L’Arte di Correre di Haruki Murakami

L'ultimo libro di Murakami non è un romanzo, non è una memoria, non è una biografia, ma solo il piacere di fissare sulla carta una passione, come lui ...

L’ultimo libro di Murakami non è un romanzo, non è una memoria, non è una biografia, ma solo il piacere di fissare sulla carta una passione, come lui riesce a fare

Come un libro sul vino ci invoglia a bere, un libro sulla corsa ci invoglia a correre. A patto, ovviamente, che sia scritto bene. Se conoscete un po’ Haruki Murakami sapete che questo non è un problema. Murakami è, tra gli scrittori contemporanei, uno dei pochi che riesce ancora a giocare con il racconto, capace di dosarne le componenti, di disegnare trame paradossali e al tempo stesso solide come cemento.

Questo però, come abbiamo detto, non è un romanzo, e nemmeno una biografia o una memoria. Lo si capisce dal fatto che non abbraccia una vita intera, ma solo un paio d’anni, concentrandosi su un aspetto della vita dello scrittore giapponese che lo accompagna, e che lui rincorre, da più di vent’anni. Per far meglio comprendere l’importanza della corsa nella vita di Haruki Murakami basta citare l’epitaffio che vorrebbe scritto sulla sua tomba: “Murakami Haruki, scrittore e maratoneta“.

Non solo maratoneta, ma anche atleta da Triathlon, con il suo bisogno di concretezza corporea e fisicità a supporto dello spirito e, di conseguenza, della sua scrittura. Un libro all’anno, una maratona all’anno, una corsa iniziata relativamente tardi, dopo i trent’anni, ma che desidera portare avanti finché il fisico glielo permetterà.

Con questo piccolo libro Murakami si racconta onestamente e gioca le sue carte senza barare, diviso tra la voglia di mettersi a nudo e il desiderio di non svelare troppo di sé stesso, ma di concentrarsi sulla corsa e sul significato che ha preso nella sua vita di tutti i giorni, come uomo e come scrittore. Il risultato non sarà sorprendente e appassionante come i suoi romanzi migliori, ma si legge d’un fiato, la scrittura è scorrevole e la voce dell’autore ci giunge direttamente al cuore, da dove ha origine.

Il risultato è garantito e lo scopo, se uno scopo c’è un un’opera simile, è stato raggiunto in pieno. Alla fine si ha voglia di correre, anche se non lo si è mai fatto in vita propria e le conseguenze potrebbero non essere delle migliori. Ma la spinta è forte, la passione trasmessa è grande e efficace, come quella di un bravo professore con i propri alunni.

Eccoci dunque con i lacci ben stretti e i muscoli caldi pronti a partire. La musica nelle orecchie ce l’abbiamo, la strada è davanti a noi e il cielo è azzurro. Non dobbiamo far altro che partire, un  piede davanti all’altro, e ringraziare Haruki Murakami per averci fatto uscire a correre.

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