Memoria delle Mie Puttane Tristi di Gabriel Garcia Márquez

Memoria delle Mie Puttane Tristi è uno dei romanzi più intensi di Garcia Márquez. Un urlo prolungato d'amore lanciato dalla gola di un ...

Memoria delle Mie Puttane Tristi è uno dei romanzi più intensi di Garcia Márquez. Un urlo prolungato d’amore lanciato dalla gola di un novantenne

Per chi ama Garcia Márquez è un libro da leggere, senza dubbio, con L’Amore ai Tempi del Colera, un libro che è vera poesia. La morale sembra tra le più banali e poco spendibile nell’era di facebook e dell’amore in chat.

“solo lasciandosi andare all’amore si è decisamente migliori con se stessi e con gli altri, solo l’amore fa sentire veramente vivi.”

In realtà, queste 140 pagine da divorare in pochissimo tempo, mostrano la tristezza di un uomo che non ha mai amato una donna ma che ha fatto del sesso un’abitudine, il vuoto che ha riempito la sua vita . E la consapevolezza che arriva prepotentemente, quando ormai le pagine della sua vita sono state quasi tutte scritte, è una morale che, seppur banale, regola ancora una volta l’esistenza.

“L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte d’amore folle con un’adolescente vergine.”

Inizia così il romanzo del premio Nobel colombiano. Il protagonista, un anziano giornalista eccentrico che decide, in un momento della sua vita in cui i più si considerano già morti, di vivere ciò che in un’intera esistenza non si è mai permesso: l’amore.

E qui, accanto al piacere di contemplare il corpo della fanciulla senza l’impellenza del desiderio e gli intralci del pudore, trova l’essenza del sentimento più nobile. Un libro certo triste per la condizione femminile, per lo struggimento e la consapevolezza dell’uomo, ma anche un romanzo di grande emozione narrativa.

“Via del Campo c’è una puttana gli occhi grandi color di foglia se di amarla ti vien la voglia basta prenderla per la mano.”

Scriveva De André, che il problema della prostituzione non se lo è mai posto, facendo del soggetto, tema ricorrente per i suoi testi e le sue canzoni e quasi omaggiandolo con ardito onore.

Eppure anche nel libro di Márquez, seppur in un quadro così scabroso da risultare davvero sconcertante, ad affiorare è una sensazione indefinita fino ad allora, fino ai novant’anni, qualcosa di simile all’amore per come se ne parla.

È un libro di mani, di corpo, di testa. È un libro di occhi, stanchi ma attenti, ancora curiosi, ancora in cerca. Procedendo di passo in passo, le intuizioni dello scrittore diventano un “compendio” esistenziale, quasi un invito non tanto a riflettere, quanto più semplicemente a osservare, a lasciarsi vivere. Perché, come per l’amore, non è da tutti nemmeno comprendere una vita.

Un breve intenso passaggio che racchiude la pienezza del romanzo.

“C’era una stella sola e limpida nel cielo colore di rose, un battello lanciò un addio sconsolato e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.”

Clarita Kalimocio