La Poesia secondo Simic… e secondo me

Scrivo, per modo di dire, questo post per condividere con voi un’idea di poesia che non posso non sentire mia, al di là del fatto che Charles Simic è e ...

Scrivo, per modo di dire, questo post per condividere con voi un’idea di poesia che non posso non sentire mia, al di là del fatto che Charles Simic è e resta uno dei miei assoluti punti di riferimento contemporanei in materia

Estrapolo da Il Mostro ama il suo Labirinto una serie di riflessioni dell’autore sulla Poesia (e sulla figura del Poeta), su cosa è, su cosa dovrebbe rappresentare, su come dovrebbe essere accolta e trasmessa.

Avrei voluto saper descrivere io questi lucidissimi pensieri, perché spesso mi è capitato di pormi domande su cosa faccia di un poeta un poeta e di una poesia una poesia, senza che per questo pensiate che sono una sorta di sociopatico completamente perso nelle mie elucubrazioni più o meno filosofiche.

Ora mi eclisso, promesso, e lascio la parola a Simic, magari torno più tardi giusto per chiudere le fila del discorso… ammesso che ve ne sia veramente bisogno.

Ogni difesa della poesia è una difesa della follia.

Poesia breve: falla corta e dicci tutto quanto.

“Non si possono mettere le scarpe alle pulci” dicono i russi. Chi ha coniato questo proverbio non ha preso in considerazione i poeti.

Il poeta vede quello che il filosofo pensa.

Per gli amanti perfino i loro nomi sono poesia.

Reading di poesia. I quattro poeti continuarono a urlare per tutta la sera: “il mio dolore è più grande del tuo”.

La poesia che voglio scrivere è impossibile. Un sasso che galleggia.

La mia aspirazione è di mettere il lettore con le spalle al muro e obbligarlo a immaginare e pensare in modo differente.

Quasi tutte le poesie popolari contengono dei bollettini meteorologici: splende il sole; nevica; soffiava un forte vento… Il poeta popolare sa che conviene stabilire immediatamente il nesso tra il personale e il cosmico.

La poesia è una modalità di conoscenza, ma la maggior parte delle poesie ci dice quello che già sappiamo.

Impulsi contraddittori nel momento di creare una poesia: lasciare le cose come stanno oppure reimmaginarle; descrivere oppure mettere in scena; suggerire oppure asserire; artificio oppure natura e così via. Come le mucche, il poeta dovrebbe avere più di uno stomaco.

Il poeta legge le proprie metafore come l’indovina le foglie del tè: vedo uno straniero bruno, un viaggio, un rovescio di fortuna, ecc. Tanto varrebbe sistemarsi in una vetrina, con scialle e orecchini da zingara. Potrei farmi chiamare Madame Olga.

“Che cosa vogliono i poeti in realtà?”. Me lo sentii domandare una volta da un brillante professore di filosofia. Era sera tardi e avevamo bevuto un bel po’ di vino, sicché dissi la prima cosa che mi passò per la testa: “Vogliono conoscere cose che non si possono mettere in parole”.

I poeti e gli scrittori che ammiro stavano a sé. Anche la filosofia è sempre in solitudine. La poesia e la filosofia formano lettori lenti e solitari.

Il peggior delitto che si può commettere in una poesia è la comicità. Ironia e arguzia sono accettabili, ma il riso, in una poesia lirica, costituisce una grave trasgressione. La grande poesia è una cosa seria, o almeno così pensa la gente. Più il tono è solenne, più è degna di rispetto. Platone disapprovava la poesia che suscita “il riso irriverente”, e la stessa cosa fanno i miei studenti leggendo Frank O’Hara.

Una poesia: un teatro in cui siamo la sala, il palcoscenico, le quinte, gli attori, l’autore, il pubblico, il critico. Tutto in una volta!

La poesia moderna presuppone un’estetica e una filosofia moderne. La poesia scritta con questa modalità non può essere compresa senza una conoscenza della storia intellettuale moderna. Sembrerebbe ovvio, ma non lo è per tutti. Molti dei nostri critici letterari di punta non hanno spaziato nelle loro letture tanto quanto i nostri poeti. Le letture dei poeti sono molto più avventurose. E poi, naturalmente, ci sono la pittura e il cinema, che i critici regolarmente ignorano.

Va da sé che un cinese capirà la poesia cinese meglio di un occidentale. Ma la poesia non è soltanto ciò che rientra nel contesto culturale, è anche ciò che lo trascende.

“Ha immagini grandiose” dicevamo, e il senso era che il poeta non finiva mai di sorprenderci con le sue sfrenate associazioni. La libertà assoluta dell’immaginazione era il nostro ideale. Questo solo amavamo e questo volevamo dalla poesia che intendevamo scrivere.

