Club Midnight di Charles Simic

I versi di Simic sono terribilmente concreti, quotidiani, realistici, fatti di carne e sangue, di quel dettaglio che tende all’universale perché ...

I versi di Simic sono terribilmente concreti, quotidiani, realistici, fatti di carne e sangue, di quel dettaglio che tende all’universale perché l’universale racchiude

Leggere Simic significa sollevare una zolla di terra e scoprire cosa si nasconde sotto la sua superficie. Non tutto quello che vediamo potrebbe piacerci, ma la bellezza, lo sappiamo, possiede forme e colori anche molto differenti, e anche ciò che ci perturba, ci disgusta o ci spaventa, può racchiudere in sé una luce viva, pulsante, in qualche modo attraente.

Questa è la seconda raccolta poetica di Simic che ho avuto il piacere di leggere, la prima in assoluto è stata Hotel Insonnia, e non ringrazierò mai abbastanza la persona che me lo ha fatto conoscere.

Da allora Simic è un mio poeta alla stessa stregua di Rilke, di Salinas e di pochi altri che sono stati in grado non solo di ammaliarmi con i loro versi, ma di affondare più in profondità, spostando i nervi per raggiungere quei piccoli centri sensibili che ci fanno tremare, e che appartengono personalmente e differentemente a ognuno di noi.

Simic è la musica che sai di aver già ascoltato da qualche parte ma che non riesci a riconoscere, quel volto che hai già osservato ma al quale non riesci ad associare un nome o una situazione. Le poesie di Simic hanno il sapore del conosciuto e il retrogusto forte delle nuove scoperte. La sua vita, la vita di ognuno di noi, l’emarginazione e il dolore, lo stupore nei dettagli, sono elementi che si intersecano naturalmente tra le sue pagine, e che si impongono alla nostra coscienza.

Comprendo in pieno che mi sto lasciando andare a una recensione di pancia, ma non posso fare altrimenti. La poesia di Simic è poesia di pancia, e la pancia non riesce quasi mai a dialogare coerentemente con la testa… quindi…

Chiudo con una riflessione che richiederebbe pagine e pagine di discussioni ma che riassumerò in alcune brevi domande senza risposte: Che cosa fa di un poeta un poeta? Può esistere poeta senza versi e poesia senza un autore che ne fissi il segno?

Ovviamente non so rispondere a queste domande, ma di una cosa sono convinto. Esistono poeti puri, tali in virtù del proprio essere e della propria sensibilità, e poeti in relazione ai propri versi. Simic, per me, è poeta puro, poeta nell’animo, uomo che avrebbe anche potuto non scrivere mai un solo verso e non per questo sarebbe stato meno poeta.

Marco Andreani
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  1. Ciao, complimenti per il bellissimo blog. Se vuoi scoprire i dolci

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    ciao

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