Le Sorprese che Non ti Aspetti sono le Più Gustose, Cà del Vént

Sul perché nell'approccio ai vini di casa nostra dobbiamo armarci della stessa curiosità che avremmo nei confronti di vini sconosciuti

Sul perché nell’approccio ai vini di casa nostra dobbiamo armarci della stessa curiosità che avremmo nei confronti di vini sconosciuti

Il mio rapporto con il Franciacorta, in generale, è di amore e odio, croce e delizia di un palato, anche se il palato proprio non c’entra, ormai assuefatto alla tipologia di prodotto (lo so, è una brutta frase, non me ne vogliate).

Quando vivi un Territorio con partecipazione ami anche i prodotti che lo caratterizzano, nel bene e nel male li apprezzi, li difendi, li promuovi appena possibile e li critichi con un occhio di riguardo, questo perché non puoi fare a meno di amare la tua terra e le persone, magari non proprio tutte tutte, che la vivono e la rendono semplicemente unica.

Gli stessi prodotti che tanto proteggi e valorizzi sono però spesso anche quelli che arrivano prima o poi a stancarti. Ormai li conosci e li riconosci (o almeno speri di essere finalmente in grado di farlo), ti aspetti poche o quasi nulle sorprese, parti prevenuto, con il tuo bagaglio di esperienza ti approcci al vino con fare sin troppo sicuro e, proprio in quel preciso momento, commetti un errore madornale.

Ancora una volta hai dimenticato che cosa è veramente un vino, cosa può esprimere di straordinariamente unico in un Territorio e nelle mani di singole e differenti Persone.

Nel panorama vinicolo della Franciacorta, che cerco di abitare e vivere con la giusta dose di consapevolezza, alcuni produttori fanno la differenza, coltivando e lavorando le uve in base a un proprio personale sentire, ricercando di esaltare il frutto e il Territorio, intervenendo il meno possibile nello sviluppo del prodotto vino, con la precisa volontà di valorizzare ciò che li circonda e non di “costruire” un prodotto che sia solamente accattivante per il mercato.

Trovare l’equilibrio non è però sempre facile, anche se un certo tipo di lavoro, voluto, ragionato, perseguito con calore e convinzione, riesce quasi sempre a premiare (o almeno voglio pensare che sia davvero così).

Alle aziende vinicole franciacortine che personalmente apprezzo molto, e di cui ho già parlato in altri post, si aggiunge ora il vino dell’azienda Cà del Vént di Cellatica, un interessante Franciacorta DOCG Brut Pas Operé.

Pas Operé significa che, una volta effettuata la sboccatura, la bottiglia viene colmata esclusivamente con una piccola quantità dello stesso vino, senza aggiunta di zuccheri o di liqueur d’expedition, che contribuisce spesso a snaturare il prodotto attraverso un uso più o meno consapevole.

Per entrare un minimo nel merito del vino in questione posso dire che si presenta alla vista con un bellissimo colore giallo brillante, un dorato carico, mentre al naso, a bicchiere fermo, spiccano sentori floreali e mielosi. Agitando delicatamente il bicchiere escono le note più complesse e si avverte il legno, ma senza che questo predomini sulle altre sensazioni.

In bocca è grasso, burroso, con buona struttura, e un’acidità viva ma non esagerata. Il finale è gradevole, ma la cosa che personalmente mi ha davvero stupito è l’incredibile persistenza del vino. Anche dopo qualche minuto lo si avverte ancora in bocca, invitandoci a gustare un altro bicchiere.

La temperatura ideale, a mio avviso, è leggermente al di sopra delle temperature medie di servizio di un vino come il Franciacorta, più quindi verso i 12° (e forse anche qualcosa in più) che non verso gli 8°. Le uve sono Chardonnay e Pinot Nero. I terrreni argillosi e calcarei, generalmente anomali in un territorio come quello franciacortino principalmente di origine morenica, donano al vino piacevoli sensazioni minerali.

Concludo precisando che questo è un esempio concreto per invitare ognuno di voi a non dare mai per scontato il vostro territorio vitivinicolo. Che siate appassionati, consumatori occasionali, esperti, non precludetevi nulla e liberatevi ogni volta da preconcetti e false certezze.

Approcciarsi in questo modo a un singolo vino e a un singolo produttore, significa anche correre lo splendido rischio di rimanere piacevolmente stupiti.

Marco Andreani