Hotel Insonnia di Charles Simic

Leggere Hotel Insonnia di Simic è come osservare lo scorrere di un fiume, ma senza sapere che fiume è, da dove arriva e dove porta

Leggere Hotel Insonnia di Simic è come osservare lo scorrere di un fiume, ma senza sapere che fiume è, da dove arriva e dove porta

Simic nasce a Belgrado nel 1938 ma è universalmente noto come poeta statunitense. Si rende riconoscibile sin da subito come poeta minimalista all’inizio degli anni settanta e prosegue la sua carriera con coerenza e originalità decisamente fuori dal comune.

Come sempre, al di là di nozioni che possiamo facilmente reperire su Wikipedia, mi interessa fornire un punto di vista personale, un riflesso delle suggestioni ricevute in dono dai versi distonici ma aggraziati di un’opera come Hotel Insonnia.

Nel raccontare, con componimenti secchi e diretti, ciò che si nasconde nei dettagli, negli anfratti e nelle inquadrature decentrate della vita di ogni giorno, Simic mi ricorda incredibilmente un regista come David Lynch, con la sua capacità di scovare e osservare, all’interno di una scena apparentemente semplice, il dettaglio che la maggior parte di noi non vorrebbe vedere.

La quarta di copertina della bella edizione Adelphi parla di tono discorsivo, sintassi elementare e lessico semplice. Chi sono io per smentire tutto questo? Nessuno, ma lo faccio ugualmente. Non riesco a essere d’accordo con queste definizioni, lo stile minimalista può rivelarsi quanto di più complesso e articolato esista, proprio perché spesso il lavoro difficile in poesia è quello di “togliere”, per arrivare al nervo vivo delle cose, a quella essenza fatta di malinconia, insonnia, visioni, sensazioni, suoni, odori, colori, allucinazioni, a quella pancia che non cede il passo alla ragione, ma decide di assorbire ciò che la circonda senza filtro alcuno.

Davvero leggere Simic è guardarsi dentro, confrontarsi con lati sfocati, tremolanti, bruciacchiati del proprio io. Si tratta di conseguenze indirette ai versi, non strettamente collegabili ai contenuti dei componimenti, perché ciò che leggiamo non corrisponde quasi mai a un nostro bagaglio esperienziale o culturale. Piuttosto è un lavoro profondo, sottile, penetrante, svolto da un differente livello di coscienza. Le parole di Simic si intrufolano nelle nostre carni, pronte a segnare inesorabilmente alcune zone sensibili. Qui risiede il senso di questa poesia scarna, immediata, sporca.

Lynch direbbe che per pescare pesci grossi bisogna essere disposti a immergersi in acque profonde, spesso buie, fredde, pericolose, dalle quali potrebbe non esservi ritorno. Simic è in questo territorio di confine, e noi con lui ci immergiamo, con quel pizzico di consapevolezza in più di poter riemergere ogni volta che ne abbiamo bisogno, per prenderci una sana e doverosa boccata d’aria.

Marco Andreani
Show comments
  1. Ottima recensione. lo metto nel carrello per completare un ordine su ibs…mi fai spendere: vergogna !

  2. [Author]

    soldi spesi bene :)

Comments are closed.