La Conquista della Felicità di Bertrand Russell

Affrontiamo un saggio di un grande personaggio del '900, un viaggio dentro noi stessi alla ricerca di quella cosa che è condizione e forse mai metà, la ...

Affrontiamo un saggio di un grande personaggio del ‘900, un viaggio dentro noi stessi alla ricerca di quella cosa che è condizione e forse mai metà, la felicità

Viene da domandarsi se possiamo inserire questo volume nel novero della letteratura “didattica” o “manualistica” che vuole educare al raggiungimento di qualcosa di veramente complesso da conquistare, come ad esempio il Manuale di Epitteto o L’Arte di Essere Felici di Arthur Schopenhauer. Alla fine direi di no, pur rappresentando un ulteriore tentativo epocale di fornire piccoli ma tuttavia non semplici consigli su come raggiungere uno stato il più vicino possibile al concetto universale di felicità.

La felicità scatena desideri e a volte paure, la si insegue ma la si scorge quasi sempre di spalle, la si raggiunge e spesso non si ha il tempo o la prontezza di riconoscerla che è già passata, lasciandoci un retrogusto distonico, quasi irreale, prima di gettarci nuovamente al suo inseguimento.

In questo caso Bertrand Russell non parla di ricerca della felicità, come invece potrebbe intendere Shopenhauer (indubbiamente più disincantato di Russell), bensì di conquista, nella convinzione che un uomo illuminato e razionale possa pesare al meglio le emozioni che la vita gli presenta, in modo da raggiungere lo stato di felicità che tutti noi desideriamo, sin da quando siamo bambini.

La prima parte del libro passa in rassegna, analizzandoli e sviscerandoli, i principali fattori che causano l’infelicità umana, mentre la seconda parte passa a descrivere i fenomeni che nella vita possono contribuire alla conquista di tutte le conquiste. Punti fermi sembrano comunque sempre essere la consapevolezza e l’equilibrio che il singolo soggetto può raggiungere, la propria capacità di autoanalisi di fronte anche al “difficile” al quale dobbiamo certamente attenerci vivendo, come direbbe il poeta Rainer Maria Rilke.

Di fronte alle affermazioni e agli esempi concreti riportati da Russell tutto sembra facile e al tempo stesso impossibile in termini assoluti. Vi è infatti un piccolo scarto anacronistico nei casi esemplari riportati da Russell e forse è proprio questo che allontana la sua opera dall’eternità e la rende molto adatta all’epoca nella quale il grande logico e filosofo si è mosso (prima edizione dell’opera è del 1930). Oltre a questa sensazione di scollamento dalla realtà contemporanea che si avverte in certi passaggi, il respiro dell’opera permette comunque a chiunque di identificarsi e di trarre riflessioni davvero in grado di rivelarsi utili.

Al di là di quelle che possono sembrare opinioni più o meno superficiali circa l’applicabilità e il successo di certi “compiti” per essere veramente felici, La Conquista della Felicità di Bertrand Russell resta un libro semplice e profondo al tempo stesso, specchio di un’anima certamente illuminata, una personalità che ha saputo sondare i misteri della logica matematica insieme a quelli dell’animo umano.

Un profondo pensatore che ha realmente cercato, con le sue parole, di rendere il mondo un posto migliore, e se la felicità è fatta anche di piccoli momenti apparentemente frivoli, allora la lettura di Russell contribuisce indubbiamente a costruire il grande mosaico che nella vita di ognuno di noi arriva a dar senso al concetto personale di Felicità.

Marco Andreani