Io ti salverò

Ultimo appuntamento con i Racconti Vinosi di Fiorenza che ci hanno tenuto compagnia per quattro mesi, tra immaginazione e realtà... buona lettura

Ultimo appuntamento con i Racconti Vinosi di Fiorenza che ci hanno tenuto compagnia per quattro mesi, tra immaginazione e realtà… buona lettura

Eccomi qua, mia cara. Scusa il ritardo, ho dovuto dar retta a un paio di persone insistenti e noiose, e invece non vedevo l’ora di passarti a trovare. Come ogni giorno, del resto. Gli altri pensavo che io sia pazzo a starmene qui, seduto vicino a te che non parli, non ti muovi, non dai nessun segno di vita. Però io lo so che puoi sentire quello che ti racconto, anche se non mi rispondi. Perché dentro questo involucro immobile c’è vita, eccome. Che respira, entra in risonanza, vibra. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

Oggi il tempo non è niente male, sai? Il cielo è blu, ma proprio blu. E soffia una brezzolina che riempie di pace il cuore e spazza via la malinconia. Mi piacerebbe portati un po’ fuori, per farti almeno sentire tutto questo, visto che vedere non puoi vederlo. Però non è possibile, non me lo lascerebbero mai fare. E poi ci rimetteresti tu. Quindi pazienza, mi limito a raccontartelo. Ieri sera non riuscivo a prendere sonno, e lì, steso nel letto, riflettevo che la vita in fondo è come l’acqua che prende la forma del contenitore. Senza per altro poterselo scegliere, quel contenitore. E questo vale sia per la vita sia per l’acqua. Perché c’è sempre qualcun altro che provvede. Mah, ora che ci ripenso, mi sembra un’immagine ben stramba. Come la maggior parte di quelle che si fanno di notte, non credi? Stanchi morti, eppure con gli occhi spalancati a fissare il buio e il silenzio intorno. Anche il silenzio si può vedere, sai? Sì, credimi, è davvero così: io almeno lo vedo. È come se fosse denso e al tempo stesso fluido; a volte invece mi fa venire in mente l’ovatta, morbida e avvolgente ma anche un po’ inquietante.

Forse non ti interessano tutte queste mie divagazioni. Forse farei meglio a parlati di quello che sarà il tuo futuro, quando finalmente potrai uscire di qui. Perché arriverà quel momento, fidati. Io me ne intendo. È da tanto che lavoro qui, e non sei la prima che vedo in queste condizioni. Alle altre però non mi ero mai affezionato così tanto. Che sia perché sto invecchiando, e avverto di più la solitudine? Poco importa, comunque. Che diavolo ti stavo dicendo? Ah sì. Che prima o poi dovrai andartene di qui, anche se non ne avrai voglia. Non so dirti in che modo o quando, se è per questo. Né quello che ti potrà accadere una volta fuori.

Non ti preoccupare, però, perché c’è ancora tempo. E ti prometto che ti starò sempre vicino, e ti farò compagnia fino al momento in cui lascerai questo posto. Puoi anche venire a stare da me, ora che ci penso. Sempre se lo desideri, ovviamente. Perché, quando succederà, vedrai in quanti si affanneranno intorno a te. Compresi quelli che ora mi danno del pazzo. Ma non sono geloso. È così. È la vita. Ecco, appunto: è quella vita che mi dice che ora ti devo lasciare, perché se no mi vengono a cercare e magari urlano per chiamarmi, e questo non ti farebbe bene. Ciao, tesoro, passa una notte serena in questo luogo di pace, e ci si vede domani. Puoi contarci.

Si alzò dal pavimento molto lentamente, ascoltando le proprie ossa scricchiolare. Quando fu in piedi, ebbe un attimo di esitazione, poi allungò una mano e l’accarezzò, passando con delicatezza le dita su quella forma immobile. Che come sempre non diede alcun segno di aver avvertito il suo tocco amorevole e quotidiano. “Non importa, cara, lo so che lo hai sentito. E che, a modo tuo, mi vuoi bene. Te ne voglio anch’io, e tanto”, sussurrò l’uomo alla sua prediletta.

Sorridendo si voltò e si avviò con passo lento e pesante verso l’uscita, passando accanto a centinaia di altre bottiglie di vino, tutte identiche e tutte lì in cantina allo stesso scopo: invecchiare. Con delicatezza aprì la porta, uscì, l’accostò dietro di sé con attenzione, spingendo a fondo il chiavistello. Ma pianissimo, per non disturbare il riposo della sua amata.

Fiorenza Auriemma
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