Franciacorta, un caso nazionale

Luci e ombre di un Vino che è anche un Metodo e anche un Territorio. Ma quanto è Tradizione e quanto Marketing? Una piccola provocazione per vini ...

Luci e ombre di un Vino che è anche un Metodo e anche un Territorio. Ma quanto è Tradizione e quanto Marketing? Una piccola provocazione per vini d’eccellenza

La qualità dei vini Franciacorta, prodotti in Franciacorta, è innegabile. Una qualità diffusa e sapientemente indirizzata dal Consorzio di Tutela, che ha saputo far crescere un prodotto e il suo territorio come poche volte si è riusciti a fare.

Dicendo Franciacorta non diciamo bollicine, non diciamo spumante, non diciamo talento, non diciamo nemmeno metodo classico, ma solo ed esclusivamente Franciacorta. Affermazione desiderata, cercata con coraggio e caparbietà, finalmente raggiunta a livello normativo ormai da qualche tempo.

Il 2008 è stata un’annata positiva per il Franciacorta. un’annata che ha visto anche l’aggiornamento del disciplinare di produzione, con regole più severe in termini di tempo minimo di affinamento sui lieviti e di rese in vigna. Il risultato è il disciplinare di produzione di un metodo classico più severo e restrittivo al mondo, più dello Champagne e del Cava, i maggiori concorrenti sul mercato mondiale delle bollicine d’eccellenza.

In tutto questo lavoro lodevole, volontà da premiare e giustamente riconosciuta, c’è sola una piccola nota stonata, nata da una sensazione che più che altro è una domanda che sorge spontanea.

Quanto alto è il rischio di trasformare questo successo in una rincorsa sfrenata all’eccellenza a tutti i costi?
Quanto c’è di realmente utile al vino e quanto è dettato dall’esigenza del mercato di essere ad ogni costo i numeri uno?

La Franciacorta, come non è mai stato nascosto, è da sempre stata vocata alla viticoltura, ma il Franciacorta non è certo un vino del Territorio in senso stretto. Vitigni internazionali hanno trovato tra queste dolci colline terreno fertile per dare ottimi risultati. Di contro, la grande richiesta di Franciacorta ha spinto molti produttori ad accantonare i vini rossi e bianchi, a riqualificare i terreni vitati favorendo la produzione di bollicine.

Pensiamo poi ad un prodotto come in Satèn, altra denominazione esclusivamente riservata al Franciacorta, studiato appositamente per venire incontro ai gusti di chi preferisce prodotti più morbidi, vellutati, meno secchi e quindi subito avvicinato ai palati femminili.

Ecco qua, non vogliamo provocare o criticare lo splendido lavoro di chi ogni giorni in vigna e in cantina fatica per donarci un vino di qualità altissima. Vogliamo solo spingere ad una riflessione sul confine che separa il rispetto di  un vino e di un prodotto, il territorio e i tempi e le modalità dettate dalla natura, dalle dure regole imposte dal mercato e dalle esigenze di comunicazione e di marketing per un nome, Franciacorta, che è diventato anche una filosofia.

Ci auguriamo che i produttori possano sempre dire la loro ed esprimere le proprie differenze, nei pregi e nei difetti, senza essere schiacciati da regole, normative, esigenze “altre”, che potrebbero condizionarne l’operato e, alla fine, il risultato finale, che deve e dovrà sempre essere quello di dare al consumatore un vino di qualità a un prezzo onestamente raggiungibile.

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