Cantine (forse) Aperte 2015

Non amo polemizzare anche se, mi rendo conto, va tanto di moda. Non amo sottolineare le mancanze e i difetti organizzativi degli eventi ai quali partecipo, ...

Non amo polemizzare anche se, mi rendo conto, va tanto di moda. Non amo sottolineare le mancanze e i difetti organizzativi degli eventi ai quali partecipo, soprattutto se sono eventi legati al mio territorio. Preferisco di gran lunga parlare di quello che mi piace, ignorando il resto, lasciando al silenzio e all’anonimato il compito di dare una qualche forma a possibili giudizi negativi.

La 23esima edizione di Cantine Aperte in Lombardia però, mi costringe alle poche righe volutamente critiche che seguiranno senza, tra le altre cose, voler fare di tutto il vino un fiasco.

Un lunedì di ferie, spettacolo, e quale migliore occasione per impugnare il volantino di Cantine Aperte 2015 in Lombardia che presenta ben 4 giorni (30 e 31 maggio, 1 e 2 giugno) di visite e degustazioni nelle Cantine di Valtellina, Montevecchia, Valcalepio, Franciacorta, Montenetto-Capriano del Colle, Valtenesi-Garda Classico, Lugana, Colli Morenici Mantovani, Lambrusco Mantovano, San Colombano-Collina di Milano, Oltrepò Pavese.

Non sono uno sprovveduto e verifico subito che il lunedì è il giorno più “scoperto”, il volantino avverte che le visite sono solo pomeridiane e su prenotazione. Benissimo lo stesso, mi dico, vediamo cosa propone la zona Lugana. Alla fine in Lugana risultano 6 aziende aderenti all’iniziativa, di cui 4 sono disponibili nella giornata di lunedì. Per fare un altro esempio in Franciacorta le cantine aderenti sono 7 (più una distilleria) e solamente 2 disposte ad accogliere i visitatori di lunedì. Pochino… o no?

Per farla breve inizio un giro di telefonate, tra la sera prima e la mattina di lunedì, nel tentativo di prenotare almeno un paio di visite per il pomeriggio per me e per un mio amico. La prima cantina che chiamo è la Perla del Garda a Lonato, che riusciremo a visitare intorno alle ore 15.

La visita è esaustiva e completa, la cantina è giovane ma ben avviata, l’approccio alla manifestazione Cantine Aperte appare però distaccato, stanco, quasi disinteressato. Al telefono mi prospettano una possibile visita già in mattinata, cosa che mi avrebbe comunque fatto comodo, poi ritrattano, dicendo che sarebbe un problema, perché sì è Cantine Aperte ma ci sono anche esigenze aziendali da rispettare, infine fissiamo per le 15. Morale della favola entriamo, partiamo subito anche se devono arrivare altre persone, ci fermiamo perché le altre persone arrivano, visitiamo la cantina, degustiamo tre vini, alcune domande di rito, arrivederci.

La seconda Cantina che chiamo è Selva Capuzza di San Martino della Battaglia. Su questa non mi pronuncio. Conosco la cantina e apprezzo molto i vini che producono, ma durante l’incontro telefonico di domenica pomeriggio mi hanno informato che le visite sarebbero iniziate solo dopo le ore 17, troppo tardi per i miei programmi, e che avrei dovuto richiamare la mattina seguente per la prenotazione. Pazienza.

La seconda cantina che siamo riusciti a visitare non l’ho chiamata. Abbiamo deciso di passare direttamente a vedere se vi era la possibilità di visita con degustazione. Dopo la Perla del Garda ci siamo quindi diretti in zona Pozzolengo all’Azienda Agricola Cobue.

Ora non voglio dire che dobbiamo tutti stendere un tappeto rosso al passaggio del nostro pubblico, dei consumatori che ci conoscono, dei potenziali clienti di domani, ma il concetto di accoglienza non necessita di interpretazioni, o ce l’hai o non ce l’hai, impossibile riservarlo solo ad alcuni.

L’Azienda Agricola Cobue è accoglienza allo stato puro, e non è servito discutere per ore di rifermentazioni, accurate selezioni, appassimenti o Tocai che non si può più chiamare Tocai per capirlo.

Sorridi, già mi piaci! Aria di convivialità, spiegazioni e voglia di far conoscere i propri prodotti. La prima cosa che mi sento dire è: “se volete degustare tutti i vini è meglio partire da questo”. Assaggiamo nell’ordine un Brut e un non dosato da uve Chardonnay, il Lugana base, il San Martino della Battaglia da uve Tocai e il loro coraggioso Passito. Scegliamo noi di non bere oltre. Apprezzo particolarmente il San Martino della Battaglia e il non dosato.

Con il Lugana ci offrono un piatto di luganega al sugo, e come rifiutare un Lugana con luganega? Pane sui tavoli, salame, ciliegie alla fine.

Al limite della soddisfazione sensoriale, ci aggreghiamo a un piccolo gruppo di persone per la visita alla cantina. Piccola, ben tenuta, raramente sotterranea, rispettosa dell’ambiente e del territorio. Chiacchieriamo con i titolari, acquistiamo vino, stringiamo mani e penso, “devo tornare”.

Torno ora invece al senso di questo post, decisamente troppo lungo per i miei gusti, per una chiosa finale. La Tessera dell’Enonauta, acquistata nella prima cantina e necessaria alla partecipazione a Cantine Aperte 2015, costa 10 euro e vale per ben 12 ingressi in 12 aziende differenti. Peccato però che, o si sfruttano tutti e 4 i giorni della manifestazione, o (in un giorno) trovare anche solo 3 aziende aderenti nello stesso territorio di denominazione, diventa praticamente impossibile. A questo aggiungo che le Cantine non sono certo obbligare a partecipare, mettendo a disposizione i loro spazi, i loro vini e il loro personale, ma che se decidono di farlo, dovrebbero farlo al meglio, pensando prima di tutto al valore dell’accoglienza.

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