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  • Fabrizio De André e il bianco di Portofino

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    In Creuza de ma Faber parla del vino bianco di Portofino. Giochiamo insieme a scoprire che vino è, quali sono le sue caratteristiche, i suoi profumi

    E a ‘ste panse veue cose che daià
    cose da beive, cose da mangiä
    frittûa de pigneu giancu de Purtufin
    çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
    lasagne da fiddià ai quattru tucchi
    paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi.

    Creuza de ma, 1984

    Riportiamo subito le principali denominazioni dei vini bianchi presenti nella regione Linguria.

    Cinque terre
    Cinque terre sciacchetrà/dolce/liquoroso
    Colline di levanto bianco
    Colli di luni bianco
    Colli di luni vermentino
    Golfo del Tigullio bianco/frizzante
    Golfo del Tigullio moscato
    Golfo del Tigullio bianchetta genovese/frizzante
    Golfo del Tigullio moscato passito
    Golfo del Tigullio vermentino/frizzante
    Golfo del Tigullio passito

    Riviera di ponente vermentino
    Riviera di ponente pigato

    Tra queste la zona di Portofino corrisponde alla produzione del Golfo del Tigullio che, per i vini bianchi, è frutto della lavorazione di uve Vermentino e Bianchetta Genovese.

    Ecco un primo identikit di quel generico bianco di Portofino che Fabrizio De André cita in Creuza de ma.

    Mauro Pagani e io volevamo fare qualcosa che incantasse gli altri a partire da musiche che avevano incantato noi. Per chi vuole lasciarsi incantare Creuza è a disposizione.

    Fabrizio De André

    Creuza de ma inventa infatti un linguaggio musicale e una lingua nuovi, con un genovese influenzato dagli idiomi arabo, turco e ligure. Un linguaggio sognante prima di tutto, fatto per unire le genti che popolano il Mediterraneo.
    Tutto il disco è accompagnato dai suoni inediti di strumenti antichi e della tradizione, come il bouzouki, la gaida macedone, l’oboe turco, lo zerb, la viola a plettro, etc. Tutto per dar vita e definire la lingua del mare, fatta di “aromi, il sapore di un pasticcio in agrodolce di gatto (lepre di tegola), il bianco di Portofino; il volto color seppia, indelebile, di chi è rimasto a casa. Ossa, anima e cuore stesi a terra ad asciugare” (F. De André).

    Ecco come ci immaginiamo il bianco di Portofino che Faber ha assaggiato, in un fiasco semplice, accompagnato da una conversazione con genti diverse, magari su una veranda di fronte al mare, con il profumo delle onde e il rumore del sale.
    Ma se avete altre idee fatecele assolutamente sapere!


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    Tag: bianco di portofino, creuza de ma, faber, fabrizio de andré, mauro pagani

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