Chi Siamo Noi per Giudicare un Vino?

Piccola riflessione sulla natura spesso equivoca dei giudizi sul vino, dal presupposto che il senso del gusto appartiene a tutti noi

Piccola riflessione sulla natura spesso equivoca dei giudizi sul vino, dal presupposto che il senso del gusto appartiene a tutti noi

Il vino deve essere per forza giudicato? Probabilmente si, ma a che scopo? Il fine ultimo di un giudizio su un vino dovrebbe essere quello di poter consigliare il consumatore finale su un acquisto di qualità a un buon prezzo, una giusta via di mezzo tra i vini da un euro e quelli da trenta e oltre. Ma è sempre così?

La riflessione muove da quelli che sono i giudizi dei cosiddetti esperti, quelli che sono “autorizzati a giudicare un vino”. La domanda spontanea è come mai un processo di questo tipo si debba applicare a un vino e meno ad altri alimenti, e se proprio questa distinzione tra la massa e gli esperti non porti ad un parallelo allontanamento dei consumatori dalla cultura del vino, cultura alla portata di tutti.

Certamente l’approfondimento di certi temi e argomenti aiuta a comprendere meglio un mondo vivo, fatto di radici, terra, cura, attenzione e pazienza, riposo, rispetto dei tempi della natura. Ciò premesso il passo successivo, quello dell’assaggio del prodotto finale e dell’espressione di un parere è in realtà una capacità che tutti possiamo avere. E come ci permettiamo, senza troppa paura di essere guardati storti, di giudicare il sapore di una torta o di un arrosto, perché non possiamo fare lo stesso con un bicchiere di vino.

Forse, quindi, la distinzione da fare, al di là dell’approfondimento personale, dovrebbe essere quella tra chi ha un palato più o meno fine, ricordando che comunque anche quello del “palato fine” è un mito da sfatare, visto che nel palato di recettori del gusto non ve ne sono.

Il consiglio che mi sento dunque di dare, da assaggiatore di vino con tanto di corso e approfondimenti vari, è quello di non aver paura di esprimere il semplice parere sulla qualità di un vino, liberamente, in funzione di quello che i vostri sensi vi trasmettono, senza timore di sbagliare, perché in realtà di errori non ne potete commettere. Se poi desiderate affinare i vostri sensi e comprendere qualcosa di più sull’universo del vino allora i percorsi sono molti.

La metà non si raggiunge mai ma la direzione è comunque chiara, o così dovrebbe essere. La cultura del vino è infatti cultura dell’uomo, è consapevolezza e conoscenza, è saper distinguere e scegliere, è condivisione e piacere. E vi sembra poco?

Show comments
  1. Perchè scrivi “metà” con l’accento sulla a…?non è la metà di qualcosa,è la meta da raggiungere!
    Giudicare un vino per come la vedo io,è l’opportunità di offrire il propio giudizio al prodotto che rappresenta il risultato di un anno di lavoro.Nel complesso è difficilissmo valutare ma a noi uomini è stata data la facoltà di sfruttare i nostri sensi per avvicinarci il più possibile a commentare con parole rubate alla natura,un qualcosa che io mi limiterei a considerare una manna divina…..
    Da piccolo produtture posso dire che sovente i vini meglio riusciti non escono neppure dalle cantine,ci sono dei bianchi chardonnay che è meglio che nessuno li assaggi….farebbero rinascere i morti….colore,profomo,intensità,vigore,energia…….tante cose che insieme generano qualcosa di ecezionale…..
    Valutare …certo che va bene…..amici miei….al supermercato comperate solo i beni di necessità,per le altre cose…abbiate naso..

Share your thought