso. Molto presto avrebbe detto addio a quel posto nel quale era nato e cresciuto, a quell’ambiente così prevedibile con il suo orizzonte sempre uguale, dove spuntava ogni mattina lo stesso sole.

Non che si sentisse a disagio lì, o giudicasse inutile un’esistenza scandita ogni giorno dai medesimi ritmi: sì, era monotona, ma in fondo anche rassicurante. Dentro di sé però sentiva che non era quello il suo destino, che ci doveva essere dell’altro, che presto sarebbe arrivato un cambiamento, o meglio ancora una trasformazione. Ora più che mai avvertiva come fosse solo questione di giorni, al massimo di settimane.

In un paio di occasioni era stato lì lì per parlarne con gli altri, spinto dal bisogno di confidare le sue nebulose visioni almeno a coloro che da sempre gli erano più vicini. Per cercare di capirci qualche cosa di più, si diceva, e mettere a fuoco meglio quelle immagini dai contorni sfuggenti che gli intasavano la mente quando pensava al domani. A volte addirittura fantasticava di poter condividere con qualcun altro quelle sue inconsistenti aspirazioni e quei sogni così vaghi, se non addirittura di fare progetti insieme.

In particolare, questo succedeva nei giorni di pioggia, quando il mondo appariva più lento e ovattato, e un velo di malinconia attutiva i colori del paesaggio che lo circondava. Allora, si incantava a osservare le gocce di pioggia cadere sulle foglie, fermarsi un secondo prima di rincorrersi, toccarsi e fondersi l’una nell’altra – chissà perché sempre nello stesso punto – formando una pulsante scia liquida destinata a scivolare verso terra e poi a scomparire, inesorabilmente. Possibile che fosse tutto lì il senso dell’esistenza, si chiedeva. E proprio in quei momenti, il desiderio di parlare delle sue bizzarre intuizioni assumeva i contorni di una violenta frenesia, di una smania tanto pressante da diventare dolorosa. Ma una sorta di pudore lo tratteneva sempre dal farlo, o forse era il timore di essere deriso o semplicemente non compreso.

Poi, la pioggia cessava, e gli bastava sentire di nuovo la carezza del sole sulla pelle per ritrovare la serenità e la spavalderia di sempre. Anzi, aveva notato che proprio in coincidenza con l’arrivo della stagione calda e soleggiata si sentiva come rinvigorito, e anche quelle confuse fantasticherie circa il suo avvenire si erano fatte più frequenti, forti e pungenti.

Una mattina di fine estate, capì che il momento tanto atteso era arrivato. Difficile dire con esattezza quale particolare lo avesse messo sul chi vive, o che cosa ci fosse di così diverso quel giorno. Ripensandoci dopo, forse era stata l’aria più frizzante e con un vago sentore di umidità autunnale; o forse quell’insolito movimento tra le foglie, in principio quasi impercettibile e poi via via più intenso. O tutte quelle voci e quei rumori, diversi dai soliti che conosceva a memoria.

Il resto accadde così in fretta da rendere ardua una ricostruzione precisa. Di colpo, avvertì uno strappo deciso e un breve dolore acuto. Poi, tutto iniziò a girare vorticosamente intorno a lui, mentre il sotto e il sopra sembravano giocare a scambiarsi di posto. Quando quella sorta di giostra si fermò, capì di trovarsi in un ambiente del tutto nuovo, e sbirciando fuori vide il cielo, il sole e la terra da un’angolazione inusuale. Però, non era da solo: con lui c’erano i suoi amici di sempre, e tanti altri simili a loro che non aveva mai visto prima.

Ma dove li stavano portando così di corsa, e soprattutto perché? E poi la vide, proprio sopra di sé: la volta di una cantina enorme e accogliente come una gigantesca tana ombrosa e umida; un ventre odoroso e rassicurante dove lui, piccolo grappolo d’uva, si sarebbe con il tempo trasformato in un vino di grande qualità.

Fiorenza Auriemma
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