Il Vero Valore di una Bottiglia di Vino

Premetto sin da subito che questo articolo non vi aiuterà a comprendere il corretto valore commerciale di una bottiglia di vino ma, si spera, ben ...

Premetto sin da subito che questo articolo non vi aiuterà a comprendere il corretto valore commerciale di una bottiglia di vino ma, si spera, ben altro…

Il vino è un’industria! Affermazione corretta in parte, totalmente errata sotto alcuni aspetti, quelli che ritengo essere i più importanti.

Il vino è un prodotto! Affermazione corretta sotto molti punti di vista, decisamente limitata sotto molti altri.

Il vino è un prodotto naturale! Affermazione scorretta sotto tutti i punti di vista. Senza l’intervento dell’uomo, per minimo che possa essere, non vi sarebbe vino alcuno, o almeno non “vino” che saremmo disposti a bere.

Il vino è un’esperienza!

Affermazione corretta sotto tutti i punti di vista e vera praticamente sempre, anche nel caso in cui l’esperienza dovesse rivelarsi del tutto negativa.

Fatti questi necessari chiarimenti mi chiedo quindi dove risieda veramente il valore di una bottiglia di un vino se non nell’ultimo punto, quello esperienziale. Qui, nel territorio della condivisione, della degustazione, della convivialità, nasce un’esperienza che si colloca in un preciso momento della vita di ognuno di noi e che comprende il luogo nel quale ci troviamo e la compagnia che ci circonda. Tutto questo concorre a dare a una bottiglia di vino un valore a volte inestimabile, ben superiore al suo valore commerciale, arricchito da territorio, persone, racconti, chiacchiere e sorrisi.

Se tutto questo vi sembra eccessivamente romantico o sdolcinato, perdonatemi, ma allora non amate il vino come lo amo io. Il prodotto vino è uno dei pochi “prodotti umani”, se non l’unico, capace di generare tutto questo con estrema semplicità. Per non fare alcun torto all’altra metà di enotecaletteraria dico subito che i libri sono in grado di altre imprese straordinarie, a volte più profonde e persistenti, ma sono anche legati a una tipologia di esperienza spesso molto più intima, personale.

La parola “passione” riesce ormai a nausearmi per l’abuso che ne è stato fatto, così come termini triti e ritriti quali: “terroir”, “eccellenza” o “naturale”. Spesso queste parole ormai stanche, sono state portate come bandiere da piantare solidamente sui terreni sempre nuovi del marketing e della comunicazione, perché, lo sappiamo benissimo, il vino deve essere venduto per sopravvivere e crescere.

Peccato che, così facendo, spingendo troppo sul pedale della comunicazione fine a se stessa, si rischia di non comunicare proprio un bel niente, confondendo anche le idee e e le percezioni che i consumatori hanno di un prodotto.

Tutto questo può però, fortunatamente e faticosamente, essere spazzato via dall’esperienza del vino, da quei momenti in cui è dato davvero degustare, conoscere, comprendere e condividere un piacere, momenti che si nutrono di parole e gesti semplici.

Torno da una giornata in provincia di Cremona ricca di esperienza di vino. Ne ho fatte molte altre di esperienze sul vino in questi anni, ma solo alcune sanno essere tanto limpide e luminose. In questa giornata abbiamo degustato alcuni vini, dopo dirò quali per rendere omaggio a loro e a chi li ha realizzati, raccontandoli come è giusto fare, trasmettendone un contenuto fatto non solo di uve, lieviti e tecniche in vigna e in cantina ma anche di tradizioni, desideri, obiettivi, impegno.

Conoscere un vino significa soprattutto questo. Conoscere chi lo ha fatto e sentire dalle sue parole cosa c’è nel bicchiere, conoscere da dove arriva e perché è nato in quel modo, sapere dal produttore cosa vorrebbe che il frutto del suo lavoro diventasse domani o perché dovrebbe rimanere uguale a come è adesso, condividere l’esperienza di quel vino con lui e con altri pronti a dire la loro o, semplicemente, a discutere di tutt’altro, trascinati da quello che il vino, insieme al cibo e alle persone, riesce a suggerire.

Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione – Ovidio

Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico – Molière

Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo – Ernest Hemingway

Ora non ditemi che sono un romantico senza speranza, non lo sono, non del tutto almeno. So però cosa può esserci davvero in una bottiglia di vino al di là del suo contenuto e vado a ricercare quel qualcosa in più capace di far evolvere un prodotto in esperienza.

Per questo ringrazio: Giovanni Arcari, Lucia Bellini, Giovanna Lazzari, Max Cochetti, Laura Sbalchiero, Lorenzo Cesconi, Martina Tarter, Annarita Dainese, Cristina Maradini, Manuel Vega e il Caffè la Crepa di Isola Dovarese in provincia di Cremona.

I vini degustati sono stati:

Nosiola e Chardonnay Azienda Agricola Cesconi – Pressano (TN)

Franciacorta Andrea Arici, Azienda Agricola Colline della Stella – Gussago (BS)

Franciacorta Azienda Vitivinicola Camossi – Erbusco (BS)

Valcamonica Azienda Agricola Togni Rebaioli – Darfo Boario Terme (BS)

Se volete sapere come erano alla vista, che sentori riportavano al naso o che sensazioni possiamo trovare in bocca non dovere far altro che provarli. Io, per ora, posso solo dirvi che erano colmi di bellissime esperienze.

Marco Andreani