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    La Bruttina Stagionata e Beaujolais Nouveau

    giovedì, 11 giugno 2009

    L’ironico romanzo di Carmen Covito con un novello d’oltralpe. La leggerezza e consapevolezza di una quarantenne degustando un Beaujolais Nouveau

    Sovvertiamo le abitudini! Oggi mi viene così e il libro lo richiede. Scegliamo un buon novello, uno di quelli dal nome altisonante, un Beaujolais Nouveau. Ne versiamo un buon bicchiere e togliamo dalla borsetta il nostro libro. Perché è senz’altro lì che deve stare La Bruttina Stagionata di Carmen Covito. Un degno sostituto di prozac e antidepressivi in genere.

    Ogni donna, dovrebbe averne una copia e tuffarcisi un po’ quando serve. Q.b., quanto basta, secondo le migliori ricette. Perché se è vero che i redazionali di riviste femminili dedicano speciali di estetica ed esistono vere e proprie collane per imparare a sfoggiare “mise” all’ultima moda, è pur vero che il tumulto delle passioni, in un’inesorabile corsa contro il tempo, rimane un quotidiano dilemma. E il collocare sé stesse in realtà quali l’amore e la passione diventa spesso un lontano miraggio.

    Marilina Labruna vive in una Milano livida, popolata di donne solitarie e uomini furbi che approfittano dei bisogni d’amore. Perciò lei, quarantenne non brutta, bruttina, il che è anche peggio, trova un modo diverso per sopravvivere e trionfare.

    “…Trasognata fra quel baluginare incerto di fanali allo iodio semiaccesi [...] lei si era stretta forte le braccia intorno al petto per darsi un fondo di solidità ed arrestare la nausea che cominciava a farla vacillare. Era sul trampolino di una felicità possibile. [...] le sta prendendo un rigurgito di ansia di un sapore corrosivo. E non è bello, la memoria di qualcosa che comunque è stato amore non dovrebbe tornar su come un rutto dal sapore di sperma…”

    È un libro incredibilmente ironico, divertente e verissimo, intriso di quello che può sembrare l’atavico dilemma maschilista: le donne belle restano le sole desiderate e vincenti. Senza riproporre slogan femministi “non siamo un contenitore ma molto altro”, è un libro che ogni donna dovrebbe leggere. Ti sa strappare un sorriso, non sottraendosi dal raccontare verità che appartengono a molte di noi, consapevoli che per ogni donna che si considera insignificante già Proust scriveva “lasciamo le donne belle agli uomini privi di immaginazione”.

    Quindi, alzando il nostro Beaujolais Nouveau che ora avrà ritrovato nel calice il suo vigore e calore, estendiamo un brindisi ad ogni bruttina stagionata, a quelle più che bruttine e a quelle a cui è stata donata la grazia della beltà. È l’essere donne che ci rende così preziose.

    Clarita Kalimocio


    Movie Icons Johnny Deep e Assenzio

    martedì, 26 maggio 2009

    Una biografia illustrata di Johnny Deep e l’Assenzio. Un abbinamento insolito davvero che accosta un libro che non è un romanzo a una bevanda che non è un vino

    È indubbio che questo tentativo anarchico, e di discutibile qualità letteraria, per molti sia al pari di un Golpe nei confronti della “linea guida” intellettual-chic di enotecaletteraria. Pertanto me ne assumo qualsiasi responsabilità, dissociata dalle illuminate menti.
    La scelta è azzardata ma motivata. Non ci prodighiamo in asserzioni sulla libertà di espressione, ma vorrei qualcuno che contraddicesse cotanta libertà estetica e di intrigo al maschile.

    Movie Icons, collana di Taschen colorata e coronata da immagini evocative e celebrative dei divi hollywoodiani, racconta attraverso preziose immagini e brevi testi le biografie delle stars. Non ci inoltriamo pertanto nei dettagli accademici di Johnny Deep. Come per alcune propagande pubblicitarie “basta la parola”, qui direi che basta un rapido sguardo per sovvertire una giornata di discutibile piacevolezza.

