Il Vaso d’Oro, Pezzi di Fantasia alla Maniera di Callot di E. T. A. Hoffmann

Se amate i racconti da brivido, tra fiaba e spirito grottesco, nell'atmosfera surreale della fine '700 e inizio '800, non potete non leggere ...

Se amate i racconti da brivido, tra fiaba e spirito grottesco, nell’atmosfera surreale della fine ‘700 e inizio ‘800, non potete non leggere Hoffmann

Hoffmann fu e resta tutt’oggi uno dei primi veri scrutatori dell’inconscio in letteratura e uno dei più acuti narratori di fiabe accarezzate da lunghe e oscure ombre. Anticipatore del surrealismo narrativo e studioso attento delle dinamiche che sorreggono le paure e le angosce dell’uomo moderno, Hoffmann ha seminato con scrupolo gli stessi semi che, più o meno negli stessi anni, coltivava anche un grandissimo autore come Edgar Allan Poe.

Questa splendida e ipnotica raccolta, Pezzi di Fantasia alla Maniera di Callot, è la prima che lo stesso autore compose e comprende testi molto noti come Il Vaso d’Oro insieme a novelle meno conosciute ma estremamente interessanti come Il Magnetizzatore. In questa raccolta Hoffmann prende ispirazione dalle incisione del maestro Callot, artista francese del primo ‘600 che infondeva una forte dose di fantasia e un’impronta decisamente visionaria alle proprie opere. Bizzarrie, spirito grottesco e punte di terrore si mescolano abilmente in queste pagine come nei disegni di Callot, a formare un mosaico di storie in grado ancor oggi di affascinare il lettore, trasportandolo in un mondo e in un tempo “altri”.

Fiabe inquietanti dunque, disseminate da metamorfosi, incontri insoliti, sconfinamenti in regni irreali che possono rivelarsi pericolosi per i poveri protagonisti delle storie narrate. In questi pezzi di fantasia troviamo i temi cari a tanta letteratura successiva, dall’inconscio alla psicanalisi, dal mesmerismo all’ipnosi, dalla dissociazione mentale ai labirinti nei quali perdersi.

Oggi come ieri il mio personale ricordo di questo splendido libro di Hoffmann è legato soprattutto al racconto Il Magnetizzatore, all’interno del quale si scorge chiaramente il filo narrativo che lega le prime storie di ipnosi e mesmerismo con il filone della narrativa sui vampiri, tema che è sempre riuscito personalmente ad affascinanti e che lego anche ad altri incantevoli racconti di Edgar Allan Poe sui labili confini che separano o uniscono la vita e la morte.

Tanto altro ci sarebbe da dire su Hoffmann e sul tipo di narrazione che ha contribuito a rendere grande, ma la cosa migliore da fare è conoscerlo “personalmente” leggendolo e riuscendo ad apprezzarne la visionaria originalità anche a distanza di secoli.

Marco Andreani
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