Poesie Scelte di Antonio Machado

Un'interessante ed educativa raccolta di versi di un grande poeta spagnolo, capace di ammaliare e di lasciare perplessi, ma sempre con la medesima ...

Un’interessante ed educativa raccolta di versi di un grande poeta spagnolo, capace di ammaliare e di lasciare perplessi, ma sempre con la medesima intensità

Leggere Machado è come innamorarsi, rendersi conto che è tutta un’illusione e innamorarsi nuovamente, in un continuo movimento dal basso verso l’alto e viceversa, una sorta di danza tra estasi e dura concretezza.

Antonio Machado nasce a Siviglia il 26 luglio 1875, secondo di sei figli. Negli anni della formazione culturale si muove tra Madrid e Parigi, sino a diventare uno dei poeti simbolo di un nuovo modernismo. Sono i primissimi anni del ‘900 e Machado, dopo aver pubblicato le sue prime composizioni, deve abbandonare gli sfarzi della capitale spagnola per immergersi nella quiete della campagna castigliana, sulle sponde del Duero, che tanta parte avrà tra i versi delle sue poesie.

La vita di Antonio gli riserva il dolore della malattia della giovane moglie Leonor, colpita da tisi e scomparsa nel 1912. In seguito a questo fatto il poeta si trasferisce a Baeza, dove lo aspettano però le crisi dell’esistenza e del linguaggio. Si rifugia così nello studio della filosofia, sino a quando lo scoppio della Prima Guerra Mondiale riaccende la sua passione civile e il suo spirito combattivo.

Molti altri fatti importanti caratterizzano la vita del poeta, contribuendo a formarne stile e sostanza, ma non starò oltre, non in questa sede, ad approfondire gli aspetti biografici.

Ora mi preme parlarvi di quelle che sono state le mie impressioni leggendo queste Poesie Scelte, un’ottima opportunità di approcciarsi a un poeta che poco conoscevo ma che mi richiamava da tempo dagli scaffali delle librerie. In verità avevo già letto una raccolta di Machado qualche tempo fa, per la precisione Paesaggi d’Amore, che però, devo ammettere, non mi aveva particolarmente colpito. Sapevo comunque che non dovevo arrendermi e che dovevo forse ricercare una visione più ampia di questa figura non sempre pienamente valorizzata. Poesie Scelte mi ha dato questa opportunità, con i suoi pro e i suoi contro.

Leggendo Machado scopro, prima di tutto, che la visione di un’esistenza laica e liberale che deriva al poeta dalla propria educazione non riesce comunque a soffocare una religiosità che naturalmente si insinua nel suo animo e, di conseguenza, nei suoi versi. Dio è presente soprattutto nelle poesie della campagna castigliana, dove si avverte come un miracoloso disegnatore delle bellezze che circondano il poeta. Questo stesso dio è destinato però ad adombrarsi nelle opere successive, sino a scomparire a tratti nelle composizioni più cupe, frutto di dolori e di disillusioni proprie di ogni uomo su questa terra.

Ecco perché di Machado ci si innamora e ci si disinnamora continuamente, per il suo passare quasi brusco dai sogni modernisti alla natura incontaminata, dalla filosofia all’impegno civile, alternando passioni e impressioni, cupe riflessioni e accese dichiarazioni.

Antonio Machado non è poeta “semplice”, ammesso che esistano poeti semplici. Voglio dire che non è poeta capace di mettere, più o meno, tutti d’accordo, come potrebbe invece fare Pedro Salinas. Non lo è per sua stessa natura e quindi anche al lettore si presenta nudo, con la sua parte di pregi e la sua parte di difetti, capace di incantare e, subito dopo, di tediare il lettore meno disposto a entrare in comunione spirituali e intellettuale con i suoi versi.

Ecco che se Machado fosse un vino sarebbe un vino d’eleganza e non di potenza. Pensare al Nebbiolo è quasi automatico, anche se un Pinot Nero sarebbe altrettanto adatto. Un vino dunque non immediato che che richiede tempo, pazienza e un certo sforzo da parte dell’assaggiatore, per potersi esprimere al meglio.

Marco Andreani