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    Poesie Scelte di Antonio Machado

    martedì, 1 maggio 2012
    {lang: 'it'}

    Un’interessante ed educativa raccolta di versi di un grande poeta spagnolo, capace di ammaliare e di lasciare perplessi, ma sempre con la medesima intensità

    Leggere Machado è come innamorarsi, rendersi conto che è tutta un’illusione e innamorarsi nuovamente, in un continuo movimento dal basso verso l’alto e viceversa, una sorta di danza tra estasi e dura concretezza.

    Antonio Machado nasce a Siviglia il 26 luglio 1875, secondo di sei figli. Negli anni della formazione culturale si muove tra Madrid e Parigi, sino a diventare uno dei poeti simbolo di un nuovo modernismo. Sono i primissimi anni del ’900 e Machado, dopo aver pubblicato le sue prime composizioni, deve abbandonare gli sfarzi della capitale spagnola per immergersi nella quiete della campagna castigliana, sulle sponde del Duero, che tanta parte avrà tra i versi delle sue poesie.

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    La Solitudine dei Numeri Primi, qualche anno dopo

    mercoledì, 11 aprile 2012
    {lang: 'it'}

    Un punto di vista “altro”, rispetto a una recensione del 2009, su questo fortunato romanzo di Paolo Giordano, a qualche anno ormai dalla sua pubblicazione

    Conoscete la teoria matematica dei primi gemelli? I primi gemelli sono numeri primi un po’ speciali, perché esistono solo in coppie e se ne stanno vicini, o quasi, perché c’è sempre un numero pari in mezzo tra loro che non gli permette mai di toccarsi davvero.

    Questi sono Mattia e Alice, due primi gemelli: 2760889966649 lui e 2760889966651 lei.

    E quel numero pari che li separa dal mondo e l’uno dall’altra è da ricercarsi nella loro infanzia, due eventi traumatici che segneranno irrimediabilmente tutta la loro esistenza, un incidente sugli sci per lei, l’abbandono della gemella ritardata per lui.

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    La Porta di Magda Szabó

    lunedì, 19 marzo 2012
    {lang: 'it'}

    Un romanzo sorprendente e autentico, l’occasione unica di fermarsi a riflettere su quali porte abbiamo varcato e quali ancora abbiamo paura di oltrepassare

    Scrivere di questo romanzo non è cosa semplice. Ci troviamo di fronte a un capolavoro, cosa ormai sempre più rara. Chi ha già avuto modo di leggere qualcuno degli articoli sui libri presenti in questo blog sa che non uso con leggerezza certi termini. La parola capolavoro è uno di questi, va trattato con cura, delicatezza e attenzione estreme, con la consapevolezza dell’importanza che riveste se usato con convinzione.

    La Porta è un romanzo che merita rispetto, il racconto di una vita vissuta con estrema lucidità e una coerenza e un contegno unici, senza paura e pregiudizi. Emerenc Szeredás è la protagonista assoluta del libro, l’anziana ma forte governante che aiuta la giovane scrittrice Magda nelle faccende domestiche, le pulizie, la cucina, la cura dell’amato cane di famiglia, Viola.

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    Il Demone di Tanizaki Jun’ichirō

    lunedì, 20 febbraio 2012
    {lang: 'it'}

    Mi sono trovato di fronte un libro fastidioso con una storia affascinante, come lo sono tutte le storie che racchiudono un erotismo morboso e opprimente

    Il Demone è un racconto giovanile di Tanizaki, datato 1912, che dimostra i suoi anni senza vergogna e che, se non lo si può propriamente definire attuale, rappresenta bene uno stato d’animo di frustrazione e di schiavitù nel quale si rinchiudevano molti giovani giapponesi dell’epoca.

    Il giovane Saeki si trasferisce a vivere a Tōkyō, in casa della zia e della provocante cugina Teruko. Non è però l’unico uomo presente. Insieme a loro abita già da tempo anche Suzuki, giovane studente con evidenti difficoltà a rapportarsi con gli altri. Rinchiuso in queste quattro mura Saeki deve far fronte alle avance della cugina, che gli provocano non poco turbamenti, e alle minacce di Suzuki, che vanta un precedente accordo, forse del tutto immaginario, per prendere in moglie Teruko.

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    Sulla Retorica, Mastica e Sputa

    mercoledì, 15 febbraio 2012
    {lang: 'it'}

    Discorso piuttosto serio, ma spero non pesante, sulla Retorica e sul suo impoverimento oggi, sul perché masticare e sputare è sempre più importante

    Scrivo questo articolo, decisamente differente dai soliti, mosso da una riflessione in seguito a uno specifico fatto avvenuto ieri sera. Mi riferisco a un discorso tenuto da un famoso cantante italiano in occasione di un noto festival musicale (giusto per non fare nomi :-) . Questo singolo episodio è, in verità, la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso di un ragionamento molto più ampio e generalizzato, quello di come e quanto si sia impoverita la Retorica oggi.

    La Retorica è l’arte del dire, quella disciplina che insegna a saper parlare allo scopo di persuadere il pubblico che ascolta, per convincerlo che le proprie opinioni sono giuste e condivisibili. La retorica quindi nasce e si sviluppa in rapporto ai propri ascoltatori.

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    Venivamo Tutte per Mare di Julie Otsuka

    domenica, 12 febbraio 2012
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    Una sola e discreta voce per decine di donne giapponesi che attraversano l’oceano, negli anni precedenti la seconda Guerra Mondiale, verso uomini e vite a loro ignote

    Sulla nave portavano solo pochi beni personali e la fotografia degli uomini che sarebbero diventati i loro mariti, giapponesi emigrati anni prima in California per lavoro. Questo, e molto altro, è Venivamo Tutte per Mare.

    Una storia già scritta di anime destinate a incontrare sofferenze, sacrifici, meno spesso gioie, sempre con incredibile contegno e umiltà, con il passo sicuro di chi non dimentica da dove arriva e conosce, o almeno crede di conoscere, qual è il proprio ipotetico posto in un mondo nuovo e a volte ostile.

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    Baciami Come uno Sconosciuto di Gene Wilder

    sabato, 28 gennaio 2012
    {lang: 'it'}

    La vita di un artista attraverso la sua carriera, i suoi amori e le sue adorabili e umanissime debolezze. Una mente geniale e una sensibilità unica e delicata

    Gene Wilder si racconta, e lo fa con stile e delicatezza, con un passo solo apparentemente zoppicante, in grado di trasformarsi repentinamente in capriola per rimettersi ogni volta in piedi, proprio come Willy Wonka quando fa il suo originale ingresso in scena nell’omonimo film del 1971.

    La scrittura di Wilder è infatti sicura e fluida, emotivamente ricca e al tempo stesso capace di osservarsi come da una distanza che denota maturità e consapevolezza conquistate nel tempo.

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