Negroamaro del Salento – perla nera di Puglia

Dalla Puglia un rosso deciso. Il Negroamaro del Salento racconta una lunga storia attraverso i suoi profumi, il suo sapore e ...

Dalla Puglia un rosso deciso. Il Negroamaro del Salento racconta una lunga storia attraverso i suoi profumi, il suo sapore e il suo colore scuro come la notte

Le Braci 2001 Salento igt

Il nome ribadisce un concetto due volte. Proprio così, anche se si tenderebbe a confondere il significato e a tradurre Negroamaro con gli aggettivi di nero e di amaro. In realtà Negroamaro deriva dalla parola latina Nigra e da quella greca Mavro, entrambe con il significato di Nero. Negroamaro quindi come a dire nero nero.
Questa è infatti la caratteristica principale di questo grande vino pugliese, scuro, colorato, che tinge il bicchiere nel quale viene versato, lasciando il ricordo del proprio passaggio.

Le zone classiche di produzione del Negroamaro del Salento si dividono tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto ed in questo territori prende nomi diversi in base al dialetto, alla lingua (ad esempio Lagrima Christi per citare una variante).

Oltre al colore deciso il Negroamaro è caratterizzato da una struttura importante e da corpo e alcolicità di buon livello, indizi di un vino prodotto da vigne cresciute su terreni calcareo argillosi, a volte sabbiosi, in un territorio dove la siccità e il sole dettano le proprie leggi sulla qualità dell’acino. La coltivazione tipica è quella dell’alberello a tre rami, anche se vi sono ormai anche altre soluzioni più diffure come la spalliera e il cordone speronato.

Il Negroamaro possiede un tannino deciso, ma non invadente, morbido, grazie soprattutto al seme che ha la possibilità di legnificarsi quasi completamente.
Al naso si avvertono sentori di mora, frutti rossi, spezie e liquirizia, mentre in bocca ci accompagna una delicata nota amarognola.

L’affinamento avviene in grandi botti di rovere di slavonia e, solo negli ultimi anni, è comparsa l’onnipresente barrique.

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  1. Nella mia zona lo chiamiamo “arbese”, precisamente a Guagnano e Salice Salentino. Per quanto riguarda la coltivazione tipica, penso che ormai possiamo dire che l’alberello è scomparso. Tutte le nuove coltivazioni sono a spalliera e cordone speronato. E’ un vino che amo!

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