    Puntiamo sulla sensazione finale, sul risultato della cura medicale che, in questo caso, non passa dall’olfatto, né dal gusto, né dall’udito, ma da una visione d’insieme che invade comunque inaspettatamente tutti e cinque i sensi. E questo, credetemi, è una rara e preziosa peculiarità, una “forma d’arte”. Ma non esageriamo, qualcuno più saccente di me potrebbe non essere d’accordo. Semplicemente accogliamo queste pagine patinate, 192 per volume più o meno, in cui ritratti sofisticati ed enigmatici raccontano una vita. Un volumetto vigoroso quindi e un po’, come è d’uso definire in questa stagione, “da ombrellone”.

    « Il mio corpo è un diario in un certo senso.
    È come usano fare i marinai per i quali ogni tatuaggio significava qualcosa. Un determinato periodo della vita, un evento bello o brutto, viene inciso sulla propria carne. Se lo si fa da soli con un coltello o ci si fa fare un tatuaggio da un artista professionista è la stessa cosa. »
    Johnny Deep

    L’abbinamento? Per godere appieno, amplificare le piacevoli sensazioni e destare orrore nei raffinati palati degli avventori di enotecaletteraria, direi che il meglio è, senza dubbio, l’assenzio.

    Distillato di erbe dal colore verde-azzurro per effetto della clorofilla, è bevanda nota ed apprezzata soprattutto nella Francia del Romanticismo. Quindi direi che ha tutte le carte in regola per donare quel po’ di gioco e ilarità che ha mosso queste righe, certi che non solo i capolavori ma anche la leggerezza possa godere di attimi di grande successo.

    Clarita Kalimocio


    Poesie Zen e Brut Rosé Arturosè Azienda Bersano

    venerdì, 8 maggio 2009

    Poesie Zen a cura di Lucien Stryk e Takashi Ikemoto, con uno Spumante Brut Rosé Arturosè dell’Azienda Bersano di Asti, dove è nato il Metodo Classico italiano

    Abbinamento bizzarro, dopo tempo che di abbinamenti nemmeno l’ombra. Tempi di carestia anche per la fantasia. Ecco allora che, tra le montagne di libri di una libreria del centro, compare questo, lo Zen. Inflazionatissima parolina che pare aprire mente e spazi dai confini infiniti. Evocandola si brama alla luce più saggia ed intensa. Ma a colpirmi, a onor del vero, è la “saggia presentazione” di una grande donna, seppur discussa, della letteratura contemporanea: Rossana Campo.

    Ma andiamo con ordine. In questo piccolo volume sono racchiusi millecinquecento anni di storia dei più grandi maestri zen, poeti dell’illuminazione. Anche se, in questo caso, è velata la contraddizione ed il paradosso del non prendersi troppo sul serio. Ma, riflessioni zen a parte, la poesia è, a mio avviso, priva di giudizio, come un’opera d’arte. Tutt’al più evoca, riduce o amplifica le emozioni.
    Il risultato è certo vicino alla filosofia orientale. I versi contenuti, scritti secondo l’haiku più tradizionale, riescono a stupire con la leggerezza del petalo di rosa o la tenacia di un colpo di frusta.

    Interessante la presentazione di Rossana Campo che si svela nella fragilità e nel riconoscere quei limiti che abitano in ognuno di noi e che forse l’approccio, seppur timido ma onesto, verso una cultura tanto lontana, rivela. Nessuna ambizione al sermoneggiare, ma un’attenta analisi sulla vera essenza dell’uomo, quella “mente” che unisce la ragione al cuore e alla vita, indissolubilmente. E poco importa se l’analisi ha successo o lascia qualche perplessità. Il segreto, la scommessa è il provarci. Non conta il risultato quindi ma la volontà della ricerca di sé. Più semplicemente, se anche questo dovesse risultare pedante e noioso, queste pagine possono essere un viaggio fantasioso in un posto che pare tanto lontano ma che in fondo esiste in ognuno di noi.

