Lou Andreas Salomé. Mia Sorella, Mia Sposa di Heinz F. Peters

Una biografia accurata, quattro mani per parlare di Lou, per raccontare una donna che ha ancor oggi molto da insegnare perché molto ha vissuto, ...

Una biografia accurata, quattro mani per parlare di Lou, per raccontare una donna che ha ancor oggi molto da insegnare perché molto ha vissuto, liberamente

Questo articolo vuole andare oltre la semplice recensione, oltre l’omaggio ad una sorprendente personalità. Per questo ha due anime, due punti di vista, uno femminile e uno maschile. Partiamo da quello femminile perché solo una donna può davvero comprendere un’altra donna.

Semplicemente… Lou di Clarita Kalimocio

La contraddizione del definire “semplicemente” un profilo come quello di Lou Salomé trovo sia perfetta nella sua essenza.

Anticonformista, eclettica, eccentrica… libera. Donna di un’intelligenza raffinata, musa di grandi poeti, intellettuali, giocosa compagna di letto e contraltare di intense discussioni; dov’è la semplicità ci si potrebbe chiedere: nella non convezione, nella non paura.

Negazioni che anche qui si contrappongono al fervore intellettuale di questa donna, positiva, iridescente,… incolmabile… per alcuni dei suoi amanti lei “anticipava e colmava”.

Una donna estremamente passionale, mi piace pensarla appartenente a quella filosofia empirica di inizio Settecento, in cui l’empirismo è il campo di gioco della vita stessa. Solo attraverso l’esperienza, la curiosità, la sperimentazione si raggiunge la consapevolezza.

Un traguardo agognato da molti ma raggiunto soltanto da coloro che da sempre vengono definiti: “eletti”.

Non è facile tracciare un profilo di questa donna, non lo è perché molti restano prigionieri del conformismo e del perbenismo indotto, Lou esisteva, semplicemente si ascoltava e meticolosamente alimentava la sua grande fame di conoscenza e di sapere confrontandosi con il mondo, quello maschile, da sempre riconosciuto come “eccelsa casta” , non soffermandosi sulla retorica del peccato ma crescendo.

Lei stessa scriveva a Freud:

“Caro professore…la ringrazio con tutto il cuore di avermi trascinata in questa follia; immorale qual sono, traggo sempre il più gran piacere dai miei peccati.”

Rilke scriveva di lei:

“Il tuo non esserci è già caldo di te, ed è più vero, più del tuo mancarmi. La nostalgia spesso non distingue. Perché cercare allora se il tuo influsso già sento su di me lieve come un raggio di luna alla finestra.”

Possono sembrare semplici versi d’amore se non fosse che gli stessi sono stati condivisi dalle menti più illuminate dell’Ottocento, l’incontro con Lou era un’opportunità, una miscela di fervore intellettuale e passione, un propulsore di energia, di lei si diceva che nove mesi dopo un suo incontro poteva nascere solo qualcosa di meraviglioso.

È una metafora assoluta, immensa, che rende lo spessore di quello che ha rappresentato, lontana dagli schemi tradizionali di quel femminismo caratterizzante dell’epoca, ma integra nella sua individualità che ha segnato il tempo, il cuore e le menti.

Nietzsche, nella cui vita Lou irrompe come un dono del destino, scrive di lei:

“Le nostre intelligenze e i nostri gusti sono profondamente affini – e d’altra parte vi sono tanti contrasti che noi siamo l’un per l’altro i più istruttivi oggetti e soggetti di osservazione. Finora non ho conosciuto nessun altro che sapesse trarre dalle sue esperienze una tale quantità di cognizioni oggettive…. Vorrei sapere se si è mai data un’apertura filosofica come quella che esiste tra noi”.

Coraggiosa e intelligente, certo improbabile e amorale, ma ne va riconosciuto il senso più puro a cui ogni donna e ogni individuo dovrebbe addurre: la libertà.

Clarita Kalimocio

Ancora su di Lei

Fece vibrare le più brillanti menti e i più accesi cuori d’Europa, fu forse la stella danzante di Friedrich Nietzsche che concorse alla nascita del superuomo, fu l’angelo di René Maria Rilke e l’allieva più sensibile di Sigmund Freud nella comprensione e pratica della psicanalisi.

Per tutti questi motivi affrontare Lou Salomé (la chiamerò volutamente così omettendo il secondo nome dell’unico marito che ebbe, l’orientalista Carl Andreas) non è certo cosa semplice e con questo non voglio “mettere le mani avanti” per quello che scriverò in questo omaggio a lei, anche perché non so ancora cosa scriverò.

La vita di Louise (questo il nome di battesimo), intesa come successione di fatti e accadimenti la lascio completamente alla vostra volontà o meno di approcciarvi alla splendida biografia di Peters, che raccoglie, con cura e attenzione, documenti, memorie e stralci, di una vita indubbiamente inusuale e particolarmente intensa.