Le immagini belle e misteriose sono statiche. Troppe immagini del genere intasano una poesia. Un’immagine misteriosa è un’icona sacra, miracolosa. Quante ce ne possono stare in un’unica poesia?

Rimbaud, l’inventore della metafora moderna, si considerava un veggente. Aveva visto che l’ambizione segreta di una metafora radicale è metafisica. Può aprire nuovi mondi. Può sfiorare l’assoluto. Quando cominciò a dubitare di questa verità, smise di fare poesia.

La maggior parte dei poeti non capisce le proprie metafore.

Nietzche: “L’uomo, una piccola, sovreccitata specie animale” dai giorni contati, che presenta l’oggetto del suo amore. Di questo parlano le mie poesie.

I poeti contemporanei hanno perlopiù dimenticato il simbolismo, specialmente la sua prima e grande intuizione: l’Essere non può essere detto ma solo accennato.

“Comprendiamo gli altri … in funzione della velocità con cui passiamo sulle parole” dice Valéry. Questo secondo me descrive bene quello che avviene in una poesia in versi liberi. Acceleriamo, oppure rallentiamo, il flusso della parole. Facciamo, una pausa… Stiamo in silenzio… E dopo, riprendiamo il nostro ritmo.

J. Riddel: “Che cosa ottiene il poeta? Non la semplice conoscenza. Ottiene di entrare nella relazione tra la parola e la cosa”.

Il provincialismo dei nostri critici: leggono B e Y, ma non Z, D o N. Hanno la conoscenza estremamente limitata del campo, però gli piace fare generalizzazione sulla poesia americana.

La cosa più profonda che Emerson abbia detto del poeta è che il poeta conosce il Segreto del Mondo: che l’Essere trapassa in Apparenza, e l’Unità in Molteplicità.

Una poesia è il luogo dove si svelano le affinità. La poesia come pensiero per affinità.

“Il pericolo maggiore per una poesia è la poeticità”. Non ricordo che l’ha detto.

Ai poeti narrativi: che senso ha, secondo voi, la raccomandazione di Pound: “Non ridite in versi mediocri ciò che è già stato detto in buona prosa”?

Tutti ci tengono a parafrasare il contenuto di una poesia, tranne il poeta.

Il poeta è come il chiacchierone compulsivo ai funerali. Gli altri gli fanno gli occhiacci e gli dicono di stare zitto, e lui a scusarsi, a riconoscere che non è quello il posto più adatto, eccetera, eccetera; e intanto va avanti a blaterare.

In poesia, per citare un musicista di blues che si fa chiamare Satana, si deve “imparare a peccare con rispetto”.

Essere poeta è sentirsi come un monociclista nel deserto, un prestigiatore pornografico in un angolo della chiesa durante la messa, un travestito alla scuola serale che manda baci all’insegnante.

Ogni immagine poetica, mentre rinnova il nostro stupore di fronte all’esistenza delle cose, interroga sul perché esiste qualcosa invece del niente.

La poesia, come il cinema, si preoccupa di sequenze, inquadrature, montaggio e tagli.

Una poesia come un’icona sacra, dipinta con la segreta speranza che un giorno un dio venga ad abitarla, miracolosamente.

Non è stato Joyce a scrivere da qualche parte che la poesia è “il burro dell’anima”?

La poesia tenta di colmare l’abisso esistente tra il nome e la cosa. Per i poeti, che la lingua sia un problema non è una novità.

I poeti che vale la pena leggere di solito credono in cose in cui la loro epoca non crede più. I poeti sono sempre anacronistici, obsoleti, fuori moda, e permanentemente contemporanei.

Soltanto la poesia può misurare la distanza tra noi stessi e l’Altro.

In una poesia, la forma è come l’ordine di esecuzione dei numeri in un circo.

Una poesia è un invito a intraprendere un viaggio. Come nella vita, viaggiamo per vedere panorami nuovi.

La speranza è che la poesia venga meglio del poeta.

Faulkner da qualche parte definisce la poesia come l’intera storia del cuore umano su una capocchia di spillo.

Eccola, splendida e e chiarissima la fotografia della poesia che più amo, non tutta la poesia ovviamente, bensì quella che più di altre mi trasposta in luoghi altri, che riesce maggiormente ad attivare in me dinamiche emotive e mentali capaci di farmi formicolare il corpo.

La poesia è certo più ampia, più sfaccettata, sempre oltre una possibile definizione univoca, la poesia è personale, soggettiva, inclassificabile portatrice di saperi e emozioni spesso più grandi di noi, suggestioni di un altrove che si colloca comodamente e in modo spesso oscuro nella parte più intima e profonda di noi stessi.

Grazie a Simic per ciò che hai scritto e per tutti i formicolii che sai regalarmi.

Marco Andreani