    L’abbinamento libro vino ideale direi debba essere vivace e frizzante. Quel che preferite, purchè in armonia con la contraddizione di alcuni “grandi saggi”, in quell’oasi di libertà in cui il bianco e il nero assumono il medesimo significato. Nel nostro caso abbiamo pensato di esaltare l’apparente contraddizione tra la riflessione del pensiero Zen e l’esuberanza di un buon

    Spumante Brut Rosé Arturosè Metodo Classico, annata 2005, dell’Azienda Bersano

    Il colore tenue, il perlage fine e persistente e i profumi e sapori fruttati ci accompagnano elegantemente nella lettura, con quel pizzico di brio che non guasta mai. Il territorio e quello di Nizza Monferrato in provincia di Asti, la zona di un Piemonte famoso per i rossi che, nel 1800, ha visto nascere il primo Metodo Classico nazionale, prima vera alternativa italiana allo Champagne francese.
    Buona degustazione dunque e buona lettura, alla scoperta di quelle unicità o primati che spesso sono solo dentro ognuno di noi.

    Per settantadue anni ho tenuto appeso
    la soglia del karma
    dopo averlo infranto,
    ho varcato la soglia del Sentiero

    Ikuo-Myotan

    Clarita Kalimocio


    Sdraiami di Berarda Del Vecchio e Sollucchero di Monte Valentino

    mercoledì, 18 marzo 2009

    Il romanzo della Del Vecchio con un liquore a base di visciole. Sdraiami e Sollucchero per allietare e divertire, con un pizzico di riflessione

    Nell’era in cui si promuovono amori in chat, si declinano inviti ed interessi reali e concreti a favore del video e dello scenario “improbabile”, se non inquietante, dello sconosciuto via etere, ci tuffiamo in una consapevole, ma quanto mai divertente, lettura, in una realtà a tratti imbarazzante.

    Sono tempi questi in cui siamo sommersi dall’offerta variegata di lezioni a tema unico: il sesso.
    Consapevoli che la tematica è ostica al linguaggio e più piacevole nell’azione, a volte può rappresentare uno spunto se non di riflessione ideologica o accademica, di “presa di coscienza”.

    Sdraiami. Così titola il libro di Berarda del Vecchio. Poco più di 140 pagine che rappresentano un grido di dolore per il maschio che non c’è più. Per contrappeso, ragazze e donne che si sentono femministe, indipendenti ed adulte ma che vorrebbero anche che, ogni tanto, l’iniziativa partisse da lui.

    Undici profili di uomini tipo, in situazioni tipo, con atteggiamenti tipo. Purtroppo realtà di una qualsiasi donna. E così si tratteggia il fidanzato commercialista, quello no limit, lo scrittore, il politico e molti altri.
    Ironico, divertente e arguto, così lo definirei, nelle prime pagine espone lo “sdraiami pensiero”, che definisce l’uomo tipo “che sia bono, dolce e con le palle”, un uomo – dice l’autrice – che diventa adorabile quando sa metterti le mani addosso senza che tu glielo suggerisca, che sa riconoscere il giusto momento per interagire, per invitarti ad una cena, per chiederti il numero di cellulare. Che ad un certo punto della serata sappia cosa fare.

    Un uomo in grado ancora di stupire la propria donna.
    Negli anni di Sex and the City è davvero dura lotta per le spettatrici de Il Tempo delle Mele in cui coraggio, romanticismo ed amore tinteggiavano gli sfondi. Oggi sono urla di dolore.

    Il denominatore comune resta quindi l’inadeguatezza, l’imperativo assoluto, la condanna. Soprattutto sembra che gli uomini abbiano smarrito completamente la grammatica dell’amore, che non sappiano più corteggiare una donna. Siamo passati dalla pubblicità degli anni ottanta di un noto profumo maschile il cui slogan proclamava “per l’uomo che non deve chiedere mai” ad una realtà del ventesimo secolo in cui “l’uomo non deve chiedere mai perché non ha nulla da chiedere”.

    Un libro certamente antimaschilista ma anche e soprattutto divertente. Forse la Beauvoir potrebbe inorridire nel verificare che queste sono le nuove lotte e i nuovi allarmi della donna oggi, ma in fondo il femminino, anche quando travalica negli eccessi, è sempre unito e compatto e questo almeno è da riconoscere.

