L’Arpa d’Erba di Truman Capote

L’Arpa d’Erba è un libro delicato, sottile. Un libro che non stupisce ma accompagna, che non stravolge ma ipnotizza

L’Arpa d’Erba è un libro delicato, sottile. Un libro che non stupisce ma accompagna, che non stravolge ma ipnotizza

Il merito non risiede tanto nella storia quanto nello stile narrativo di Capote, che sa trasportare il lettore in una dimensione tra il reale e il sognante, in bilico tra le disillusioni dell’età matura e lo sguardo ancora limpido e spensierato della gioventù.

Devo ammettere che il romanzo autobiografico di Capote non rientra naturalmente nel mio gusto letterario e devo altresì ammettere che L’Arpa d’Erba è riuscito in un’impresa quasi titanica, quella di riportarmi indietro nel tempo, a quel periodo dell’adolescenza nella quale si scoprono le letture che influenzeranno per sempre il modo di amare e apprezzare la letteratura. La mia memoria è quindi andata al Barone Rampante di Calvino, a La Notte di Wiesel, al Giovane Holden di Salinger, romanzi e storie anche molto diversi tra loro ma, almeno per me, accomunati dallo stesso limpido sguardo evocativo e sognante, lo sguardo che solo i ragazzini che stanno appena scoprendo il mondo riescono naturalmente a possedere.

Non saprei sinceramente se consigliare a qualcuno oggi la lettura di questo piccolo ma prezioso gioiellino di una letteratura forse un po’ appannata, certo lo darei a chi non riesce ormai più a immaginare una casa osservando un albero, a chi non condivide il cibo che ha in casa se non in cambio di qualcosa d’altro, a chi da anni non si mette a correre per il piacere di sentirsi libero, e nemmeno più si immagina di poterlo fare, a chi non sa ascoltare il vento e le storie che questo trasporta.

L’Arpa d’Erba è un libro per molti ma non per tutti e perdonatemi la banalità calzante quanto poco necessaria. Ma d’altronde cosa è davvero necessario, quello che semplicemente ci circonda o quello che ci circonda arricchito dalla nostra curiosità e dalla nostra fantasia?

Marco Andreani