Bukowski, un vino da tavola?
Abbinare i libri di Charles Bukowski a una tipologia di vino sembra facile. In realtà non è così. Sotto l’apparenza delle cose si nasconde infatti una sorpresa
Un rosso importante imprigionato in un fiasco

Questa l’impressione che deriva dallo stile, dai racconti e dalla vita di un grande e discusso scrittore americano (anche se le sue origini erano tedesche).
Abbinare i suoi romanzi a un anonimo vino da tavola (con tutto il rispetto per la categoria) è anche sin troppo immediato.
Affiorano subito alla memoria le bottiglie consumate come boccate d’aria, gli squallidi locali e le compagnie di strada che ricorrono come un ritornello in tutte le sue pagine.
Ma vale la pena soffermarsi e “gustare” con attenzione.
Note inaspettate al naso
In degustazione il primo passaggio al naso deve avvenire a vino fermo. Da qui ci arrivano le prime sensazioni olfattive.
In un secondo luogo dobbiamo agitare, ruotandolo, il vino nel bicchiere, così che si ossigeni e sprigioni le note ancora nascose. Ecco che sentiamo qualcosa che c’era sin da prima, ma non riuscivamo a percepire. Profumi e sensazioni spesso inaspettati, complessi, ampi.
Quello che ci arriva al naso dopo aver agitato il bicchiere è Bukowski in purezza.
La sua narrativa senza compromessi, la poesia nascosta tra la spazzatura, l’etica e la morale che emergono e si mostrano proprio a partire dalla loro apparente assenza, sono gli indizi che ci svelano un rosso importante, corposo, strutturato e colorato, cammuffato sotto le mentite spoglie di un fiaschetto utile solo a procurarsi una sbronza.
Questo è un buon motivo per leggere Bukowski e assaggiare senza troppi preconcetti quello che abbiamo nel bicchiere.
Le sorprese d’altronde non si sa mai da che parte arrivano.
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