    Nota felice, l’happy ending finale. Nessun disfattismo e la piacevolezza del gioco dei ruoli in cui, temo, molti maschi onesti si riconosceranno. In vista dei primi week end primaverili è un libro da ombrellone, così lo si potrebbe definire, visto l’anticipo può essere un buon corroborante per una grigliata mista, se la controparte è almeno carina.

    A che vino abbinare questo libro? Un liquore in realtà, il Sollucchero di Monte Valentino

    Liquore aromatizzato alle visciole, una varietà di piccole ciliegie. La base è quella di un vino rosso di Orvieto, prodotto da un uvaggio di Sangiovese, Montepulciano, Ciliegliolo e Canaiolo.

    Alla vista si presenta di un bel rosso rubino intenso con riflessi violacei. Al naso è molto intenso, persistente, ma al tempo stesso fine. Subito evidenti le note fruttate, con uno spiccato sentore di visciola. Ben percepibili anche mora, ribes, prugna, confettura di frutta a bacca rossa e fragole.
    La fragola che nell’interpretazione dei sogni rappresenta aspetti immaturi del carattere quando la si mangia e incontri sentimentali se la si raccoglie.

    Quindi un prodotto che nella persistenza gustativa porti con sé il ricordo di questi sapori. Non un vino elaborato o pregiato, ma un liquore che sa d’ilarità, di colore, di allegria, senz’altra pretesa che allietare il palato, divertendo.

    Clarita Kalimocio

    Erec e Enide di Montalbán e Trento Perlé Rosé Cantine Ferrari

    martedì, 3 marzo 2009

    Erec e Enide, la Gioia della Corte di Manuel Vásquez Montalbán e un Rosé Brut Talento Metodo Classico delle Cantine Ferrari. Impegno politico ed eleganza

    “Il premio Carlomagno si desta. Ha fatto parte, suppongo, dei miei sogni
    e ora eccolo qui, a portata di mano.”

    Inizia così lo struggente e bellissimo romanzo di Montalbán, che si cimenta qui in uno dei suoi temi preferiti: l’opposizione tra vita e cultura.

    Una commovente storia parrallela ed intensa, da una parte in Galizia l’emerito prof. Matasanz, specialista in letteratura medievale, tiene, in occasione del ritiro del premio tanto ambito, una lezione su Erec e Enide, prima novella del ciclo di Re Artù di Chrétien de Troyes.
    Dall’altra parte del mondo il figliastro Pedro e la sua compagna Myriam, volontari in un paese del Centroamerica, stanno sperimentando le medesime peripezie di Erec e Enide, disapprovati dal vecchio Matasanz.

    Il professore, infatti, non riesce a riconoscere nei due giovani l’attualizzazione dei personaggi mitici, da lui tanto amati, riuscendo a vivere solo attraverso la parola scritta. Sullo sfondo la moglie Madrona, personaggio positivo della Barcellona bene, si prepara alle feste natalizie con il desiderio di radunare tutta la famiglia.

    I parallelismi non sono forse ben riusciti, ma la storia dei due giovani è lo specchio fedele dell’America Latina dove militari, paramilitari e latifondisti dettano legge.
    Pagine che gelano a livello politico, parallelamente la storia tra Julio e Madrona si impone a livello umano.
    Persino Carvalho non avrebbe bruciato queste pagine arricchite di descrizioni e luoghi nuovi, New York, l’attentato alle Torri Gemelle, le liti guatemalteche.

    La scrittura è scostante, “saltellante” da un personaggio all’altro, ma in questa danza di parole muovono psicologie, stati d’animo, sguardi, passioni e soprattutto una riflessione sul significato ultimo dell’esistenza, un inno all’amore che va vissuto e riconquistato quotidianamente e al dolore che, quasi quale componente intrinseca, appartiene allo stesso.

    Quale vino abbinare? Trento Perlé Rosé, Brut Talento Metodo Classico 2003 Cantine Ferrari

    Un brut rosé, senza alcun dubbio bollicine, quale possibile tributo al personaggio aristocratico di Madrona, in primis, e alla titolarità del professore protagonista del romanzo.