Al di là di dire che nacque in Russia, a Pietroburgo, nel 1861 e morì in Germania a Gottinga nel 1937, che il padre era un generale russo che Lou amava alla follia e la madre una donna severa che tentò in vano tutta la vita di arginare l’impeto della figlia, che viaggiò per tutta Europa, che si sposò senza legarsi al marito, una sola volta nella vita pur ricevendo offerte di matrimonio da decine di uomini, che scrisse e visse molto, vorrei lasciarmi guidare dalla vita stessa, quella vita che Lou ha conosciuto nei suoi aspetti più amari e spesso oscuri ma che, nonostante questo, non ha mai smesso di amare e di celebrare.

Si può essere più di un semplice uomo o donna? Sì, molto di più, e Lou era tutto questo, uno splendido essere capace di abbagliare personalità e sensibilità oltre l’ordinario, da Hendrik Gillot, primo amore idealizzato a Friedrich Nietzsche, da Paul Rée all’amato Rainer Maria Rilke sino al grande Sigmund Freud. In ogni caso ricordare Lou principalmente in relazione alla cerchia dei suoi amori e amici illustri equivale a non rendere il giusto merito ad un’individualità unica e speciale, riflesso e splendore di anni di incredibile fermento culturale, religioso, politico e sociale, gli anni della morte di Dio e della nascita della psicanalisi, disciplina che Lou praticò con estrema finezza, profondità e comprensione, apprendendo da Freud le basi e interpretando le sue teorie attraverso il suo originalissimo punto di vista.

La domanda che sorge spontanea è: cosa fa di una donna come Lou un così potente centro di attrazione per uomini che possiamo tranquillamente definire straordinari? L’intelligenza, la libertà, la bellezza unita alla spregiudicatezza? O forse semplicemente il fatto che personalità del genere si incontrano poche volte e forse mai in una vita intera, anime che sanno essere totalmente illuminate e illuminanti nonostante un’irrisolutezza di fondo molto forte, caratteristica che forse rappresenta il loro fascino primario per come la comprendono e la affrontano giorno dopo giorno.

Lou era così, capace di dialogare con Nietzsche di filosofia, con Rilke di poesia e con Freud dell’animo umano, con una religiosità perduta ma che la accompagnò per tutta la sua esistenza, alla ricerca infinita di ciò che profondamente muove gli esseri umani nel loro breve ma intenso passaggio in vita.

Paradossalmente riuscì ad averla (se una donna così la si può “possedere veramente”). sia carnalmente sia mentalmente, quello che poteva avere meno possibilità di conquistarla, il giovane e apparentemente inesperto poeta Rilke, con il cuore e l’anima perennemente in tumulto, cagionevole di salute e di mente, capace di cadere in periodi di forte introspezione e crisi personale ma portatore di una straordinaria ricchezza interiore. Forse proprio quest’anima affascinò Lou, così interessata personalmente alle nascoste e spesso oscure dinamiche che muovono la mente degli uomini.

Lei che era la stella danzante di Nietzsche, quella donna che il grande pensatore tedesco chiese in sposa e che lo rifiutò, sintesi e superamento di quella apparente negazione della morale rappresentata da Zarathustra, diventava ora l’angelo di Rilke, l’unico che riuscì a mantenere la sua amicizia oltre la loro travagliata storia d’amore. Solo un altro uomo riuscì a starle accanto negli anni con pari intensità, il medico viennese Friedrich Pineles, detto Zemek.

Una delle immagini più rappresentative di Lou ce la lascia lei stessa quando definisce una donna che ama, un albero che attende la folgore ma che al tempo stesso la teme, timorosa di rimanere spezzata dall’unione con un uomo. L’albero è quindi anche sempre desideroso di crescere il libera fioritura, nella propria sacra, inviolabile e insondabile unicità.

Molti uomini confusero questo atteggiamento per infedeltà e volubilità, mentre forse il solo Rilke e pochi altri amici, che la accompagnarono soprattutto nella fase finale della vita, ne compresero veramente la natura libera e totalmente incontrollabile ed imbrigliabile in norme sociali di alcun genere.

Negli anni della morte di Dio e alle porte delle brutture della guerra mondiale Lou visse ogni fase della sua vita con entusiasmo e curiosità, imparando al meglio lezioni da chi frequentò e sintetizzando e comprendendo i pensieri più sottili e profondi. Passò nella vita con passo sicuro, mai incerto, nella consapevolezza che non poteva essere “altra” da se stessa e che non avrebbe mai potuto comportarsi diversamente; avrebbe fatto un torto troppo grande alla sua intima natura e sarebbe stata forse l’unica cosa mai capace di perdonarsi veramente.

“Tu mi hai preso il cuore, mia sorella, mia sposa, con uno solo dei tuoi occhi e una sola delle tue collane. Come è bello il tuo amore, mia sorella, mia sposa! E quanto più amabile del vino!”Rainer Maria Rilke a Lou Salomé

Marco Andreani