Le Domande di Brian di David Nicholls

Le domande di Brian è un libro semplice, una storia che coinvolge senza stupire, senza sorprendere, con la banale e luminosa efficacia rappresentata dalla ...

Le domande di Brian è un libro semplice, una storia che coinvolge senza stupire, senza sorprendere, con la banale e luminosa efficacia rappresentata dalla vita vera

Sotto certi aspetti il romanzo di Nicholls può essere visto come un libro furbo, a volte addirittura smaccatamente ruffiano. Ciò non toglie che mi sia piaciuto molto e, ripeto, non tanto per l’originalità della storia, che non esiste considerato soprattutto il fatto che quasi ogni momento del libro può essere facilmente anticipato dal lettore, quanto piuttosto per un ritmo che lo rende estremamente piacevole, quella pulsazione concreta, condita da un’ironia non banale, che gli sa donare un gusto autentico.

Nel corso della lettura ho provato profonda empatia per il protagonista, un ragazzo che si affaccia alla vita e ne subisce gli aspetti più grotteschi, un po’ per predisposizione personale, un po’ perché, per definizione, la vita di un adolescente è spesso caratterizzata da momenti al confine tra il dramma esistenziale, la risata a denti stretti e quella liberatoria, rara ma molto più incisiva e memorabile.

Scoprendo Le Domande di Brian mi sono trovato spesso a sorridere, e devo ammettere che anche questo è un fattore da non sottovalutare. Non è sempre facile confrontarsi con una lettura in grado di trasmettere sensazioni positive grazie alla semplicità di una storia.

In definitiva mi sento di consigliare la lettura di questo libro nella consapevolezza di ciò che ci si può trovare di fronte, il palcoscenico di un’adolescenza difficile come tutte le adolescenze, personaggi che stanno scoprendo se stessi, l’amore e il suo stupendo inganno, pur con quello sguardo sempre rivolto al domani che porta a vivere la maggior parte dei momenti come una bella avventura, senza la necessità di porsi troppe domande esistenziali che confluiscono inevitabilmente in risposte confuse e spesso inconcludenti.

Una persona che l’ha letto e con la quale mi confronto spesso, ha definito questo romanzo un libro triste, e forse in parte ha ragione, ma credo che questa sensazione dipenda molto da quali sono gli occhi che perlustrano la storia raccontata. La tristezza che si può avvertire tra queste pagine nasce forse da quella sorta di malinconica nostalgia legata a un passato possibilista, unita alla compassione per un personaggio che, per breve o lungo tempo, ha albergato anche dentro di noi.

Marco Andreani