La Porta di Magda Szabó

Un romanzo sorprendente e autentico, l'occasione unica di fermarsi a riflettere su quali porte abbiamo varcato e quali ancora abbiamo paura di ...

Un romanzo sorprendente e autentico, l’occasione unica di fermarsi a riflettere su quali porte abbiamo varcato e quali ancora abbiamo paura di oltrepassare

Scrivere di questo romanzo non è cosa semplice. Ci troviamo di fronte a un capolavoro, cosa ormai sempre più rara. Chi ha già avuto modo di leggere qualcuno degli articoli sui libri presenti in questo blog sa che non uso con leggerezza certi termini. La parola capolavoro è uno di questi, va trattato con cura, delicatezza e attenzione estreme, con la consapevolezza dell’importanza che riveste se usato con convinzione.

La Porta è un romanzo che merita rispetto, il racconto di una vita vissuta con estrema lucidità e una coerenza e un contegno unici, senza paura e pregiudizi. Emerenc Szeredás è la protagonista assoluta del libro, l’anziana ma forte governante che aiuta la giovane scrittrice Magda nelle faccende domestiche, le pulizie, la cucina, la cura dell’amato cane di famiglia, Viola.

Magda Szabó scrive quest’opera appassionata in omaggio alla figura mitologica di Emerenc, per ridarle dignità e giustizia oltre il circolo virtuoso della sua vita, una vita che Magda ha concorso a stroncare, come lei stessa ammette nelle prime pagine del libro. Nel tentativo di salvarla la scrittrice ha innescato un fallimento causato dall’incomprensione profonda di una volontà ferrea ed estremamente determinata come quella dell’anziana donna. Le conseguenze inaspettate che la giovane scrittrice ha prodotto devono ora essere dalla stessa assolutamente risolte tramite la scrittura, allo scopo di togliere anche solo il minimo granello di polvere dall’immagine pura e magnifica di Emerenc.

La Porta racconta, negli anni più delicati del Novecento per un paese in via di cambiamenti come l’Ungheria, il rapporto spesso conflittuale tra le due donne, la scrittrice insicura e spesso inadatta ad affrontare i problemi più pratici della vita, e la vecchia domestica in grado di sorprendere ogni volta per intelligenza, capacità di comprensione e di analisi dell’animo umano.

Emerenc non ha mezze misure, vive la sua vita come vuole, amando il prossimo con tutte le sue forze, ricercando comunque nell’altro lo stesso rispetto e la medesima empatia che riesce a provare per gli uomini e gli animali che “sceglie”. Emerenc, che ha piena comprensione di queste dinamiche, regala spesso consigli su come comportarsi, in maniera diretta, brusca, spesso cinica, capace di donare amore tanto quanto di disprezzare qualcuno per la propria condotta disdicevole. Al tempo stesso, essendo figura risolta in se stessa, non accetta aiuti, consigli o modalità alternative per affrontare la propria di vita, rinchiusa consapevolmente dietro quelle quattro mura inaccessibili al mondo, celata oltre quella porta che nessuno tranne lei e Viola ha il potere di varcare.

Ecco che il mito di Emerenc si alimenta del mistero di cosa si celi di tanto straordinario e prezioso oltre quella porta, al di là del fatto che si sa per certo che numerosi gatti la abitano, accuditi e salvato negli anni dalla misericordiosa vecchia.

Nel romanzo i due livelli narrativi, quello autobiografico e quello romanzesco si intrecciano a tal punto da far dubitare dell’esistenza di una figura che assume veramente tratti mitologici. Emerenc sovrasta chiunque con la sua compiutezza, con la rara capacità di essere prigioniera consapevole di un mondo che si è costruita e al tempo stesso solo lei veramente libera.

La Porta racconta il confine che segna due mondi capaci di unirsi al livello più profondo e intimo ma mai a quello superficiale che accomuna i due personaggi principali nella vita di tutti i giorni. La comprensione dell’altro, come la immaginiamo nel senso più comune, non avviene, mai.

Leggere La Porta vi saprà sorprendere e vi farà riflettere su come spesso affrontiamo la vita posticipando le cose davvero importanti. Quasi convinti di essere immortali ci perdiamo ciò che di più prezioso le altre persone ci possono offrire, un piccolo spiraglio per guardare al di là delle banali apparenze.

Marco Andreani