In visita all’Azienda Agricola Benedetti di Negrar

Sabato pomeriggio, io e la mia foodblogger, ci siamo aggregati a un gruppetto di ...

Sabato pomeriggio, io e la mia foodblogger, ci siamo aggregati a un gruppetto di pochi amici e di parecchia bella gente ignota, alla scoperta dell’Azienda Agricola Benedetti di Negrar (VR), nel cuore (e se non è nel cuore poco dista) della Valpolicella.

La zona di produzione è pertanto quella dei più che noti Recioto, Valpolicella, Ripasso e Amarone. Vini, mi riferisco soprattutto agli ultimi due, di un certo spessore, ricchi, avvolgenti. Vini che però bisogna saper fare, altrimenti corrono il rischio di virare troppo sulla dolcezza facile, sull’alcol, sull’ammiccante spinto che molto promette ma che spesso non ha il coraggio di arrivare al sodo.

Prima di descrivere brevemente quello che abbiamo potuto assaggiare faccio una breve premessa sull’azienda e sull’accoglienza che abbiamo trovato al nostro arrivo. Una volta mezzadri oggi signori. Ma non certo signori spocchiosi e aristocratici, bensì gente alla mano, calorosa, disponibile, veri signori, roba bio, nulla di ogm nel sangue di queste persone. Ci hanno aperto le porte della loro casa, prima che la loro azienda, facendoci degustare nell’ordine:

Recioto della Valpolicella – Bianco da tavola da uve garganega e trebbiano – Valpolicella – Valpolicella Superiore – Valpolicella Ripasso – Amarone della Valpolicella (verticale 2012, 2011, 2010, 2008, 2007)

Sento doveroso un piccolo inciso sul vino principe di questo territorio, l’Amarone della Valpolicella, un vino che, ammetto, non sono personalmente abituato a bere frequentemente e che quindi non posso certo dire di conoscere nelle sue differenti espressioni. Il disciplinare di produzione prevede quanto segue (copio e incollo dal sito del Consorzio Tutela Vini Valpolicella):

Il disciplinare di produzione vigente prevede che l’uvaggio sia composto da uve Corvina (dal 45 al 95%), è tuttavia ammesso in tale ambito la presenza del Corvinone nella misura massima del 50%, in sostituzione di una pari percentuale di Corvina, Rondinella dal 5 al 30%. Possono concorrere i “vitigni a bacca rossa non aromatici, autorizzati e raccomandati per la provincia di Verona”, previsti, sino ad un massimo del 15%, dalla Doc.

Nell’ultima frase si apre un panorama di vitigni possibili, alcuni dei quali non certo autoctoni. Se infatti in molti utilizzano la Molinara (altro vitigno tipico del veronese), alcuni ricorrono a Merlot e Cabernet, introducendo in denominazione corpi che possiamo tranquillamente definire estranei.

Tutto questo ovviamente per arrivare al punto che mi preme sottolineare. L’Azienda Agricola Benedetti è una di quelle realtà che non utilizza vitigni internazionali, bensì unicamente uve autoctone, nel pieno rispetto del territorio all’interno del quale si inserisce.

Chiudo ringraziando Paolo Chinnici, onavista come me e organizzatore del piacevole ed educativo incontro, e l’Azienda Agricola Benedetti per la bella e luminosa giornata. Degustare vini che arrivano a toccare i 17 gradi, senza che l’alcol si avverta, non è cosa da tutti i giorni.

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