Marina di Carlos Ruiz Zafón

Amore, mistero, malinconia, sofferenza e grandissima capacità narrativa, così direi se dovessi sintetizzare in una riga le 316 pagine del romanzo di ...

Amore, mistero, malinconia, sofferenza e grandissima capacità narrativa, così direi se dovessi sintetizzare in una riga le 316 pagine del romanzo di Zafón

Letto tutto d’un fiato, come non capitava da anni perché ha tutti gli ingredienti del noir, la freschezza del romanzo, la passione dell’amore e quell’incanto che è Barcellona.

Oscar, un adolescente diviso tra sogno e sofferenza, combatte contro la sua adolescenza che fatica a decollare chiuso in un collegio catalano che lo protegge dalle insidie del mondo, fino a quando, uscito dallo stesso, si fa rapire da una musica proveniente da un grammofono di una villa vicina.

Ammaliato dal luogo e dalle note inizia per lui un’avventura che lo porterà a scoprire innamorandosene la giovane Marina e la strana vita del padre German.

Oltre che uno sguardo su una fitta vicenda accaduta anni prima che pare non avere fine. Di fatto però tutto questo rappresenterà per lui l’occasione per una profonda conoscenza di sé e il definitivo abbandono di quel periodo della vita che tanto da e tanto sa togliere.

L’empatia e la familiarità con il luogo, la penna sapiente dell’autore, non saprei con esattezza identificare quali sono stati i motivi di tanta seduzione ma lontano dalla fama giuntagli da L’Ombra del Vento, Marina riscopre il fascino di quella Barcellona gotica che trasuda di storie e mistero, quasi ancor oggi fosse una realtà parallela alla metropoli e ai colori delle Ramblas.

L’impatto emozionale è molto forte, a tratti la sensazione è quella di scoprire la capacità di vivere per l’istante, l’attimo non in una chiave ingenuamente adolescenziale ma piuttosto con la consapevolezza che i grandi amori, i grandi eventi, la vita stessa sanno essere miracolosamente affascinanti.

Carlos Ruiz Zafón inizia così il suo capolavoro:

“Una volta Marina mi disse che ricordiamo solo quello che non è mai accaduto. Sarebbe trascorsa un’infinità di tempo prima che potessi comprendere quelle parole…”

Clarita Kalimocio
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