L’Eleganza del Rosso

Il terzo appuntamento con i 4 racconti vinosi potrebbe aiutarci a riscaldare membra e cuore in questo autunno alle porte. Scopriamolo insieme

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“Sai benissimo come la penso, è inutile che insisti. Sembra che tu lo faccia apposta: quando cerco di essere carino e disponibile con te, trovi il modo per rovinare tutto. Lo sai che se tocchi quel tasto finisce che litighiamo, ma sembra che non te ne importi niente. Ascolta, ti ho portato fuori a cena perché volevo passare una bella serata con te, in un bel posto e in tutta tranquillità. Però, francamente me ne sto pentendo. Se va avanti così, prendo e me ne vado. Anzi, sai che cosa ti dico? Lo faccio subito. Ciao bella, ti saluto, e stammi bene”.

Accidenti, che sfortuna, guarda un po’ su quale tavolo dovevo capitare. E pensare che, dopo tutti i mesi passati nel buio di una cantina, non vedevo l’ora che qualcuno chiedesse proprio di me per poter lasciare quell’antro, vedere un po’ di luce e prendere una bella boccata d’ossigeno che mi fa così bene. E poi, non lo nascondo, durante tutto il tempo passato laggiù ho fantasticato immaginando i commenti che avrei sentito su di me, sulle mie sfumature di colore, sul mio bouquet, sulle emozioni che so bene di poter offrire. Non vorrei sembrare presuntuoso, però so esattamente quanto valgo, con tutto il lavoro, la cura e il tempo che ci sono voluti per farmi arrivare fino a questo punto… E invece, proprio sul tavolo di una coppietta in pieno litigio dovevo finire! E adesso? A parte il fatto che quando qualcuno parla a voce così alta mi mette in agitazione, e questo non mi fa bene! E poi, che fine farò ora? Nel nostro mondo, quando ti tolgono il tappo, i giochi sono fatti: è il momento top, d’accordo, ma se ti bruci quello, mica te la danno una seconda occasione. A dire il vero, se a volte ce ne restiamo nella bottiglia aperta è anche un po’ per colpa nostra, non dico di no. Però nel mio caso ero sicuro che mi avrebbero fatto fuori, e fino all’ultima goccia. Ecco, adesso ci manca solo che si alzi anche lei e se ne vada. Non ci sarebbe più nessuna speranza per me, allora. Ma che cosa fa? Sta piangendo! Poverina, come la capisco: in fondo siamo tutti e due sulla stessa barca: piantati in asso, e prima ancora di arrivare al clou della serata.

Vediamo se riesco a consolarla, almeno per qualche minuto. Senta, signorina, ascolti, non faccia così, e non pianga, la prego! Mi dia retta, non ne vale davvero la pena! Prenda la bottiglia, mi versi un po’ nel bicchiere, mi faccia roteare lentamente lungo le pareti per qualche secondo, guardandomi, e poi mi sorseggi: vedrà che si sentirà subito un po’ meglio. Certo, capisco quello che sta pensando: non sono un rimedio vero e proprio io, non è quello che intendevo. Però, sono buono, sa, e anche elegante e raffinato: molto più del suo fidanzato, decisamente un po’ cafone… E poi, è così tanto che aspettavo questo momento! Anche lei, forse, o no? Allora mi assaggi almeno, e poi mi dica sinceramente che cosa ne pensa di me. Se non le piaccio, liberissima di prendere e andarsene. Ecco, così, bravissima. Che ne dice? Sono niente male, vero? Be’, da come si è calmata, direi che forse un pochino la sto aiutando, no? Sta sorridendo! Che bello, questo sì che mi rende felice, mi creda. Molto più di tanti commenti a vanvera che a volte si sentono su noi. Se vuole, ci teniamo compagnia ancora per un altro po’, io e lei. No, non si preoccupi, non c’è bisogno che mi finisca, può anche solo continuare a guardarmi mentre me sto qui, nel suo bicchiere. Però, magari, se bevesse un altro sorso… “Scusami per prima, è che oggi in ufficio è stata una giornata d’inferno, e avevo i nervi a fior di pelle quando sono arrivato qui. Certo, non avrei dovuto prendermela con te. E soprattutto non è stato carino mollarti qui da sola. Per fortuna non te ne sei andata. Sai che facciamo, tesoro? Per farmi perdonare, stasera pasteggiamo a Champagne. E questa bottiglia di rosso? Ma chi se ne frega: la rimandiamo indietro dicendo che sa di tappo… Adesso però me lo merito un bacio… Vero, amore?”.

Fiorenza Auriemma
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