    Il Trento Perlé Rosé Ferrari 2003 è prodotto dai vitigni Pinot Nero e Chardonnay, da vigneti situati nelle colline nei dintorni di Trento. Ha il colore dei petali di rosa, un rosa antico e delicato, che ricorda il melograno. Il bouquet è fiorito con note di lamponi, mirtilli rossi e ciliegie, intenso ma anche fine ed armonico. In bocca si presenta elegante e vellutato, con buona struttura e persistenza.

    I colori e le memorie alle quali rimanda sono i colori dell’impegno e della lotta politica e della passione e il melograno, nel linguaggio dei fiori per il suo colore accceso, esprime amore ardente. Parallelamente un’altra valenza attribuita al frutto e alla pianta è quella di giustizia ed equilibrio.

    Clarita Kalimocio

    Seta di Alessandro Baricco e Gutturnio Colli Piacentini frizzante

    martedì, 24 febbraio 2009

    Il romanzo più famoso di Alessandro Baricco con il dolce frutto dei colli piacentini. Seta e Gutturnio uniti da una sfacciata e intensa fragranza

    Promettimi che tornerai, te lo prometto…

    Partiamo da qui per entrare subito nel senso del romanzo, nel cuore della narrazione. Una lei che prega un lui, banale forse scontato, intenso e commovente come ogni storia d’amore che si rispetti.

    Questa è una storia d’amore speciale, d’oltralpe e oltre il tempo. Non è nemmeno un romanzo, è una storia, non solo una storia d’amore, ma un incontro di emozioni, desideri, dolori e tanto altro per cui non esiste parola, non si trova descrizione.

    La storia è quella di Hervé Joncour che a fine ottocento, per necessità di economia e di mercato, è costretto a lasciare la moglie e viaggiare fino nel lontano Giappone per tener vivi i suoi commerci, la seta appunto. L’importazione del baco da seta, non contaminato nello specifico, tornerà altre quattro volte in questo viaggio attraverso terre sconosciute e lontane, fino a far approdare il protagonista nel villaggio in cui conosce una ragazza splendida, che in una leggerezza nebulosa diventerà la sua amante.

    Regna l’equilibrio tra le parti, l’esattezza nei gesti, la perfezione nei modi e nell’abbigliamento, il controllo delle emozioni e dei gesti in profondità: nostalgia per i sentimenti non vissuti, contemplazione della propria esistenza come uno spettacolo a cui assistere, inquietudine di Hélène, la moglie che lo attende a casa, rivelata prima dell’ultima partenza.

    Scrittura semplice, leggera, impercettibile, è costruita di vuoto e pieno, di silenzi e parole-suoni, di mezze pagine bianche e paragrafi brevi, di ombre silenziose in movimento e paesaggi assolati, degli sguardi seducenti e muti e delle mani di seta della ragazza di Hara Kei, da una parte, e della voce vellutata e suadente di Hélène, la moglie lontana dall’altra, di Oriente e Occidente.

    Vi sono spaccati descrittivi che se si chiudono gli occhi riescono a dare delle immagini dettagliate e affascinanti. Un epilogo finale doloroso ma intenso, un gesto al femminile coraggioso, di grande amore.

    Controverso il giudizio su questa storia, commovente per alcuni, “vuota” per altri, sicuramente intensa.

    Il vino abbinato? Gutturnio dei Colli Piacentini frizzante Doc Montesissa

    Rosso e frizzante, intenso e quasi “sfacciato”, come la storia raccontata è così sfacciata per l’epoca, intensa per emozioni e pericoli, dolorosa per le implicazioni.

    Rosso rubino come la passione ma contrapposto a un dramma che attraversa il mondo in senso letterale, raffinato ma “forte” e deciso. I riflessi violacei donano carattere a questo 2007 vivace e morbido al tempo stesso, ben equilibrato e adatto a accompagnarci nei nostri pasti quotidiani.

    Un vino senza troppe pretese, ma di compagnia, specchio della sua terra e ambasciatore dell’amore e della dedizione di chi lo produce per le proprie origini e per le proprie tradizioni.

    Clarita Kalimocio
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