Poesie di Sergej Aleksandrovič Esenin

La bellezza nella semplicità, questa è per me la poesia di Esenin, poeta russo nato a Konstantinovo nel 1895 e morto suicida a Leningrado nel 1925, a soli ...

La bellezza nella semplicità, questa è per me la poesia di Esenin, poeta russo nato a Konstantinovo nel 1895 e morto suicida a Leningrado nel 1925, a soli 30 anni

Leggere le poesie di Esenin graffia gli organi e i nervi, provocando piccole, livide ferite, i versi ipnotizzano e straziano, illuminano e gettano nel profondo dove buio e silenzio regnano. La vita è comunque protagonista assoluta, anche quando è negata, assente, anche quando sembra giunta alla fine già scritta, predestinata.

Definito poeta contadino per le sue origini rurali Esenin fece sempre riferimento nei propri componimenti alla Sua Russia, quella terra fatta di cavalli, freddo, capanne, campi, villaggi e ricordi. Una Russia davvero madre, riferimento assoluto, porto nel quale tornare e da amare comunque, anche nel cambiamento e nella stanchezza degli occhi.

Quello di Esenin è il percorso di chi ama la vita e dalla vita viene sopraffatto, in una caduta libera che lo porta a soffrire di allucinazioni e tentare più volte il suicidio. Verso la fine di novembre del 1925 entra in una clinica ma fugge per recarsi a Leningrado. Qui, in una stanza dell’albergo Angleterre scrive con il sangue i suoi ultimi versi e si impicca al tubo del calorifero con la cinghia della valigia. È la notte tra il 27 e il 28 dicembre del 1925.

Concludo dicendo che leggere Esenin è stata una scoperta. Una di quelle esperienze che lasciano un segno. L’equilibrio tra la voglia e la bellezza del vivere e la ricerca reiterata della morte non lascia indifferente il lettore e riesce, al tempo stesso, ad accompagnarlo in una sorta di territorio “magico”, che poco ha da condividere con una visione strettamente contadina della poesia di Esenin.

Vi lascio con i suoi versi, non i suoi ultimi, scritti con il proprio sangue, ma con un’opera di passaggio, tra le prime poesie della giovinezza e quelle, ben più cupe dell’età adulta.

Tutto ciò che vive reca da gran tempo
una sigla particolare.
Se non fossi poeta
sarei senza dubbio un ladro e un mascalzone.

Fragile, di aspetto gentile,
il più scatenato dei monelli,
arrivavo a casa spesso, troppo spesso davvero,
col viso sanguinante;

e a mia madre allarmata
sussurravo tra le labbra vermiglie:
“Cosa da niente. Ho inciampato in un sasso,
domani certo sarò guarito”.

Adesso che è scomparso
il furibondo ardore di quei giorni
altre forze irrequiete, insolenti,
si riversano nella mia poesia…

come allora, pieno di audacia e di orgoglio,
mi tiro dietro qualcosa di nuovo a ogni passo.
E se da ragazzo non mi spaccavano che il volto,
tutta la mia anima oggi è nel sangue.

E più non parlo alla madre
ma a una plebaglia sghignazzante e ostile:
“Cosa da niente. Ho inciampato in un sasso,
domani certo sarò guarito”.

Sergej Esenin, 1922

Marco Andreani