La Solitudine dei Numeri Primi di Paolo Giordano

Un libro triste, dal titolo trasparente. Paolo Giordano con La Solitudine dei Numeri Primi ci spinge in zone dalle quali spesso si cerca di ...

Un libro triste, dal titolo trasparente. Paolo Giordano con La Solitudine dei Numeri Primi ci spinge in zone dalle quali spesso si cerca di fuggire

Giorni fa si discuteva circa l’applicabilità al prodotto editoriale delle regole che determinano la scelta di un buon vino. Tra le tante il tentativo era di definire in un libro il concetto di “trasparenza”. Ecco direi che qui se ne dimostra l’efficacia.

La Solitudine dei Numeri Primi è, di fatto, una solitudine infinita, sia che l’aspettativa verta sul credere in una storia di geni e delle loro difficoltà (come ahimé io pensavo), sia che si traduca il tutto in una solitudine da primato. Tralascerei la trama, peraltro piuttosto scontata e, mi voglio augurare con un pizzico di ottimismo, non troppo comune, per accennare solo ai due personaggi, Mattia e Alice, che intessono le loro vite attorno ai medesimi drammi. Due giovani che, ancor dalla prima infanzia, determinano un futuro di ombre.

Lo scrittore, Paolo Giordano, fisico e forse con poca dimestichezza con le letterine (mi piace pensarlo visto che io faccio degli incipit delle vere e proprie prefazioni!) descrive, in una trama asciutta e sintetica, conflitti familiari, anoressia, muri di silenzi e di situazioni non dette. Apprezzabile invece l’astenersi da improbabili indagini che temi di questo genere produrrebbero quasi fisiologicamente. L’autore riesce infatti ad elencare i fatti senza alcuna ipotesi filosofica, anche se qualche aneddoto kantiano o qualche teoria del tanto (da me) avverso Schopenhauer, a volte risultano rassicuranti.

È uno di quei libri tristi, di quella tristezza che mina alla parte più intima di noi, la solitudine dell’essere, scomoda ombra con cui tanti hanno fatto i conti senza spesso arrivare a un’equazione finale. Splendida l’immagine dei numeri primi. Basterebbe la definizione per definire il libro.  Concedetemi un vezzoso giro di parole in cotanta rigidità e misura:

numeri primi cioè maggiori di uno, divisibili solamente per uno e per se stessi, e per di più numero uno gemelli, separati da un solo numero (3, 5, 7, …), quindi vicini gli uni agli altri ma mai abbastanza per toccarsi.

Clarita Kalimocio
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  1. http://migalhasliterarias.blogspot.com/ un’altra opinione sul libro

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