Il Violinista Pazzo di Fernando Pessoa

Una splendida raccolta di versi di Fernando Pessoa capace di sfiorare l'universale attraverso piccoli scorci di vita, riflessioni e sfaccettate ...

Una splendida raccolta di versi di Fernando Pessoa capace di sfiorare l’universale attraverso piccoli scorci di vita, riflessioni e sfaccettate introspezioni

Un altro libro di poesie e poi torno al romanzo… forse! Ultimamente devo dire di essere stato assorbito dalla lettura o, in alcuni casi, rilettura di poeti soprattutto latinoamericani, spagnoli o francesi e non posso davvero fare a meno di parlare anche solo di alcuni di loro. Inutile dire che Pessoa ha fatto breccia, soprattutto con questa raccolta, Il Violinista Pazzo, apparsa nella versione portoghese solo nel 1988.

Il Violinista Pazzo, titolo originale The Mad Fiddler perché scritta da Pessoa in lingua inglese, raccoglie 53 poesie divise in 8 capitoli, e rappresenta uno dei vertici poetici di Pessoa in una lingua diversa dal suo portoghese d’origine.

Questa raccolta, che doveva essere già pubblicata in Inghilterra nel 1917 ha una vicenda editoriale certamente articolata e insolita, che ne fa un’opera non sempre conosciuta e, in generale, poco diffusa. Il ciclo di poesie inglesi raccolte è però perfettamente indicativo della poetica profonda e sfaccettata di Pessoa, toccando molti dei temi cari all’autore, come il rapporto con se stesso, con Dio, con l’amore.

Quello che Pessoa a volte si trova a disegnare sono piccoli quadri, scorci di una veduta, di un singolo momento, accanto ad immersioni in dimensioni universali, appartenenti ad ognuno di noi, dense e corpose come i vini che spesso si trova a raccontare nei suoi versi. Pessoa è un poeta che descrive la sua tristezza con lieve armonia e i propri disagi con sicura eleganza. I suoi versi si muovono sempre liberi, come libera è l’anima del poeta, libera, immensa e sconosciuta.

“Nella mia mente è sopita una poesia che esprimerà la mia anima intera”. Ecco come Pessoa si guarda dentro e riconosce qualcosa di unico e capace di essere definito e definibile, insieme però sempre a qualcosa d’altro, qualcosa che raccoglie molti io diversi, quando lo stesso autore ammette: “Non distinguo nulla in me tranne l’impossibile amalgama delle molte cose che sono”.

Il Violinista Pazzo inizia con il capitolo omonimo e si conclude con Il Labirinto. In mezzo, alcune volte trova posta il vino. Chiudo con alcuni versi dal componimento Preghiera e due collegamenti ad altrettante poesie presenti nella raccolta che citano il prezioso frutto della vite.

Nostra Signora delle Lacrime Vane,
tuo è l’angolo più santo del mio cuore.
Sono stanco degli anni opulenti,
ubriaco del vino amaro
di affanni e di paure,
e di non sapere se non soffrire.

Incantesimo

Calice
Marco Andreani